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Programma del convegno "Disagio e Dispersione, Bullismo, Omofobia, Razzismo: i nuovi problemi della scuola"

Disagio e Dispersione, Bullismo, Omofobia, Razzismo: i nuovi problemi della scuolaIl 10 Settembre 2010 presso la Borsa Merci di Arezzo in Piazza Risorgimento si svolgerà il Convegno su Disagio e Dispersione, Bullismo, Omofobia, Razzismo che sarà l'evento conclusivo di un percorso omonimo che ha coinvolto oltre 100 insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado della provincia di Arezzo, organizzato da Pratika grazie al finanziamento della Provincia (risorse FSE), e sarà una giornata di aggiornamento in virtù del riconoscimento da parte del MIUR dell'Agenzia Formativa Pratika. Parteciperà l'On. Anna Paola Concia.

CONVEGNO PER INSEGNANTI

Disagio e Dispersione, Bullismo, Omofobia, Razzismo: i nuovi problemi della scuola

10 Settembre 2010 - Borsa Merci
Piazza Risorgimento, Arezzo

PROGRAMMA

"Zamel", Franco Buffoni09.30 Saluti istituzionali: Rita Mezzetti Panozzi (Assessora Provinciale ai Beni e Attività Culturali e Pubblica Istruzione); Carla Borghesi (Assessora Provinciale al Lavoro, Formazione e Pari Opportunità)

10.00 Lettura introduttiva di Francesco Botti (Nausika)
10.10 Federico Batini (Università di Perugia, Pratika): Una scuola per tutti?
10.40 Giuseppe Mantovani (Università di Padova): Cultura, culture, educazione e storie
11.10 Alessio Surian (Università di Padova): Lavorare con la diversità culturale a scuola
11.40 Gabriele Prati (Università di Bologna): L'omofobia a scuola: a scuola di omofobia?
12.10 Franco Buffoni: Strumenti per evitare di essere omofobi
12.40 Daniele Fedeli (Università di Udine): Emergenza bullismo: i nuovi volti del fenomeno e le linee-guida per l'intervento educativo
13.10 I risultati dei progetti di formazione insegnanti
13.30 light lunch offerto
14.30 intervento musicale di Gianni Bruschi (Nausika)
14.40 - 17.30 Laboratori pratici per l'acquisizione di strumenti per la prevenzione di:

  • razzismo: "Risorse per una scuola inclusiva: la mediazione interculturale", a cura di Francesca Terenzi e Mon Adhaulya (Ucodep);
  • bullismo omofobico: "Io sì, io no! Comprendere le dinamiche sociali di omologazione e discriminazione delle minoranze e delle diversità sessuali attraverso il gioco a cura di Barbara Santoni;
  • disagio e dispersione scolastica: la riscrittura espressiva, a cura di Andrea Paolini (Pratika) e Simone Cini (Pratika).

video17.30 Proiezione di video ed estratti dallo spettacolo TUTTI UGUALI realizzato con il corso di teatro livello avanzato della scuola di Teatro di Nausika. A cura di Francesco Botti
18.00 conclusioni e saluti
Interverrà l'onorevole ANNA PAOLA CONCIA

In occasione del convegno sarà distribuito gratuitamente il volume su "Disagio, dispersione, bullismo, omofobia e razzismo". Edito da Transeuropa il libro presenterà contributi di Giuseppe Mantovani, Alessio Surian, Gabriele Prati, Daniele Fedeli, Federico Batini, Franco Buffoni. Un importante occasione per riflettere su temi di stringente attualità e gravità nel mondo della scuola.

Partecipa al convegno, scarica il modulo d'iscrizione ai laboratori

La partecipazione al convegno e ai laboratori è gratuita. Per ricevere ultriori informazioni potete contattare Gloria Capecchi

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Rassegna stampa su "Disagio e Dispersione, Bullismo, Omofobia, Razzismo: i nuovi problemi della scuola"

