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Il Cantiere Narrativo sarà svolto ad Arezzo

Nuove mappe per il territorio - Strumenti di ricerca e di intervento in ambito interculturale. Il cantiere è pensato come un laboratorio sulle metodologie per la progettazione e l'attuazion e di ricerche e di interventi in ambito interculturale, applicabili nelle pratiche lavorative quotidiane.

Il laboratorio è rivolto a studenti e ad operatori della scuola, delle pubbliche amministrazioni e in generale dei settori culturale, sociale e sanitario che nutrono un interesse per le tematiche interculturali e intendono confrontarsi e approfondire le questioni metodologiche che riguardano la progettazione e la conduzione di ricerche e di interventi sul territorio.

Per quanto riguarda i temi, il cantiere tratterà alcuni aspetti teorici della metodologia, ma privilegerà i contenuti operativi della ricerca, dell'intervento e dell'analisi, ponendo attenzione agli ambiti applicativi quotidiani e valorizzando le esperienze dei partecipanti.

Per quanto riguarda le modalità di conduzione, esso comprenderà sia dei momenti di esposizione da parte dei conduttori, in particolare per quanto riguarda la presentazione di alcune metodologie di ricerca e di analisi del discorso, sia degli spazi per il lavoro in gruppo e il confronto tra i partecipanti. Le modalità di lavoro previste sono rivolte a valorizzare le differenti risorse portate dai partecipanti, in termini di saperi e di esperienze, e a favorire lo scambio, il confronto e la cooperazione all'interno del gruppo, allo scopo di ampliare i propri repertori di obiettivi e di strategie per la progettazione e l'attuazione della ricerca e dell'intervento in ambito interculturale.

Il cantiere si articolerà in quattro sessioni.

La prima sessione sarà dedicata alla presentazione del cantiere e dei partecipanti, considerando, in particolare, i saperi e le esperienze che essi ritengono di potere condividere con il gruppo; saranno inoltre ascoltate le aspettative dei partecipanti rispetto al cantiere.

La seconda sessione sarà rivolta alla progettazione di una ricerca-intervento in ambito interculturale. A partire dalla considerazione dei diversi ambiti, disciplinari, professionali ed operativi, nei quali e attraverso i quali può essere pensata una ricerca-intervento interculturale, sarà presentata una cornice per la progettazione di ricerche-intervento. La sessione si articolerà in lavori di gruppo finalizzati ad elaborare dei progetti di ricerca-intervento, a partire da materiale stimolo e da griglie di lavoro portati dal conduttore del cantiere. Il lavoro di progettazione sarà la base per formulare delle considerazioni sugli impliciti teorici dell'idea di intercultura e delle scelte metodologiche attuate nella definizione del progetto.

La terza sessione sarà rivolta ai metodi qualitativi di analisi del discorso e si articolerà nel lavoro di analisi, svolta in piccoli gruppi, del materiale discorsivo (testi, trascrizioni di interazioni, narrazioni) messo a disposizione dal conduttore del cantiere. Il lavoro dei gruppi sarà utile per considerare alcuni aspetti metodologici dell'analisi del discorso applicata alla ricerca interculturale.

La quarta sessione sarà dedicata alla valutazione dell'esperienza svolta all'interno del laboratorio, per quanto riguarda i contenuti trattati, le modalità di lavoro e gli aspetti relazionali. Si valuteranno anche le possibilità di applicazione delle metodologie trattate agli ambiti operativi quotidiani dei partecipanti.

Animatori del cantiere:
Animatore: Valentina Schiavinato. Laureata in Psicologia e dottore di ricerca in Psicologia Sociale e della Personalità presso l'Università di Padova, dove collabora da anni alle attività di ricerca del Laboratorio "Interaction and Culture" e del CIRSSI (Centro Interdipartimentale di Ricerca e Servizi per gli Studi Interculturali). I suoi ambiti di ricerca sono la comunicazione interculturale nei servizi pubblici, le pratiche interculturali nei contesti istituzionali e quotidiani e i processi di posizionamento identitario, con particolare interesse alle questioni metodologiche.

Supervisione: Prof. Giuseppe Mantovani. Professore ordinario di Psicologia Culturale e di Opinioni ed Atteggiamenti nella facoltà di Psicologia, direttore del Laboratorio "Interaction and Culture" del Dipartimento di Psicologia Generale e co-direttore del CIRSSI (Centro Interdipartimentale di Ricerca e Servizi per gli Studi Interculturali), dell'Università di Padova. I suoi temi di ricerca sono i metodi qualitativi nelle scienze sociali, l'analisi critica del discorso e la comunicazione interculturale.

Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta an che noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado. Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

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