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Una ricerca: Ti racconto perché studio di Isabella Loiodice (Le Storie siamo noi '07)

Il contributo di cui qui presentiamo l'estratto è stato presentato a Le storie siamo noi 2007 - Convegno nazionale sull'orientamento Narrativo

Il presente contributo prende le mosse da una ricerca di rilevante interesse nazionale (Prin 2004) su "Accoglienza, primo orientamento e tipologie dell'offerta didattica per studenti adulti iscritti ai corsi di laurea di nuovo ordinamento" condotta in coordinamento con le università di Foggia, di Lecce, di Firenze e di Roma 3 (quest'ultima con funzione di coordinamento).

La ricerca ha avuto lo scopo di monitorare la condizione degli studenti adulti all'università con l'obiettivo principale di ripensare e riprogettare la stessa didattica universitaria a partire da un ripensamento del complessivo sistema di orientamento e formazione in età adulta. Nello specifico, si è prefissa di indagare i modelli, i metodi e gli strumenti di accoglienza, di primo orientamento e di articolazione dell'offerta didattica riferita a lavoratori-studenti e, più in generale, agli studenti adulti iscritti ai corsi di laurea di nuovo ordinamento.

L'indagine è stata finalizzata, oltre che all'analisi della condizione attuale degli studenti adulti, principalmente al ripensamento, alla riorganizzazione e alla ridefinizione dell'offerta didattica dell'Ateneo foggiano in funzione del successo negli studi di questa particolare tipologia di studenti. I dati raccolti hanno in effetti testimoniato che sono sempre più numerosi gli studenti adulti che hanno accolto l'università come una nuova opportunità di crescita professionale e personale. E che pertanto chiedono "tutoraggi personalizzati" per poter ricalibrare i programmi di studio sulla base dei loro interessi e delle loro competenze professionali.

In particolare è stata la fase qualitativa della ricerca, costruita a partire dai dati dell'indagine quantitativa, a offrire utili spunti di riflessione sulle storie di vita, di formazione e di lavoro degli studenti adulti che decidono di rientrare in formazione. Come ogni ricerca qualitativa, essa ha inteso approfondire la dimensione più soggettiva, narrativa e dunque interpretativa dei dati e delle singole storie di formazione degli studenti.

L'approccio idiografico ha per l'appunto spostato l'attenzione da dati quantificati e generalizzati a dati "micro-pedagogici". Si è trattato infatti proprio di un lavoro micro-pedagogico che ha visto il gruppo di ricerca muoversi per "ingrandimenti e per focalizzazioni, lente o repentine, volte a cogliere la parte come un tutto in sé" (Demetrio, 1992) e prestare così attenzione al particolare, al "frammento" inteso come pezzo di un mosaico complesso e, per certi versi, all'invisibile, cioè a tutte quelle variabili, spesso inespresse, che il più delle volte condizionano una affermazione, una scelta, una esperienza, una opportunità, una storia di vita e di formazione. Fondata su un approccio prevalentemente narrativo, questa fase di ricerca ha visto il gruppo di lavoro impegnato nell'utilizzo di diversi strumenti e servizi finalizzati al sostegno e all'orientamento degli studenti, quali il circolo dei tesisti e il bilancio di competenze.

Al di là della loro pertinenza ed efficacia formativa, le attività in oggetto hanno avuto in comune l'aver messo in risalto il dato idiografico e quello di essersi configurati, da un lato, come strumenti di ricerca e orientamento per gli operatori stessi della formazione e, dall'altro, come strumento di autoapprendimento e orientamento per i soggetti adulti che hanno partecipato alla ricerca.

Per il gruppo di lavoro, infatti, la fase di ricerca qualitativa ha rappresentato, oltre che un "viaggio professionale" utile a ridefinire i parametri epistemologici e prassici della didattica per l'età adulta, anche un "viaggio esistenziale" che ha necessariamente modificato il personale modo di pensare, di relazionarsi e di affrontare le problematiche legate all'educazione degli adulti. Per i soggetti adulti coinvolti nella ricerca, d'altro canto, il percorso intrapreso si è rivelato uno spazio in cui "prendersi cura di sé".

L'obiettivo è stato quello di concentrarsi sull'utilizzo di tali strumenti intesi e interpretati come "pratiche riflessive" volte a promuovere negli studenti una riflessione sulla loro condizione di studenti lavoratori adulti e di prendere conseguentemente consapevolezza delle proprie esigenze.

Del resto l'approccio narrativo, inteso nella sua duplice valenza storica e formativa, promuove nel soggetto l'analisi della propria storia, l'individuazione di quegli "eventi focali" che ne hanno segnato il corso, l'analisi delle proprie competenze emotive, cognitive e relazionali e ancora la riprogettazione del proprio sé. L'obiettivo è stato dunque quello di valorizzare il soggetto adulto in formazione, di ridargli voce, di restituirgli un ruolo attivo e partecipativo proprio attraverso l'analisi di sé. Se l'orientamento non è più solo informazione ma promozione di capacità di scelta, strumento di empowerment e di costruzione del proprio progetto di sviluppo personale, formativo e professionale, dunque, il raccontare e raccontarsi si è configurato proprio come percorso di autoorientamento e di orientamento.

