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VIDEO: Il colloquio di orientamento - Lez. 08 - Tempi, risultati, compiti

video_orientamento08«La pianta cresciuta all'ombra di un grande albero non sarà mai un grande albero.»

In un percorso di orientamento si possono verificare alcune "patologie" relazionali, evidenziamo le principali e le più frequenti:

  • da una parte c'è la fedeltà del soggetto che chiede supporto, il quale può non sentirsi "vincolato" alla decisione dell'aiutante su quale sia il momento opportuno per l'interruzione del rapporto e, per svariati motivi decide di interrompere; chiamiamo questo caso infedeltà;

  • dall'altra parte invece poniamo che, sempre nel caso di una relazione di supporto non governata da regole precise, sia l'aiutante a voler o dover o, ancora, ritenere opportuno interrompere il rapporto, la relazione di aiuto, si innescano, spesso, in questo caso, delle sensazioni di abbandono che vengono percepite dal soggetto che ha richiesto un supporto; chiamiamo questo caso abbandono;

  • in un terzo caso vi è il supporto che viene protratto in modo eccessivo e senza il conforto di una progressiva autonomizzazione del soggetto, anzi, instaurando un meccanismo per il quale il soggetto aiutato riesce a gestire gli eventi che l'hanno portato a chiedere aiuto, riesce insomma a scegliere, a muoversi, a provare a riprendere padronanza della propria vita, in presenza di un aiuto continuo, in assenza di questo precipita nello sconforto e nella difficoltà; chiamiamo questo caso dipendenza.

Per ovviare a questi pericoli è necessario che tempi e risultati del percorso di orientamento risultino definiti sia inizialmente, sia ripresi volta per volta. Molto motivante per il soggetto coinvolto è anche la evidenziazione dei risultati raggiunti, anche quando essi sono piccoli.

Tra un colloquio ed un altro è assolutamente necessario che siano assegnati dei compiti, qualcosa per il quale si verifichi un avanzamento del soggetto sia in direzione della propria autonomia, sia in relazione al proprio progetto. Assegnare dei compiti è anche un modo molto semplice per monitorare il coinvolgimento del soggetto nel percorso e la sua attivazione.

Indicazioni bibliografiche:

Batini F., 2001, Lo sguardo che carezza da lontano. Per una formazione alla relazione di aiuto, Milano, Angeli.
Batini F., Zaccaria R., 2000, Per un orientamento narrativo, Milano, Angeli.
Batini F., Zaccaria R., 2002, Foto dal Futuro. Orientamento narrativo, Arezzo, Zona.

Pratika è leader a livello nazionale nella formazione degli Orientatori. Da quest'anno è attivo il corso di Specializzazione in Orientamento Narrativo

 

NOTA: (materiale originale, riproduzione vietata se non esplicitamente autorizzata) I materiali sono prodotti da Associazione Pratika© e dai rispettivi autori. Potrai utilizzare liberamente, tutto o in parte, questo materiale per scopi personali e didattici citando la fonte in questo modo: Materiale prodotto da Associazione Pratika© e NOME DELL' AUTORE - www.pratika.net

Animazione

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Partecipazione

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Formazione

di Federico Batini

"Bisognerebbe vivere a posteriori. Decidiamo tutto troppo presto."

(Daniel Pennac, La passione secondo Thérèse)

Questa matrice viene attribuita ad Eisenhower nel periodo in cui non era ancora generale.

Si tratta di uno strumento utile alla presa di decisioni.

Come all'interno di una storia si possono individuare i personaggi e le azioni fondamentali e quelli secondari così nella matrice di Eisenhower veniamo invitati a incrociare importanza ed urgenza.

Cappuccetto Rosso è un personaggio importante della propria storia, ma non tutte le sue azioni possono essere ritenute "urgenti" per la storia.

Quando usiamo il pensiero narrativo, dunque disponiamo il passato o la nostra previsione del futuro, come una storia, riusciamo ad accorgerci di cosa è importante e cosa non lo è, la stessa funzione la riveste, per il pensiero paradigmatico, questa matrice.

Incrociando i quadranti si ottiene allora una tabella come questa sotto in cui è possibile circa varie attività o obiettivi, o azioni che dobbiamo fare... provare a stilare delle priorità reali.

Per la procedura completa rimando al contributo di Simone Cini in questa stessa area risorse.

