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Creare presentazioni efficaci

di Simone Cini

Le presentazioni utilizzate in aula sono uno strumento efficace di cui, frequentemente, si abusa. La maggior parte delle persone che devono svolgere una lezione si avvale di computer e proiettore per affiancare il proprio insegnamento quando, nella maggioranza dei casi, questo potrebbe essere benissimo svolto con l'utilizzo di lavagna a fogli mobili e poco altro.

Ma sono parole scritte sull'acqua che scorre. Avere a disposizione qualcosa come le slide offre troppa sicurezza in più al docente e, soprattutto se si tratta di persone alle prime armi, l'idea di avere un filo logico così strutturato a disposizione alletta e tranquillizza.

Quindi, viste le premesse, meglio lavorare bene ed utilizzare le presentazioni nella maniera più opportuna.

Gli errori su cui facilmente si inciampa sono:

  • Utilizzare presentazioni lunghissime;
  • utilizzare le slide come sostegno per il docente e non per l'apprendimento;
  • i contenuti delle presentazioni ricalcano fedelmente quanto dirà il docente;
  • densità di parole;
  • densità di effetti speciali;
  • colori e sfondi che disturbano la visione dei partecipanti;
  • ...

Prima di tutto dobbiamo tener di conto che le presentazioni elettroniche che proietteremo sono soltanto strumenti ed in quanto tali sostituibili con qualunque cosa. Quello che andrò a proiettare posso benissimo tradurlo su una lavagna a fogli mobili o altro.

Ma se proprio non ne potete fare a meno pensate che le vostre presentazioni andranno pensate e preparate.

Prima di tutto buttate giù le vostre idee sul cartaceo, accumulate idee e fate una sorta di brain storming. Non vi preoccupate se alcune cose vi sembrano "strampalate", magari potrete usarle per inserire qualcosa che spezza con la monotonia e ricattura l'attenzione dei partecipanti.

Eliminate il superfluo e anche buona parte di ciò che superfluo non è. Per la prima parte ricordate che il vostro compito è quello di passare contenuti, conoscenze, idee e non quello di far passare il tempo. Per quanto riguarda la seconda parte pensate che se inserite tutto quello che sapete rispetto all'argomento nella presentazione qualunque domanda potrebbe mettervi in difficoltà. Diciamo quindi che il 60/70 % finirà nella presentazione ed il resto lo userete per integrare e rispondere alle domande dei partecipanti.

Pensate all'apertura, alla chiusura e a qualche storia da inserire nel mezzo. Le persone ricordano meglio quando riescono a collegare quello che ascoltano a eventi vissuti, a facce, a dialoghi. Se le storie che racconterete (vere o verosimili) saranno puntuali e, possibilmente, divertenti (non sottovalutate mai il potere del sorriso) sarà più facile catturare i partecipanti, alleggerire la loro esperienza con voi e concludere in bellezza. La chiusura non deve essere assolutamente sottovalutata, al ristorante un pessimo dolce o un pessimo caffè potrebbero rovinarvi il ricordo di un buon pasto.

Non parlatevi addosso. E' un errore comune di chi deve parlare davanti ad un pubblico.

Chi è davanti a voi ha quasi sicuramente meno dimestichezza di voi con gli argomenti che state trattando quindi cercate di utilizzare termini semplici e comprensibili (non banali).

A questo punto avete tutto per trasferire in elettronico la vostra presentazione.

Ancora alcune cose da ricordare durante la realizzazione e l'utilizzo della presentazione:

  • Cercate la bellezza, la linearità e la semplicità
  • Utilizzate la regola del 5/5: in ogni slide massimo cinque righe di cinque parole
  • Cercate immagini evocative e mettetele nel posto giusto e che compaiano al momento giusto. Immagini brutte, sgranate e messe a caso penalizzano il vostro lavoro.
  • Cercate di tenere in mente la sequenza di diapositive, chi vi ascolta si accorge di tutte le vostre incertezze (qualcuno anzi attende un vostro cenno di debolezza).
  • Non leggete e non ripetete quello che è scritto nella slide. Quello già lo leggono da soli voi dovete aggiungere e raccontare cose.