I relatori

Federico Batini, ricercatore all'Università di Perugia e fondatore della metodologia dell'orientamento narrativo è direttore di Pratika e di Nausika "Scuola di Narrazioni – Arturo Bandini" www.narrazioni.it. Autore di molti volumi su orientamento, educazione, formazione dirige la Rivista Lifelong lifewide learning ed è Presidente nazionale di COFIR www.cofir.net. Autore di oltre 100 pubblicazioni, tra le ultime si segnalano: F. Batini, S. Giusti, P. Jedlowski, G. Mantovani, A. Smorti, L. Scarpa, 2009, Le storie siamo noi. Gestire le scelte e costruire la vita con le narrazioni, Napoli, Liguori; F. Batini, 2009, Questo libro è la tua storia, Lecce, Pensa Multimedia; F. Batini, S. Giusti, a cura di, 2009, Costruttori di storie (II ristampe 2009; II Convegno "Le storie siamo noi"); Lecce, Pensa Multimedia; F. Batini, M. D'Ambrosio, 2008, Riscrivere la dispersione. Scrittura e orientamento narrativo come prevenzione, Napoli, Liguori; F. Batini, S. Giusti, 2008, L'orientamento narrativo a scuola. Lavorare sulle competenze dalla scuola dell'infanzia all'educazione degli adulti, Trento, Erickson; F. Batini, 2008, L'isola sconosciuta, Lecce, Pensa Multimedia; F. Batini, A. Surian, 2008, Storientando, Lecce, Pensa Multimedia; F. Batini, G. Del Sarto, Raccontare storie. Politiche del lavoro e orientamento narrativo, Roma, Carocci; F. Batini, G. Del Sarto, M. Perchiazzi, 2007 (ristampa 2008), Raccontare le competenze, Massa, Transeuropa.

Giuseppe Mantovani, professore ordinario di Psicologia sociale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova; dirige il  laboratorio “Interaction and culture” del Dipartimento di psicologia  generale della stessa università; si occupa di psicologia culturale, di intercultura, di analisi del discorso; ha pubblicato tra gli altri: Comunicazione e identità (Il Mulino, 1995), L’elefante  invisibile (Giunti, 2005 2ed.),  Intercultura (Il Mulino, 2004), Analisi del discorso e contesto sociale (Il Mulino, 2008), Intercultura e mediazione. Teorie ed esperienze (Carocci, 2008)

Alessio Surian, ricercatore in Didattica e pedagogia speciale dell’Università degli Studi di Padova, collabora con L.P.P., Laboratorio di Politiche Pubbliche, il Consiglio d’Europa e con reti come l’Alleanza Internazionale degli Abitanti in programmi di ricerca e formazione. Fra le sue pubblicazioni recenti: Apprendimento e competenze interculturali, con Anke Miltenburg (EMI, 2002), Un’altra educazione in costruzione (ETS, 2003), OFF THE LINE. L'innovazione educativa nella percezione degli studenti. 20 Scuole europee a confronto, (Pensa MultiMedia, 2004), Lavorare con la diversità culturale (Erickson, 2006).

Gabriele Prati psicologo, dottore di ricerca in Psicologia Sociale, dello Sviluppo e delle Organizzazioni presso l'Università di Bologna. Attualmente è professore a contratto presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Bologna (Sede di Cesena). E' socio del Centro Italiano di Sessuologia. Ha pubblicato ricerche scientifiche sul tema dell'orientamento sessuale e ha condotto interventi volti alla riduzione del pregiudizio e della discriminazione nei confronti di persone gay, lesbiche e transessuali.

Franco Buffoni (Gallarate 1948), vive a Roma. È giornalista pubblicista e professore ordinario di Critica Letteraria e Letterature Comparate. Ha insegnato nelle università di Parma, Bergamo, Milano IULM, Torino, Cassino. Esordisce come poeta nel 1978 su Paragone presentato da Giovanni Raboni. Ha pubblicato le raccolte di poesia Nell'acqua degli occhi (Guanda 1979, V Quaderno collettivo), I tre desideri (San Marco dei Giustiniani 1984, Premio Biella), Quaranta a quindici (Crocetti 1987), Scuola di Atene (Arzanà 1991, Premio Sandro Penna), Adidas.Poesie scelte 1975-1990 (Pieraldo editore 1993), Nella casa riaperta (Premio per l’inedito S. Vito al Tagliamento, Campanotto 1994, Premio S. Pellegrino, Premio Matacotta), Suora carmelitana e altri racconti in versi (Guanda 1997, Premio Montale, Premio S. Domenichino, Premio Pisa), Songs of Spring. Quaderno di traduzioni (Marcos y Marcos 1999, Premio Mondello), Il profilo del Rosa (Mondadori 2000, Premio Betocchi, Premio Antica Badia), Theios (Interlinea 2001), Del Maestro in bottega (Empiria 2002, Premio Pascoli e Premio Pavese), Guerra (Mondadori 2005, Premio Dedalus della critica, Premio S. Giuliano, Premio Pasolini), Croci rosse e mezze lune (Quaderni di Orfeo, Como 2007), Noi e loro (Donzelli 2008).Suoi testi sono stati tradotti in tedesco da Hans Raimund, Rolf Haufs e Ernst Wichner per die Horen, e da Susanne Lippert e Paola Barbon per "Akzente"; in spagnolo da Juana Castro, Jaime Siles e Clara Filipetto; in francese da Monique Baccelli, Philippe Di Meo e Bernard Simeone (in volume con testo fronte Dans la maison rouverte, ed. Le temps qu'il fait, 1998); in olandese da Charles van Leeuwen e Eddy van Vliet); in inglese da Dave Smith, Gayle Ridinger, Elaine Feinstein, Justin Vitiello, Michael Palma (in volume con testo a fronte The Shadow of Mount Rosa, ed. Gradiva, New York 2001), Emanuel Di Pasquale (in volume con testo a fronte Wing, ed. Chelsea, New York 2008).