Più nello specifico, il Laboratorio di Bilancio delle Competenze è nato con l'obiettivo di offrire un servizio di orientamento agli studenti laureati e laureandi, ormai prossimi a intraprendere la ricerca di una prima occupazione nonché agli studenti adulti lavoratori che sentissero l'esigenza di mettere in atto una riflessione sulla professionalità acquisita e sui possibili orizzonti di sviluppo di carriera. Inteso come luogo di incontro e di ricerca, di aiuto e di produzione scientifica finalizzato a promuovere negli studenti abilità di autovalutazione e monitoraggio – a partire dallo stesso ingresso dello studente nel contesto universitario fino alla conclusione del proprio curricolo di studi – il bilancio di competenze è stato, dunque, accolto dagli stessi come valida opportunità per riflettere sulla consapevolezza delle proprie competenze utile alla costruzione di un progetto individualizzato di sviluppo formativo e professionale. Anche il Circolo dei tesisti ha consentito di utilizzare l'approccio narrativo come strumento di riflessione e di intervento rispetto alle personali pratiche di studio, al fine di ottimizzarne i processi e quindi i risultati.

Allo stesso tempo, il Laboratorio di Bilancio delle competenze (ma anche il Circolo dei tesisti) sta consentendo di percorrere nuove piste di ricerca, proprio al fine di individuare e meglio specificare la natura e la pratica di questi servizi riferiti, appunto, all'utenza universitaria. Trattandosi, infatti, di una sede accademica, queste iniziative didattiche non si configurano soltanto come servizi offerti agli studenti per migliorare la qualità della didattica universitaria - ampliando la tipologia delle attività di orientamento e di formazione offerte a un'utenza sempre più plurale e differenziata – ma rappresentano anche una produttiva occasione di approfondimento teoretico sui temi dell'orientamento e della formazione in età adulta, temi che negli ultimi anni si sono arricchiti di nuove ipotesi interpretative, di studi e di piste di indagine originali e inedite, idonee a fronteggiare la complessità e la problematicità del vivere contemporaneo.

Bibliografia

Demetrio D. (1992), Micropedagogia, La Nuova Italia, Firenze.
Loiodice I. (1998), Orientamento e formazione nella società del cambiamento, Adda, Bari
Loiodice I. (2003), Orientarsi e ri-orientarsi in età adulta, in "Studi sulla formazione" n. 2
Loiodice I. (2004a), L'orientamento, in "La rivista di pedagogia e di didattica", n. 1
Loiodice I. (2004b), Non perdere la bussola. Orientamento e formazione in età adulta, FrancoAngeli, Milano
Loiodice (a cura di, 2004), Il lavoro tra alienazione ed emancipazione. Il contributo della formazione, Adda, Bari
Batini F., Del Sarto G. (2005), Narrazioni di narrazioni, Centro Studi Erickson, Trento
Alberici A., Orefice P. (a cura di, 2006), Le nuove figure professionali della formazione in età adulta. Profili e formazione universitaria, Franco Angeli, Milano
Alberici A.(a cura di, 2007), Adulti ed università. Accogliere ed orientare nei nuovi corsi di laurea, Rapporto Prin 2004, Anicia, Roma

Notizia biobibliografica

Isabella Loiodice è professore ordinario di Pedagogia generale e sociale (M-PED/01) e insegna Educazione degli adulti presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Foggia. Dal 2002 al 2005 è stata Direttore del Dipartimento di Scienze umane dell'Università degli Studi di Foggia. Dal 2005 è Presidente del corso di laurea in Scienze della formazione continua, Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Foggia. È delegata rettorale alla Didattica nonché Presidente della Commissione Didattica di Ateneo. È coordinatrice del master universitario di primo livello in "Progettista della formazione in ambito europeo". Ha partecipato a molti progetti di ricerca ed è stata coordinatrice di numerosi convegni di studio nazionali e internazionali, in particolare sui temi della formazione in età adulta e sull'identità di genere. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Non perdere la bussola. Orientamento e formazione in età adulta, Franco Angeli, Milano 2004; (a cura di), Il lavoro tra alienazione ed emancipazione. Il contributo della formazione, Adda, Bari 2004; I.Loiodice, F. Pinto Minerva (a cura di), Donne tra arte, tradizione e cultura. Mediterraneo e oltre, Atti del Convegno internazionale di studi, Ed. Il Poligrafo, Padova 2006; Partecipazione democratica e innovazione educativa. Il modello della scuola integrata in Pinto Minerva F. (a cura di) La ricerca educativa tra pedagogia e didattica. Itinerari di Giacomo Cives, .Progedit, Bari 2006; L'identità professionale dell'esperto per l'educazione in età adulta, in Alberici A, Orefice P. (a cura di), Le nuove figure professionali della formazione in età adulta. Profili e formazione universitaria Franco Angeli, 2006; La scuola e gli alunni immigrati. Un commento pedagogico ai dati del monitoraggio 2005 dell'Osservatorio provinciale per l'immigrazione di Foggia, in Resta P. (a cura di) Rapporto 2005. Immigrazione in Capitanata, Edizioni del Rosone, Foggia 2006; Università di Foggia: analisi e risultati, in Alberici A. (a cura di), Adulti ed università. Accogliere ed orientare nei nuovi corsi di laurea, Rapporto Prin 2004, Anicia, Roma 2007.

 

NOTA: (materiale originale, riproduzione vietata se non esplicitamente autorizzata) I materiali sono prodotti da Associazione Pratika© e dai rispettivi autori. Potrai utilizzare liberamente, tutto o in parte, questo materiale per scopi personali e didattici citando la fonte in questo modo: Materiale prodotto da Associazione Pratika© e NOME DELL' AUTORE - www.pratika.net

Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta anche noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado. Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

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