Animazione

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Partecipazione

di Michela Alviani

La partecipazione alla società ha inizio nel momento in cui il bambino viene al mondo, e si scopre capace di influenzare gli eventi con il pianto e con i gesti. Il grado e la natura di tale influenza variano in relazione alla cultura o alla particolarità della famiglia in cui egli viene a trovarsi.

Dunque, partecipare fin da piccoli si può, basta trovare la strategia e gli strumenti appropriati per coinvolgere e stimolare i bambini. Chiaramente va posta attenzione a non attribuire loro il ruolo di adulti, rendendoli partecipi di troppe iniziative che magari non sono alla loro portata. (Lorenzo,1998; Rossi, 2005)

I bambini hanno una peculiare attitudine alla ricerca e alla progettualità, mostrano sensibilità ai bisogni dei più deboli e dei diversi, sono dei suggeritori continui di interessi. Inoltre, possiedono una naturale capacità di coinvolgere altre fasce di età ed altre categorie sociali, fungendo da catalizzatori nei processi partecipativi.

Assumere come punto di partenza lo sguardo, il pensiero, la parola, il gesto di un bambino, avvicinarsi al suo linguaggio verbale, visivo e corporeo, possono rendere alcune situazioni molto più semplici di come appaiono all'occhio adulto.

È meraviglioso osservare come coloro che sono considerati minori, in quanto ad età, siano capaci di mettere in difficoltà i grandi con la loro essenzialità di linguaggio, meravigliandosi, inoltre, per l'incapacità degli adulti di agire, di pensare alle piccole cose e di risolvere i problemi tramite azioni semplici.

È dunque importante quanto mai necessario assicurare il diritto di partecipazione dei bambini a tutte le questioni che riguardano la loro vita, nel gioco come nello studio, in famiglia come nella società. Ma questo può essere garantito dalle Agenzie educative che del bambino si occupano sin dalla primissima infanzia. Deve essere programmato un percorso di crescita che miri all'autodeterminazione del bambino, un processo mirato a rendere capace il soggetto di esercitare influenze sulla propria vita, di compiere scelte, di accogliere il punto di vista altrui e di saper trovare soluzioni pratiche ed immediate a situazioni problematiche. (Batini, Capecchi, 2005)

La partecipazione dei bambini alla vita sociale e scolastica può avvenire a vari livelli e si può manifestare in molteplici forme. Roger Hart, esperto internazionale dei diritti dell'infanzia e della partecipazione, nel 1991 ha elaborato una Scala che misura il grado in cui i bambini vengono coinvolti dagli adulti.

I livelli della Scala della Partecipazione sono otto, raggruppati in due aree, quella della Partecipazione e quella della Non-partecipazione. I primi tre livelli rappresentano forme illusorie di coinvolgimento e riguardano quelle situazioni in cui gli adulti utilizzano i bambini per un proprio tornaconto, per rafforzare un'idea o per fungere da simboli durante incontri pubblici. Entrando, invece, nel merito dei modelli di partecipazione vera e propria, si passa a quelle situazioni in cui i bambini sono investiti di un ruolo all'interno di un progetto, vengono consultati, possono partecipare alla condivisione degli obiettivi e alle decisioni operative del progetto stesso. Il più alto livello di partecipazione si raggiunge quando i progetti sono pensati e gestiti dai giovani i quali coinvolgono gli adulti, dando vita ad un ribaltamento di ruoli. (Hart, 1992)

Riferimenti:

Batini, F., Capecchi, G. (a cura di, 2005), Strumenti di partecipazione. Metodi, giochi e attività per l'empowerment individuale e lo sviluppo locale, Eickson, Trento.

Hart R., (1992), Children's participation. From tokenism to citizenship, Innocenti Essays n°4, UNICEF, Istituto degli Innoce nti, Firenze.

Lorenzo R., (1998), La città sostenibile. Partecipazione, luogo, comunità, Eleuthera, Milano.

Rossi F., (2005), Di chi è la scuola? La partecipazione responsabile dei bambini, Carocci Faber, Roma.

michelalviani@gmail.com

 

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