Barbara Santoni, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, vive e lavora a Firenze. Svolge attività clinica e di ricerca nell'ambito delle diversità sessuali ed è responsabile del Consultorio della Salute dell'associazione LGBT dell'IREOS di Firenze (www.ireos.org), dove da anni svolge attività di consulenza su tematiche inerenti l'identità sessuale e conduce gruppi di sostegno. Titolare di un contratto di insegnamento su "Transessualismo e riattribuzione chirurgica di sesso" all'interno dell'insegnamento di Psicologia e Psicopatologia del Comportamento sessuale presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Firenze. Ha elaborato e condotto svariati progetti nell'ambito della prevenzione al bullismo omofobico ed educazione alle diversità sessuali nelle scuole secondarie di primo e secondo grado della Toscana. Su questi temi ha elaborato 4 moduli per il Progetto Trio, portale di formazione a distanza della Regione Toscana. Tiene corsi sull'omosessualità e il transessualismo, specialmente in ambito scolastico.

Alcuni estratti dal volume "INSEGNANTI E NUOVI PROBLEMI DELLA SCUOLA"

INTRODUZIONE di Federico Batini - Le cose più evidenti, più vicine, spesso, sono quelle che riusciamo a vedere meno, le vediamo meno perché sono scontate, le vediamo meno perché ci sembrano semplici, le vediamo meno perché fanno ormai parte di un qualche im-plicito. Nel curare questo volume mi sono trovato, mentre stu-diavo molti ed interessanti volumi sui temi/problemi chiave della scuola odierna qui affrontati, a risfogliare un testo specifico su disagio e dispersione che avevo curato nel 2002. Rilette ed estese a questa vasta congerie di problemi (allora le riferivo ai soli disagio e dispersione) alcune frasi mi sono sembrate utili da riproporre: “Quando la scuola diventa il luogo della selezione, il luogo del sopruso e dell'e-sasperazione dei confronti e delle divaricazioni (e dei con-flitti) non soltanto abdica alla propria mission, ma si investe di uno scopo contrario a se stessa. Nella mia esperienza mi è capitato di sentire tessere le lodi di una scuola perché "molto selettiva". Non riesco a trovarci merito. Vorrei sentire tessere le lodi di scuole nelle quali ognuno trova la propria modalità di apprendimento e di espressio-ne, nelle quali da linee di partenza differenti ognuno giunge al proprio giusto traguardo, nelle quali si ritiene obiettivo prioritario offrire chanches di apprendimento in più a chi ne ha avute meno, nelle quali si investe in personalizzazione dell’intervento formativo, nelle quali si adeguano metodo-logie e linguaggi che parlino, capaci di tessere significati e di costruirli assieme ai ragazzi che le frequentano, nelle quali alla competizione ed alle valutazioni comparative si sostitui-scono cooperazione e valutazioni centrate sui progressi in-dividuali.” (Batini, a cura di, 2002). Siamo ancora lontani da una scuola di tutti, siamo, semmai, in direzione di una scuola di pochi, siamo all'abdi-cazione del concetto forte di “diritto all'apprendimento” (Surian, a cura di, 2002; Surian, a cura di, 2003; Batini, a cura di, 2006). Il centro di questo libro è nel concetto di differenza, di diversità, di alterità. Quasi che oltre cinquecento anni fosse-ro passati invano ci troviamo, spesso, con lo stesso stupore (spesso purtroppo anche con lo stesso senso di superiorità) di Colombo (come ha ben dimostrato Giuseppe Mantovani nel suo noto L'elefante invisibile). Ancora oggi utilizziamo per conoscere l’altro anziché l’unica forma che ci è data, la rela-zione, delle categorie proposteci dalle agenzie di senso: me-dia, televisione, demagogia politica. Due esempi per tutti: secondo i dati dell'Istat, il tasso di criminalità degli immigrati regolari, in Italia, è "solo legger-mente più alto" di quello degli italiani (tra l'1,23% e l'1,4%, contro lo 0,75%) ed è persino inferiore tra le persone oltre i 40 anni. Di fatto, i dati sono "equiparabili", tenendo conto delle condizioni di vita di molti di loro si evince come i luo-ghi comuni, spesso, si innestino con eccessiva facilità nelle nostre menti. L’altro esempio è il commento di un politico alla notizia dell’ennesimo caso di omofobia violenta: “ci sono sempre state queste cose, soltanto ora se ne parla per-ché vanno di moda”. La coscienza e una maggiore consa-pevolezza dovrebbero portare ad azioni conseguenti, non è così. La scuola dovrebbe essere un luogo in cui si sperimen-tano modalità di relazione altre, in cui il laboratorio del fu-turo prende forma. Il futuro che vogliamo abitare è un fu-turo in cui all’Altro si assegna sempre la maiuscola. Con questa intenzione l’associazione Pratika ha voluto promuovere un progetto di formazione per insegnanti (ol-tre cento gli insegnanti coinvolti di ogni ordine e grado) e il convegno in cui questo volume viene presentato, perché loro, ne siamo convinti, possono facilitare il diritto di bam-bini e bambine, di ragazze e ragazzi ad abitare un mondo che ancora non c’è in cui ciascuno sia se stesso, in relazio-ne, e non l’appartenente ad una o ad un’altra categoria e perché la scuola sia proprio il luogo dove, attraverso il con-fronto con gli altri, ciascuno conosca se stesso, e trovi strumenti, conoscenze e competenze per progettare il pro-prio futuro.

