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Introduction to the call for contributions on narrative guidance

Chiamata a contributi - Call for contribution

The narrative guidance is a new counseling method that aims at the subjects empowerment and it has been defined, in particular, as a "competences training ground " in relation to its capacity of facilitating the development of those competences that were named "life skills" as specifically defined by the WHO (World Health Organization) – thus becoming a reference point for the cross-sectors competences and key competences as they are defined by the European Union and by the correspondent Italian translation.

The "basic core" of life skills includes the following skills and competences:

1. Decision making: a competence helping to face in a constructive way the decisions one has to take in different moments in life.

2. Problem solving: this capacity allows to face the problems in life in a constructive way.

3. Creative thinking: it acts in synergy with the above mentioned competences, enabling the exploration of possible alternative solutions and consequences deriving from doing or not doing certain actions. It helps to look beyond the direct experience and to respond in an adaptive and flexible way to everyday life situations.

4. Critical thinking: it is the ability to objectively analyze the relevant information and experiences. It helps recognizing and evaluating those factors that influence attitudes and behaviors.

5. Effective communication: verbal and non-verbal expression abilities appropriate to cultural environment and different situations: to be able to express opinions and desires, needs and fears and, in case it is necessary, to be able to ask for help and advice.

6. Interpersonal relationship skill: it helps to interact with the others in a positive way, managing to create and keep friendly relationships that can be very relevant both for mental and social health.

7. Self-awareness: that is, recognition of one-self, of one's own nature, of one's own strengths and weaknesses, of one's own desires and intolerances.

8. Empathy: ability to envisage how life can be for someone else even in unfamiliar situations. Feeling empathy can help accepting the "others"; this can help improving social interactions for example in the context of ethnical or cultural differences.

9. Coping with emotions: it involves acknowledging emotions within ourselves and in the others; the awareness of how emotions influence behavior and the capacity of responding to them in an appropriate way.

10. Coping with stress: it consists in recognizing the stress sources in everyday life, in understanding how they "affect" us and thus behaving so as to control different stress levels.

The narrative guidance method has been developing tools which allow to work on guidance competences of people: i.e. to be able to choose, to make projects, to face difficulties, to be able to give meaning and order to actions.

These competences can be useful to people for all their life long in every place and field, from the field of educational training to the professional one and to the existential one tout-court. This method starts taking impulse form different branches of learning as for example form the research in narrative pedagogy, literary theory, cultural psychology, sociology of everyday life, anthropology, neuroscience, narrative medicine, storytelling management.

The narrative guidance is a method of training guidance that can be placed in the context of quality methods as opposed to directive ones, as they are based on the user. Its aim is the empowerment of people, that is to say the development of their skills, picking out their aims and finding resources to reach them. This method overturns the normal counseling methods because it does not enforce changes on the subjects involved, but it aims to develop in the subjects competences to let them be autonomous towards the changes and generally speaking towards the control of their own existence.

The narrative guidance can be translated in an effective way with a continuous process of production of narrative texts, as for example: written and spoken tales, story boards, collages, sequences of photographs, drawings and multimedia products.

The narrative guidance gives answers to some objectives that seem to be indefeasible nowadays and the way the method works to reach them is an economical and very attractive one for the users.

 

The method is very natural and integrated with the human thought and its first objective is the empowerment of the involved subjects. It is about the experience of the human being in its own uniqueness and historical authenticity so it is destined to be one of the fundamental axis of the pedagogy of these years.

"In a educational system where assessed and certified competences are more and more important, the narrative tools are the basis to help people to see themselves and to narrate themselves while acting, and while understanding the world around them." (form, F. Batini e S. Giusti, L'orientamento narrativo a scuola, Trento, Erikson, 2008).

The method has reached its maturity and so it is ready for an international comparison, that can foster new impulses, new applications and the possibility to build an international community composed by professionals along with the opportunity to use a study and a practice that overcome the cultural and linguistic barriers (the stories).

We think that this method represents an efficient tool to pursue the key competences and to develop the long life guidance and the search of sense.

testo di Federico Batini, traduzione di Giusi Nibbi e Lucia Mennella

Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta an che noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado. Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

Partecipazione

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Formazione

La spiegazione è il metodo standard della lezione. Nella lezione l'insegnante spiega e lo studente ascolta e assorbe. Questo metodo è stato spesso criticato dal momento che è basato...
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Orientamento

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