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Cittadiniamoci

Indice
Cittadiniamoci
Campagna di sensibilizzazione
Il libro e la mostra
Seminari ed altre iniziative
Tutte le pagine
11
Il progetto nasce dalla riflessione che "essere cittadino" oggi non comporta più, necessariamente, un processo di coscientizzazione e di partecipazione dinamica alla vita sociale e politica della propria quotidianità. Come il concetto di democrazia non presuppone più l'idea di partecipazione al dibattito e alle decisioni politiche da parte di tutto il popolo e risulta necessario ricordare e rafforzare l'idea di partecipazione insita originariamente nelle pratiche democratiche, arrivando al paradosso di dover parlare di democrazia partecipativa (per distinguerla da quella più diffusa, che partecipativa non è); così l'idea di cittadinanza chiede di essere esplicitamente rafforzata dall'attributo "attiva". All'interno dell'attuale contesto storico e politico, promuovere una cultura di cittadinanza attiva vuol dire partire da ciò che si intende per cittadinanza, senza dare per scontato il fatto che tale concetto sia portatore di pratiche di partecipazione attiva. La cittadinanza, in quanto appartenenza allo stato nazione, non è infatti, ormai più, lo specchio istituzionale che rappresenta le nostre società. Viviamo in un contesto dove le diversità compongono identità plurime: per appartenenza di genere, linguistica, di censo, di luogo di residenza, di credo religioso, ed altre ancora. Contemporaneamente le forme di comunicazione si diversificano, si moltiplicano ma nelle forme più diffuse si semplificano, negando la complessità della realtà. Al tempo stesso sbiadiscono i valori fondamentali della società, il patto di solidarietà implicito in ogni forma di convivenza civile.
Secondo Paul Ginsborg i requisiti della democrazia sostanziale sono:
  • Libertà civili (di espressione, di organizzazione, di protesta)
  • Stato di diritto, in cui tutti i cittadini sono trattati allo stesso modo, e il classes flow, cioè il percorso del processo legale è sicuro, si può portare a compimento
  • Esiste l'autonomia della magistratura
  • Società civile libera e pluralistica, con i mass media liberi e plurali. Cioè i mass media con una pluralità di proprietà e di opinioni espresse.
  • Controllo sulle forze armate da parte del governo civile.
Per la costruzione di una cittadinanza attiva crediamo che vi sia una parola chiave su cui focalizzare l'attenzione, ossia
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 INFORMAZIONE, una parola che scomposta rimanda a tre concetti: informazione, formazione e azione (seguendo in questo un'idea di Eugenia Montagnini).
I percorsi di cittadinanza attiva sono proprio questo: percorsi che conducono il cittadino da un livello di mera informazione ad un livello di azione e di partecipazione, passando attraverso un livello di destrutturazione e reinterpretazione dell'informazione che si struttura a partire dalla formazione. In tal modo il cittadino apprende un metodo per accostarsi alla realtà, lasciandosi coinvolgere consapevolmente nel turbinio della partecipazione. In tal senso, la formazione diviene la dimensione nella quale la persona problematizza l'informazione che riceve, la verifica, la contestualizza e la pone in relazione con il suo ambito di vita, le sue relazioni e il suo stile di vita e di consumo.

OBIETTIVI GENERALI DEL PROGETTO
  • Sviluppare una coscienza civile e democratica;
  • Promuovere e sostenere la partecipazione dei cittadini alla vita del territorio;
  • Attuare i diritti riconosciuti dalle leggi per favorire il riconoscimento di nuovi diritti;
  • Sviluppare nei cittadini il senso di responsabilità e di appartenenza alla propria comunità;
  • Offrire ai cittadini strumenti per far sentire più forte la propria voce.

Riteniamo che tre siano i livelli di cittadinanza, sui quali abbiamo imbastito il progetto CITTADINIAMOCI.

  • CITTADINANZA CONSAPEVOLE: campagna informativa!
  • CITTADINANZA ATTIVA: azioni informative specifiche!
  • CITTADINANZA PARTECIPATIVA: laboratori per la formazione e la partecipazione attiva.

DESTINATARI DEL PROGETTO

Come abbiamo anticipato, destinataria del progetto è l'intera comunità ed in particolare i cittadini attivi che desiderano modificare la realtà, dare il loro contributo per risolvere le questioni più urgenti, impegnarsi in attività di interesse generale come loro garantito dall'articolo 118, ultimo comma "Stato, regioni, province, città metropolitane, comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio della sussidiarietà". Il progetto è rivolto a quei cittadini che credono che la politica non sia soltanto quella dei partiti e si impegnano a costruire una democrazia a più voci.

 



Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta anche noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado. Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

Partecipazione

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Il Metodo Delphi, con la sua particolare struttura, consente, tramite la somministrazione ripetuta di questionari, di ottenere non soltanto opinioni singole, ma di sollevare un confronto...
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