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Orientamenti

Pratika è stata presente ad ABCD Salone italiano dell’educazione, la principale piazza italiana in materia di educazione, tenutasi dall'11 al 13 novembre a Genova. La manifestazione, a cui hanno partecipato oltre 100 espositori, si è svolta su una superficie espositiva di circa 14mila metri quadrati e ha visto affluire decine di migliaia di visitatori fra studenti, docenti e rappresentanti delle istituzioni. Molto positiva l’affluenza allo stand allestito dalle associazioni Pratika e L'Altra Città di Grosseto, in particolare in occasione dei due laboratori promossi rivolti agli insegnanti sull'orientamento narrativo che hanno riscosso un'ottima partecipazione. In questo sensola Regione Liguria ha avviato contatti con le due associazioni toscane per lo sviluppo del metodo anche nella Regione Liguria.

Nell'ambito del Salone si è tenuto anche il II Forum Internazionale dell'Orientamento, uno dei più rilevanti appuntamenti del settore a livello internazionale. Il direttore di Pratika, Federico Batini, ricercatore all'Università di Perugia, ha tenuto una relazione applauditissima dal titolo Strumenti per l’orientamento narrativo, registrando un enorme consenso e ricevendo richieste di intervento da tutta Italia sulle metodologie di formazione legate all'orientamento narrativo. Nel suo intervento Batini ha riferito anche di importanti progetti sperimentali attuati nel territorio toscano,  grazie anche alla collaborazione del professor Andrea Smorti (preside della facoltà di Psicologia di Firenze), volti a prevenire il disagio e la dispersione scolastica, nel corso dei quali è stato sperimentato, per la prima volta, il metodo della riscrittura progressiva di James Pennebacker. I risultati sono stai raccolti nel volume Riscrivere la dispersione, di cui sono in corso le prime traduzioni per alcune case editrici straniere.


www.abcd-online.it e www.forumorientamento.it

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Associazione Pratika interviene al

Forum dell'OrientamentoL'idea di un secondo forum che fosse il seguito ideale del I forum nazionale sull'Orientamento, tenutosi a Genova nel 2001, nell'ambito del Salone Formula, è nata all'interno della rete nazionale di diffusione dell'orientamento cui partecipano numerosi enti ed associazioni di rilevanza nazionale tra cui la Regione Liguria - Agenzia Liguria Lavoro, l'ISFOL e l'Università degli Studi di Genova.

Il forum del 2001 aveva visto la nascita della Carta di Genova che è divenuto un importante memorandum per tutti gli operatori. Gli obiettivi che il documento si proponeva erano: la creazione di un sistema di orientamento, lo sviluppo e il riconoscimento delle professioni dell'orientamento, la diversificazione delle azioni di orientamento e della loro efficacia, dare continuità alla riflessione collettiva sull'orientamento.

Questi obiettivi restano ancora oggi da perseguire in pieno anche se molto lavoro è stato fatto e si sta facendo in questo senso. Il Forum di Genova del 2009 che si tiene nell'ambito del Salone Orientamenti, vuole riprendere e approfondire il discorso, con un ampio respiro internazionale, e fare il punto su cosa è stato fatto e su cosa è ancora da fare per raggiungere pienamente gli obiettivi della Carta di Genova, eventualmente stabilire nuove prospettive e obiettivi.

 

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Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta an che noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado. Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

Partecipazione

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Formazione

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