da CULTURA, CULTURE, EDUCAZIONE E STORIE di Giuseppe Mantovani - Cultura: in queste pagine sosteniamo che le credenze delle persone, i loro valori, le loro scelte, il linguaggio stesso con cui esprimono i loro giudizi e pregiudizi sono produ-zioni non delle loro menti isolate ma dell’azione di model-lamento che la “cultura” esercita sulle loro menti e più in generale sulle loro vite (Mantovani, 2005). Culture: le “culture” umane sono molte, e la “nostra” è soltanto una di esse. Come si può tenere conto della dimen-sione inter-culturale dell’ educazione (Mantovani, 2004, 2008; Surian, 2008) in questo momento storico, in cui il nostro paese sta passando dall’essere e percepirsi come so-stanzialmente mono-culturale all’essere e percepirsi come società pluri-culturale? Educazione: la scuola e famiglia sono chiamate a costru-ire e a proporre ai giovani una visione positiva di ciò che sta accadendo in opposizione alle lezioni dei cattivi maestri che, dai media più potenti come la TV, incitano allo odio per i “diversi”, alla xenofobia contro gli immigrati e talvol-ta, apertamente, al razzismo. Storie: gli strumenti più efficaci che la scuola e la fami-glia possono usare per creare una “cultura” di accettazione del “diverso” sono le narrazioni, per ragioni che sono state ampiamente spiegate da Batini e Giusti (2008, 2009 a,b), Bruner (1990), Smorti (1994, 2007). Le storie sono narra-zioni collaborative che le persone usano per comprendere le loro aspirazioni, i loro successi e le loro difficoltà. Educazione inter-culturale: nel nostro mondo ormai pluri-culturale una educazione al passo dei tempi non può che essere inter-culturale, e cioè fondata sull’inclusione delle “storie degli altri” nella “nostra storia”. Come conoscere e comprendere queste “storie degli altri”? Come accostarle alle “nostre storie” in modo da raggiungere un punto di vista più ampio, più critico, più “umano”? Ad esempio, le iniziative coloniali italiane possono aiutarci a comprendere meglio la “nostra” storia. Si tratta di un compito nuovo e complesso ma importante per le sorti del nostro paese.

da QUALCHE STRUMENTO PER EVITARE DI ESSERE OMOFOBI di Franco Buffoni - Dopo lunghi anni di riflessioni e di studi mi sono convinto che una vera e profonda accettazione dell’omosessualità nelle nostre società occidentali - condizione essenziale per il superamento dell’omofobia - non possa che conseguire all’affrancamento dal retaggio abramitico. Quel retaggio in virtù del quale si ritiene che un “creatore” abbia voluto generi e specie così come sono, immutabilmente: l’ordine del “creato”. Con conseguente fioritura del pregiudizio anti-omosessuale (praticamente assente nel mondo greco-latino) e descrizione degli omosessuali come coloro che ostacolano la “volontà divina”. Da tale retaggio viene l’ottuso trincerarsi di molti dietro al cosiddetto diritto naturale. Da qui i feroci attacchi da parte dei vari fondamentalismi abramitici - in primis quello vaticano - contro il movimento Lgbt. Costoro non hanno digerito Darwin. Costoro - se messi alle strette - giungono a inventarsi la teoria dell’Intelligent Design. Per costoro le rivendicazioni femministe e gay - vedi gli attacchi che riservano alla Ru486 e alla Gender Theory - vanno contro l’ordine naturale e dunque contro la creazio-ne. Lo dicevano anche delle suffragette un secolo fa. Con costoro non si può discutere: costoro devono solo essere sconfitti politicamente. Come è avvenuto in Spagna e in Argentina. Come purtroppo non sta avvenendo in Italia.

Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta anche noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado. Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

Partecipazione

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