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L'Isola sconosciuta

Percorsi di accoglienza ed orientamento per le scuole medie superiori ed inferiori

L'isola sconosciuta

Il progetto si rivolge a 6 gruppi classe  tre delle medie inferiori (due istituti coinvolti) e tre delle medie superiori (due istituti coinvolti). Ognuno dei gruppi classe usufruirà di un intervento di 30 ore: 6 incontri da 5 ore. Sono previste tre azioni: un’azione rivolta ai ragazzi delle scuole superiori (ripetuto per le tre classi), un’azione rivolta  ai ragazzi delle scuole medie (ripetuta per le tre classi) ed un’azione rivolta ai genitori.
Per quanto riguarda le superiori il percorso è centrato sull’ARTE DELLA FUGA.
  • Per quanto riguarda le medie inferiori il percorso è centrato intorno alla figura emblematica (ed estremamente gradita ai ragazzi/e) di Harry Potter.
  • L’elemento comune sarà IL RACCONTO DELL’ISOLA SCONOSCIUTA di  Saramago attraverso il quale si espliciterà il processo decisionale rispetto al futuro.
  • I percorsi qui presentati sono stati elaborati dalle due agenzie e presentati per la prima volta (dopo una sperimentazione monitorata e valutata) al convegno nazionale sull’orientamento narrativo LE STORIE SIAMO NOI (aprile 2007).
  • L’azione rivolta ai genitori sarà strutturata in una serie di seminari per i quali si è richiesta anche la collaborazione delle scuole coinvolte e dell’Ufficio Scolastico Provinciale (collaborazione accordata) e per i quali ci si avvarrà anche della collaborazione della docente di Adolescentologia dell’Università di Firenze, prof.ssa Sara Ciacci e del prof. Andrea Smorti (ordinario di psicologia dello sviluppo all’Università di Firenze).
I PUNTI DI FORZA DEL PROGETTO
La consulenza scientifica del prof. Andrea Smorti (ordinario di psicologia dello sviluppo all’Università di Firenze), l’esperienza dell’agenzia titolare nell’erogazione di orientamento attraverso la metodologia narrativa, l’integrazione ottimale di risorse e competenze tra le due agenzie proponenti, le precedenti collaborazioni, coronate da successo, delle due agenzie proponenti, l’utilizzo di percorsi strutturati e completi di schede di attività (materiali didattici originali e specifici) tarati sull’età di riferimento e sul livello scolare (già testati in preparazione del convegno LE STORIE SIAMO NOI), la collaborazione della Pro.ssa Sara Ciacci che ha già ottenuto un rilevante successo nei seminari per genitori del progetto INSIEME rete contro la dispersione scolastica (fino al 100% del massimo livello di gradimento e interesse tra i partecipanti), il coinvolgimento degli enti e delle istituzioni territorialmente più significative in ordine all’orientamento, la specificità del titolare che fa dell’orientamento la sua area di attività più rilevante e specifica anche in termini di competenze interne, la formazione continua degli operatori interni alle due agenzie, l’ottimo livello di integrazione con gli istituti scolastici coinvolti che hanno già apprezzato la competenza delle due agenzie in ordine all’orientamento.
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Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta anche noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado. Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

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