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Diritto-dovere all'istruzione: Pratika interviene alla "Giornata In-formativa" sulla valutazione delle competenze

rifugioGiovedì 17 dicembre a Pisa, presso l'auditorium del Centro polifunzionale di via Silvio Pellico si terrà la giornata informativa Valutazione delle competenze e messa a livello. Verso un possibile modello di riferimento, pensata alla luce della disciplina che la Regione Toscana ha attuato nell'ultimo anno sul fronte dell'obbligo di istruzione. La giornata ha lo scopo di condividere l'esperienza realizzata nell'ambito di RI.FU.GIO. (riscrivere il futuro dei giovani), il progetto di "messa a livello" nato da un modello ideato da Pratika.

Diritto-dovere all'istruzione: Pratika interviene alla "Giornata In-formativa" sulla valutazione delle competenze

rifugioGiovedì 17 dicembre a Pisa, presso l'auditorium del Centro polifunzionale di via Silvio Pellico si terrà la giornata informativa Valutazione delle competenze e messa a livello. Verso un possibile modello di riferimento, pensata alla luce della disciplina che la Regione Toscana ha attuato nell'ultimo anno sul fronte dell'obbligo di istruzione. La giornata ha lo scopo di condividere l'esperienza realizzata nell'ambito di RI.FU.GIO. (riscrivere il futuro dei giovani), il progetto di "messa a livello" nato da un modello ideato da Pratika. RI.FU.GIO. è in svolgimento dal marzo scorso, grazie alla collaborazione tra 4 istituti scolastici  superiori della provincia di  Pisa e 4 agenzie formative toscane accreditate, tra cui Pratika, che esporrà la metodologia didattica e il sistema di valutazione delle competenze impiegati nel progetto.  Ospiti l'Assessore provinciale al lavoro Anna Romei, l'Assessore  provinciale all'istruzione Miriam Celoni, il Dirigente  regionale dell'area formazione Elio Satti.

 

17 dicembre 2009 Giornata inFormativa - Agenda della giornata

9.30 - 10.00 registrazione dei partecipanti

10.00 - 10.30 introduzione ai lavori - Anna Romei Assessore al lavoro, formazione, welfare, associazionismo e terzo settore, pari opportunità, Miriam Celoni Assessore all’istruzione, edilizia scolastica e progetti decentrati del sistema universitario

10.30 - 10.50 “Il modello toscano di istruzione e formazione nel diritto-dovere” - Elio Satti Dirigente Regione Toscana

10.50 - 11.10 “Raccordo tra il sistema scolastico e sistema regionale dell’istruzione e formazione nel diritto-dovere” - Roberto Bandinelli Ufficio Scolastico RT

 

Facilitare lo sviluppo di competenze: metodi e strumenti usati nel progetto Ri.Fu.Gio.

11.10 - 11.25 progetto Ri.Fu.Gio.: presentazione - Agenzia Fo.ri.um.

11.25 - 11.40 la metodologia didattica per il progetto - Agenzia PratiKa

11.40 - 11.55 il portale come strumento di condivisione e archiviazione - Agenzia Formatica

11.50 - 12.10 i rapporti con il mondo del lavoro - Agenzia Cescot

12.10 - 12.25 l’ esperienza vista dalle scuole – IPSSAR “G. Matteotti”

12.25 - 13.00 Dibattito

13.00 - 14.15 light lunch

Focus on: “La valutazione delle competenze ed il sistema della messa a livello. Studio di un possibile modello di riferimento”

14.30 - 14.50 Sistema di valutazione e certificazione delle competenze nel biennio superiore. Esperienze ed applicazione del D.M.139/07. - Mauro Di Grazia Presidente CIPAT

14.50 - 15.10 “Competenze di base e modello toscano” - Antonella Mastrogiovanni INVALSI

15.10 - 15.30 l’ esperienza della valutazione delle competenze nel progetto Ri.Fu.Gio. - Agenzia PratiKa

15.30 - 15.50 sintesi delle criticità emerse presentazione del nuovo avviso pubblico provinciale - Giorgio Quarta Provincia di Pisa

15.50 - 16.30 Dibattito

16.30 conclusioni - Elio Satti Dirigente Regione Toscana

 

Interverranno Ufficio Scolastico Regionale e Ufficio Scolastico Provinciale

Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta an che noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado. Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

Partecipazione

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Formazione

Porsi obiettivi non è facile e frequentemente le persone si ritrovano ad abbandonarli. Questo succede, il più delle volte, perchè un obiettivo è poco realistico o perchè non si riesce a definire le tappe con cui raggiungerlo. Ci viene in aiuto l'acronimo SMART. Con questo acronimo viene sintetizzato il metodo che in The Practice of Management, volume del 1954 di Peter Drucker (http://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Drucker), propone riguardo agli obiettivi. Leggi tutto  

Orientamento

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