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Riscrivere la dispersione

Percorso di prevenzione della dispersione scolastica

Dettaglio: 4 gruppi classe
5 ore per gruppo classe rilevazione (ex ante, in itinere, ex post, ex post dopo alcuni giorni)
20 ore percorso di rafforzamento autostima ed autoefficacia – percorso già definito 
25 ore colloqui individuali
Consulenza del prof. ANDREA SMORTI
 
Percorso di rafforzamento dell'autostima e dell'autoefficacia
  • a scuola con o vi ricorderò per: gli incontri sono rivolti al gruppo dei pari, (nel primo caso si lavora sulle dinamiche relazionali per favorire la conoscenza, nella classe incipitaria del ciclo superiore; nel secondo caso si lavora sulla ri-strutturazione ed interpretazione dei meccanismi relazionali già in atto, nelle classi terminali della scuola media e nella seconda superiore). Giochi ed attività di conoscenza e fiducia, di cooperazione, di interpretazione positiva dei pari come rete e come risorse (con tecniche di apprendimento cooperativo).
  • i miei professori: gli incontri con questo titolo sono rivolti alla conoscenza dei propri docenti attraverso un’intervista strutturata preparata assieme agli stessi ragazzi/e partecipanti al progetto o alla risoluzione di eventuali problemi di relazione in essere tra docenti ed alunni (per la seconda superiore). Saranno utilizzate le nuove tecnologie.
  • mi piace l’intervallo: le discipline: questi incontri sono rivolti a cercare di individuare i punti fondanti, la logica e la funzione pratica rivestita dalle varie discipline, cercando di evidenziarne la struttura in termini di contenuti e di (dove “pratica” non indica un opposizione rispetto a teorico, piuttosto una possibilità di applicazione di quanto appreso nella propria vita)
  • il metodo di studio/prepararsi al mostro (il doppio titolo è ovviamente riferito ai ragazzi/e di terza media che avranno il secondo titolo, il mostro è l’esame…): qui si tratta di un’azione ovvia che però, purtroppo, spesso non è fatta in nessun ordine e grado di scuola (se non a volte in modo teorico e senza esemplificazioni e/o dimostrazioni concrete), ovvero del rafforzamento delle competenze sul processo (come si studia concretamente, con alcune dimostrazioni pratiche e relativa verifica);
  • imparerete e dopo? (in questo caso si biforca il percorso: nelle classi di prima e seconda superiore il titolo è il primo, nelle classi di terza media il titolo è il secondo): per quanto riguarda il gruppo di prima e di seconda superiore il tema sarà quello di anticipare i contenuti più interessanti, ma anche quelli strategici relativi ad ogni disciplina per l’anno che dovranno affrontare (anche in questo caso sarebbe fondamentale l’apporto dei docenti) secondo un approccio per cui la capacità di apprendimento migliora notevolmente se si suscita curiosità e se i nuovi contenuti possono essere agganciati a qualcosa di noto; per quanto riguarda invece i ragazzi di terza media questo  ultimo incontro avrà invece la funzione di orientare.
Tra le nostre pubblicazioni ti consigliamo:
 
    Il futuro in giallo   Genitori di ragazzi che scelgono

Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta an che noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado. Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

Partecipazione

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della...
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Formazione

La spiegazione è il metodo standard della lezione. Nella lezione l'insegnante spiega e lo studente ascolta e assorbe. Questo metodo è stato spesso criticato dal momento che è basato...
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Orientamento

MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE - Atti di Indirizzo del 6 agosto 1997: Direttiva n. 487 - DIRETTIVA SULL'ORIENTAMENTO 
DELLE STUDENTESSE E DEGLI STUDENTI...
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