 

Orientamento

di Federico Batini

Per costruire consapevolmente la propria identità, gestire attivamente la propria vita, per rispondere al bisogno di controllo che ogni soggetto ha circa la propria esistenza ed il proprio futuro, per diventare cittadino, autore e protagonista della propria vita proponiamo di lavorare in due direzioni: lo sviluppo o l'acquisizione di alcune competenze narrative e la condivisione con gli altri di segmenti narrativi su noi stessi, sulla nostra esperienza, sull'esperienza che condividiamo all'interno di una società. I materiali e le competenze ci consentono di scambiare significati circa gli eventi, le esperienze, le emozioni ed i sentimenti con gli altri, ma senza materiali non potremmo, letteralmente, vivere, o meglio, attribuire senso a questi eventi, esperienze, emozioni e sentimenti (riducendo le possibilità di attribuzione di senso si riducono le .possibilità di vita.). I materiali narrativi che utilizziamo traggono la loro origine da esperienze nostre ed altrui e dai vari tipi di fiction e ci sono utili per costituire serbatoi e repertori che, a loro volta, usiamo per vivere e comprendere la nostra e altrui esperienza (dalle quali preleviamo materiali ulteriori).

Le competenze narrative, oggi sono estremamente rilevanti e, secondo quanto dimostrato dalle ricerche e dalle riflessioni attorno al tema dell'orientamento narrativo, sono implementabili attraverso una serie di attività sperimentate a partire dal 1997 (Batini, Giusti, a cura di, 2009a) che fanno riferimento ai processi di consapevolezza, autorialità e controllo dei soggetti circa la propria vita e le proprie scelte, costruite intorno alla fruizione ed all'utilizzo di narrazioni che costituiscono lo stimolo e danno origine a quelle attività.

La possibilità di pensare e progettare questo metodo e le relative strumentazioni ed attività è stata consentita da alcune acquisizioni che meritano di essere qui richiamate. Una dimensione importante è senza dubbio la "scoperta", relativamente recente, ma soltanto per il panorama italiano, di una modalità particolare del pensiero umano denominato pensiero narrativo: "ci sono due tipi di funzionamento cognitivo, due modi di pensare, ognuno dei quali fornisce un proprio metodo particolare di ordinamento dell'esperienza e di costruzione della realtà. Questi due modi di pensare, pur essendo complementari, sono irriducibili l'uno all'altro. Qualsiasi tentativo di ricondurli l'uno all'altro o di ignorare l'uno a vantaggio dell'altro produce inevitabilmente l'effetto di farci perdere di vista la ricchezza e la varietà del pensiero. Ognuno di questi tipi di pensiero, inoltre possiede principi operativi propri e propri criteri di validità. Altrettanto radicalmente diverse sono le loro procedure di verifica. Un buon racconto e un'argomentazione ben costruita rappresentano due generi di cose ovviamente molto diversi tra loro. È vero che ci si può servire di entrambi per convincere un'altra persona; ma le cose di cui essi convincono sono fondamentalmente diverse tra loro: le argomentazioni ci convincono della propria verità, i racconti della propria verosimiglianza. Le une sono suscettibili di verifica, appellandosi in definitiva alle procedure con cui si elabora una dimostrazione formale o empirica; gli altri non stabiliscono la verità ma la verosimiglianza. Qualcuno ha affermato che l'argomentazione è un'elaborazione più raffinata o più astratta del racconto. Ma una tesi del genere dev'essere vera o falsa solo in un senso estremamente superficiale e approssimativo. In realtà, come ho già osservato, argomentazione e racconto funzionano diversamente. La struttura di un'argomentazione logica ben costruita è radicalmente diversa da quella di un racconto efficacemente impostato. [.] I tipi di casualità impliciti in tali giudizi sono molto diversi nei due casi. Il termine allora riveste funzioni molto diverse nell'enunciato logico .se X, allora anche Y. e nel testo narrativo .il re morì e allora morì anche la regina.. Nel primo caso allude a una ricerca delle condizioni universali di verità, nel secondo a probabili rapporti particolari tra due eventi: un dolore mortale, il suicidio o un delitto.. (Bruner, 1986, ed. it. 2003, pp. 15-16; cfr. anche Smorti, 1994; 1997; 2007).

Per approfondimenti: F. Batini (2011), Storie, futuro e controllo. Le narrazioni come strumento di costruzione del futuro., Napoli, Liguori.

 
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