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Homofobicus? No! Homosapiens!

Percorsi di prevenzione e contrasto del bullismo omofobico a scuola

Il Progetto, proposto dall’Associazione Pratika, finanziato dall’Amministrazione Provinciale di Arezzo,  con il contributo dell’Amministrazione Comunale di Arezzo - Assessorato Politiche Giovanili, con il coinvolgimento 15 classi degli Istituti Statali Superiori “Fossombroni” e “Piero della Francesca” ed il Liceo Scientifico “Francesco Redi” di Arezzo, con la collaborazione della sezione Aretina di PROTEO mira a ridurre il disagio di studenti e studentesse omosessuali e di abbassare il grado di violenza omofobica, psichica e fisica, nelle scuole oggetto dell’intervento.

 
Le azioni promosse tendono a prevenire la violenza ed il bullismo a scuola attraverso la diffusione di informazioni e conoscenze sull’argomento e aiutando gli insegnanti ad intervenire con strumenti opportuni ed efficaci. A tale scopo verranno organizzati:
 
  • Un percorso di formazione per operatori - Articolato in 5 incontri di 4 ore, il percorso è finalizzato alla conoscenza dei contenuti scientifici fondamentali necessari ad interventi di questo tipo, alle normative che regolano i comportamenti omofobici nella scuola, alla gestione non direttiva dei gruppi, alle tecniche di facilitazione, alle modalità operative per lavorare in ottica preventiva (stigmi legati al linguaggio, comportamenti acquisiti…).
  • Percorsi di formazione e sensibilizzazione in classe - ue operatori professionali durante 2 incontri di 2 ore per ogni classe coinvolta nel progetto,forniranno informazioni qualificate sull’identità sessuale, sui percorsi di riconoscimento del proprio orientamento, su eterosessualità ed omosessualità e sull’omofobia. Saranno inoltre realizzate “attivazioni” (giochi, test, case studies) per sperimentare e comprendere l’omofobia e ridurre la diffusione dello stigma sociale associato alla diversità. L’intervento sarà condotto attraverso l’utilizzo di materiali didattici già sperimentati (in altri contesti locali) e materiali informativi saranno lasciati alla classe per eventuali riflessioni successive.
  • Percorso di formazione e aggiornamento insegnanti - l modulo di informazione, sensibilizzazione e aggiornamento per gli insegnanti si pone l’obiettivo  di aumentare le conoscenze sul tema dell’orientamento sessuale e sulla diffusione del bullismo legato all’omofobia. Si prevedono quattro incontri di tre ore ciascuno, con docenti esperti ed un tutor. Il corso prevede la partecipazione di una ventina di insegnanti. Ai partecipanti saranno distribuiti materiali didattici da utilizzare a scuola e saranno fornite competenze per intervenire sia sul lato della prevenzione che su quello dell’intervento diretto nei casi di violenza.
  • Punto di ascolto - Un operatore/operatrice sarà disponibile per tre ore, con cadenza settimanale, all’ascolto e al sostegno individuali., raggiungibile sia telefonicamente che fisicamente presso l’Informagiovani. La presenza dell’operatore sarà anche l’occasione per distribuire materiale informativo e per fornire direttamente informazioni sui temi dell’orientamento sessuale e dell’omofobia.
 
Le iscrizioni ai corsi per operatori e per insegnanti possono essere effettuati compilando il modulo che potete scaricare da questa pagina ed inviandolo via fax al numero  0575 355966 - SCARICA MODULO
 
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Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta anche noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado. Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

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