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STRUMENTI: Bibliografia sull'orientamento aggiornata al 16 marzo 2009 (Le Storie siamo noi 2009)

Gli ultimi anni hanno visto succedersi una serie di pubblicazioni che riguardano direttamente l'orientamento narrativo o che possono essere considerate utili in relazione alla comprensione ed alla giustificazione di questo metodo. In questa sezione proponiamo allora un percorso, non esaustivo, relativo a questi testi cercando di precisarne la funzione.

Costruttori di storie. Quaderno di Lavoro del II Convegno Biennale sull'orientamento narrativo (con CD). Federico Batini, Simone Giusti (a cura di), con interventi di Federico Batini, Giuseppe O. Longo, Paolo Jedlowski, Giuseppe Mantovani, Claudia Mazzeschi, Andrea Smorti, Michele Capurso, Natascia Tonelli, Loredana Laghezza, Samantha Bonucci, Alessio Surian, Maria D'Ambrosio. Pensa Multimedia, 2009. Quaderno di lavoro del II Convegno biennale con quadro della situazione circa la ricerca e le pratiche di orientamento narrativo, presentazione di laboratori e percorsi, lezioni magistrali e materiali utilizzabili contenuti nel CD

Le storie siamo noi. Gestire le scelte e costruire la propria vita con le narrazioni. Federico Batini, Simone Giusti, Paolo Jedlowski, Giuseppe Mantovani, Ludovica Scarpa, Andrea Smorti. Liguori, 2009. Un quadro delle principali fonti disciplinari e delle teorie di riferimento dell'orientamento narrativo e della nascita del metodo.

L'orientamento narrativo a scuola. Lavorare sulle competenze per l'orientamento dalla scuola dell'infanzia all'educazione degli adulti. Federico Batini, Simone Giusti. Erickson, 2008. Un inquadramento teorico/pratico dell'orientamento narrativo, indicazioni metodologiche sull'utilizzo ed un vasto repertorio di percorsi completi di schede e riutilizzabili dalla scuola dell'infanzia all'educazione degli adulti.

Il senso e la narrazione. Giuseppe O. Longo. Springer, 2008. Anche la scienza produce racconti sul mondo, soprattutto nella lunga fase della ricerca, quando chi indaga commette errori, combatte con delusioni, incertezze, produce immagini approssimate e riceve suggerimenti dalle fonti più improbabili, come non pochi scienziati hanno poi raccontato in alcune testimonianze.

Riscrivere la dispersione. Scrittura e orientamento narrativo per la prevenzione. Federico Batini, Maria D'Ambrosio. Liguori, 2008. L'applicazione del metodo della riscrittura di Pennebacker alla dispersione scolastica integrato con l'orientamento narrativo. Il volume comprende una ricerca ed i relativi risultati.

Storientando: un progetto e una ricerca con il metodo dell'orientamento narrativo. Federico Batini, Alessio Surian. Pensa, 2008. Le narrazioni come strumento di sviluppo e una ricerca su un vasto progetto alle scuole medie ed alle scuole superiori

L'isola sconosciuta: un progetto di orientamento narrativo. Metodi e risultati. Federico Batini. Pensa, 2008. L'inquadramento dell'orientamento narrativo all'interno del paradigma formativo dell'orientamento. Una ricerca su un progetto dell'associazione Pratika con metodo utilizzato e risultati.

Orientare l'orientamento. Politiche azioni e strumenti per un sistema di qualità. Anna Grimaldi, Keiri Becherelli, Stefania Ferrari (a cura di), Isfol, 2007. Il volume è la sintesi del grande convegno organizzato dall'ISFOL nel 2005. In quell'occasione viene presentato ufficialmente a livello nazionale l'orientamento narrativo (contributo di Federico Batini contenuto nel volume).

Raccontare storie. Politiche del lavoro e orientamento narrativo. Federico Batini, Gabriel Del Sarto. Carocci, 2007. L'applicazione dell'orientamento narrativo alle politiche del lavoro. L'orientamento narrativo come strumento per lo sviluppo di competenze.

Raccontare le competenze. Federico Batini, Gabriel Del Sarto, Matteo Perchiazzi. Transeuropa, 2007 (ristampa 2008). Una riflessione sulle modalità narrative per riconoscere e valutare le competenze, l'avanzamento delle competenze nel contesto scolastico e formativo.

Narrazione e invenzione. Manuale di lettura e scrittura creativa. Simone Giusti, Federico Batini, Gabriel Del Sarto. Erickson, 2007. Le modalità narrative in genere applicabili all'empowerment, alla crescita, allo sviluppo di competenze di interpretazione e di scrittura e lettura. Raccoglie percorsi e schede operative.

Dialoghi sull'orientamento. Dalle esperienze ai modelli. Anna Grimaldi, Angelo Del Cimmuto (a cura di), Isfol, 2006. Un volume sulla situazione e sugli sviluppi dell'orientamento. Di particolare interesse per l'orientamento narrativo la prefazione di Jean Guichard

Progetti di vita come progetti di formazione. Patrizia De Mennato (a cura di). Testi di P. de Mennato, M. Striano, V. d'Agnese, R. Biagioli, F. Lo Presti, M. Di Roberto, ETS, 2006. Una ricerca svolta presso il Servizio dell'orientamento dall'Università degli Studi di Napoli Parthenope è l'occasione per riflettere sulla teoria e la pratica di orientamento di matrice costruttivista, con particolare attenzione al rapporto tra narrazione e orientamento.

Orientamento informativo. Federico Batini, Nicola Giaconi, Erickson, 2006. Una rassegna degli strumenti di orientamento informativo e delle informazioni necessarie con schede riutilizzabili ed esercitazioni in chiave narrativa.

Il futuro in giallo. Esperienze e materiali per l'orientamento narrativo. Federico Batini, Gloria Capecchi. Zona, 2006. L'utilizzo del genere letterario giallo come strumento di orientamento narrativo. Percorsi e strumenti.

Manuale per orientatori. Federico Batini (a cura di), Erickson, 2005 (ristampa 2008), Manuale per orientatori con i principali metodi (compreso l'orientamento narrativo).

Pensare il futuro una pratica di orientamento di gruppo. Anna Grimaldi, Francesco Avallone, Isfol, 2005. Il volume, progettato con l'intenzione di facilitare un pensiero progettuale aiuta a ricostruire la propria storia di vita, ad individuare le capacità personali e professionali a definire il progetto professionale e le azioni concrete per realizzarlo.

Narrazioni di narrazioni. Pagine di orientamento narrativo. Federico Batini, Gabriel Del Sarto, Erickson, 2005, Il punto sull'orientamento narrativo con una serie di strumenti e di percorsi utilizzabili. La relazione tra orientamento narrativo e progetto di vita.

Foto dal futuro. Orientamento narrativo. Federico Batini, Renato Zaccaria, Zona, 2002. Contributi di: Federico Batini, Christian Alin, Andrea Smorti, Ugo Cornia, Teresa Albano, Paolo Nori, Andrea Fontana, Giampiero Rigosi, Renato Zaccaria. Uno dei primi progetti di largo respiro con l'orientamento narrativo ed il foto linguaggio. I primi risultati della ricerca.

Per un orientamento narrativo. Federico Batini, Renato Zaccaria (a cura di), Angeli, 2000 (esaurito). Testi di Renato Zaccaria, Federico Batini, Duccio Demetrio, Vincenzo Ceccarelli, Annamaria Di Paolo, Bruno Rossi, Loretta Fabbri, Andrea Fontana, Brunetto Salvarani, Cecilia Batini. Il testo si propone, nel quadro di una contestualizzazione teorica, di narrare alcune esperienze, di suggerire percorsi e materiali per l'utilizzo di una nuova metodologia di orientamento: l'orientamento narrativo che fa riferimento ai paradigmi della pedagogia narrativa, della riflessività e dell'autobiografia. Si tratta del risultato dei primi tre anni di lavoro con l'orientamento narrativo.

NOTA: (materiale originale, riproduzione vietata se non esplicitamente autorizzata) I materiali sono prodotti da Associazione Pratika© e dai rispettivi autori. Potrai utilizzare liberamente, tutto o in parte, questo materiale per scopi personali e didattici citando la fonte in questo modo: Materiale prodotto da Associazione Pratika© e NOME DELL' AUTORE - www.pratika.net

Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta anche noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado. Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

Partecipazione

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1993 ha suggerito quali sono le competenze personali necessarie per affrontare in maniera positiva la vita quotidiana. La man...
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Formazione

di Simone Cini

Porsi obiettivi non è facile e frequentemente le persone si ritrovano ad abbandonarli. Questo succede, il più delle volte, perchè un obiettivo è poco realistico o perchè non si riesce a definire le tappe con cui raggiungerlo. Ci viene in aiuto l'acronimo SMART.

Con questo acronimo viene sintetizzato il metodo che in The Practice of Management, volume del 1954 di Peter Drucker (http://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Drucker), propone riguardo agli obiettivi.

Questa parola gioca su due piani. Uno legato al significato diretto e l'altro alle parole che escono dal suo sviluppo.

Nel primo caso: SMART in inglese vuol dire intelligente, come a sottolineare quale sia la caratteristica che deve avere qualunque obiettivo.

Nel secondo caso abbiamo l'acronimo:

  • S = Specifico
  • M = Misurabile
  • A = Accessibile
  • R = Realistico
  • T = Temporizzabile

Proviamo ad analizzarle una per una:

Specifico vuol dire che gli obiettivi devono essere posti in maniera tale che sia chiaro cosa si vuole raggiungere. Devono essere riferiti a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico. Devono essere tenuti presenti molti fattori: cosa vogliamo fare, come vogliamo farlo, entro quando vogliamo portarlo a termine, chi vogliamo coinvolgere, perchè dobbiamo raggiungere quell'obiettivo.

Misurabile significa che un obiettivo ben strutturato deve consentire di capire in termini quantitativi se è stato raggiunto o quanto manca al suo raggiungimento.

Accessibile vuol dire che l'obiettivo deve essere pensato in funzione di quello che ho a disposizione: capacità, risorse, strumenti, motivazione ecc. Se non prendo in considerazione tali parametri rischio di venire scoraggiato, di subire un crollo della motivazione. Contemporaneamente l'obiettivo prefissato deve essere in grado di stimolarmi (per obiettivi semplici non ho bisogno di tutta questa riflessione).

Realistico perchè è facile farsi prendere la mano e puntare a risultati eccessivamente lontani. Cadere in questo errore vuol dire rischiare di farsi scoraggiare e quindi mollare tutto. Fissare obiettivi importanti è affascinante e fissarne di immensi affascina ancora di più però, frequentemente, rende tutto irrealizzabile.

Temporizzabile ovvero definire l'obiettivo in funzione del tempo. Occorrerà quindi definire un tempo di scadenza di quell'obbiettivo. Questo definisce l'urgenza e la mancanza di tale parametro da la possibilità di "tirarla per le lunghe". Urgente non è un parametro temporale.

Qualcosa che è sottinteso ma mai fortemente esplicitato, se non alla domanda "Perchè dobbiamo raggiungere quell'obiettivo?", sono i valori. Ma forse emergono sempre nel momento in cui ci poniamo obiettivi, forse sono valori specifici e momentanei o forse sono valori che ci accompagnano sempre; sta di fatto che non è facile fare qualcosa che è contrario ai nostri principi anche quando questo qualcosa è strutturato in maniera ineccepibile.

 

Orientamento

L'orientatore esperto, per esperienza personale pregressa e per competenza professionale, dovrebbe cercare di sapere, fin dalle prime battute del colloquio, l'impressione che egli...
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