Intervista di Federico Batini a Radio Radicale del 19 gennaio 2010
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La diversità non è soltanto quella culturale o di provenienza geografica.
Come ci si può comportare quando uno studente viene chiamato "finocchio" e preso in giro per il suo orientamento sessuale? Come affrontare l'argomento dell'identità sessuale in classe?
Omosessualità e transessualismo stanno diventando sempre più visibili all'interno della nostra società. Gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado discutono di questi argomenti sempre più spesso e cominciano a formare le loro opinioni e atteggiamenti in proposito. Parallelamente a una diffusione di informazioni distorte e parziali da parte dei media cresce la curiosità ma anche l'intolleranza verso le diversità sessuali e i casi di bullismo omofobico nei contesti scolastici, con conseguenze anche gravissime per chi ne è fatto oggetto.
Pregiudizi sessuali e stereotipi di genere sono così diffusi nella nostra società che spesso insegnanti ed educatori sono a loro volta disinformati e impreparati ad affrontare questi temi. Questo libro raccoglie per la prima volta in Italia contributi scientifici da parte di professionisti impegnati in vari ambiti (clinico, sociale, pedagogico) su questi argomenti per dare una risposta a queste domande e fornire agli insegnanti strumenti teorici, metodi, attività e pratiche di intervento per la prevenzione del bullismo omofobico e l'educazione alle diversità sessuali.
Federico Batini, ricercatore all'Università di Perugia e fondatore della metodologia dell'orientamento narrativo è direttore di Pratika e di Nausika "Scuola di Narrazioni – Arturo Bandini" www.narrazioni.it. Autore di molti volumi su orientamento, educazione, formazione dirige la Rivista Lifelong lifewide learning ed è Presidente nazionale di COFIR www.cofir.net. Autore di oltre 100 pubblicazioni, tra le ultime si segnalano: F. Batini, S. Giusti, P. Jedlowski, G. Mantovani, A. Smorti, L. Scarpa, 2009, Le storie siamo noi. Gestire le scelte e costruire la vita con le narrazioni, Napoli, Liguori; F. Batini, 2009, Questo libro è la tua storia, Lecce, Pensa Multimedia; F. Batini, S. Giusti, a cura di, 2009, Costruttori di storie (II ristampe 2009; II Convegno "Le storie siamo noi"); Lecce, Pensa Multimedia; F. Batini, M. D'Ambrosio, 2008, Riscrivere la dispersione. Scrittura e orientamento narrativo come prevenzione, Napoli, Liguori; F. Batini, S. Giusti, 2008, L'orientamento narrativo a scuola. Lavorare sulle competenze dalla scuola dell'infanzia all'educazione degli adulti, Trento, Erickson; F. Batini, 2008, L'isola sconosciuta, Lecce, Pensa Multimedia; F. Batini, A. Surian, 2008, Storientando, Lecce, Pensa Multimedia; F. Batini, G. Del Sarto, Raccontare storie. Politiche del lavoro e orientamento narrativo, Roma, Carocci; F. Batini, G. Del Sarto, M. Perchiazzi, 2007 (ristampa 2008), Raccontare le competenze, Massa, Transeuropa.
Barbara Santoni, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, vive e lavora a Firenze. Svolge attività clinica e di ricerca nell'ambito delle diversità sessuali ed è responsabile del Consultorio della Salute dell'associazione LGBT dell'IREOS di Firenze (www.ireos.org), dove da anni svolge attività di consulenza su tematiche inerenti l'identità sessuale e conduce gruppi di sostegno. Titolare di un contratto di insegnamento su "Transessualismo e riattribuzione chirurgica di sesso" all'interno dell'insegnamento di Psicologia e Psicopatologia del Comportamento sessuale presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Firenze. Ha elaborato e condotto svariati progetti nell'ambito della prevenzione al bullismo omofobico ed educazione alle diversità sessuali nelle scuole secondarie di primo e secondo grado della Toscana. Su questi temi ha elaborato 4 moduli per il Progetto Trio, portale di formazione a distanza della Regione Toscana. Tiene corsi sull'omosessualità e il transessualismo, specialmente in ambito scolastico.
RECENSIONI:
Il volume "l'identità sessuale a scuola, educare alla diversità e prevenire l'omofobia" , affronta il tema dell'omosessualità, dando delle lucidazioni in merito all'argomento e dell'omofobia. Il libro può essere suddiviso in due parti: nella prima parte affronta l'argomento dell'omosessualità in chiave teorica facendo anche riferimento alle origini sociali, culturali e storiche dell'omofobia; la seconda parte invece, affronta la tematica da un punto di vista relazionale spiegando cosa significa essere "diversi" da un punto di vista sessuale a scuola. Il libro, suddiviso in 7 capitoli, affronta in maniera molto interessante e con un linguaggio facilmente comprensibile le varie tematiche che ruotano intorno all'omofobia. Inizialmente si propone di fornire dei chiarimenti sull' omosessualità, come sono stati considerati nel corso della storia gli omosessuali e il riconoscimento dei loro primi diritti. Successivamente affronta anche la questione "trans", genderismo e spiega a fine capitolo il significato dei termini che ruotano intorno a tale argomento. La seconda parte del volume ("Le diversità sessuali a scuola"),si apre affrontando in maniera molto chiara la tematica dell'identità sessuale, dando una chiarificazione delle sue componenti ( sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere, orientamento sessuale ) che sentiamo quotidianamente nominare ma che probabilmente pochi di noi sanno realmente cosa vogliano significare. Il testo si sofferma con attenzione, sulla relazione esistente tra l'omosessualità e l'adolescenza soffermandosi in maniera particolare all'omofobia interiorizzata. I capitoli successivi al quattro trattano le dinamiche dei pregiudizi e della discriminazione nei contesti scolastici, riferendosi al bullismo omofobico e alle sue varie forme, fornendo anche la distinzione tra il bullismo classico e il bullismo di matrice omofobica. Molto importante a mio avviso è un paragrafo alla fine del capitolo 5 che propone delle strategie di intervento per la prevenzione, volte a diminuire la probabilità che si verifichino episodi di bullismo omofobico e che si promuova nella scuola un clima di rispetto per le diversità. Viene fatta una netta distinzione tra i vari possibili interventi da attuare tra scuola primaria e secondaria di primo grado e la scuola secondaria di secondo grado. Il capitolo 6, è interamente dedicato ad una forma di educazione che permetta di accettare le diversità e alla prevenzione del bullismo omofobico.In questo,la scuola è sicuramente un ambiente importante e fondamentale in cui i ragazzi imparano a relazionarsi con gli altri e a comportarsi con le persone diverse. In questo contesto un ruolo fondamentale è ricoperto dagli insegnanti i quali dovrebbero dare per primi l'esempio di un atteggiamento aperto e senza pregiudizi e essere capaci di informare correttamente gli studenti su questi argomenti. Al termine del sesto capitolo vi è un appendice dove sono riportati due esempi di interventi nell' ambito dell'educazione sessuale. Nel capitolo 7 viene affrontata una tematica molto interessante e sicuramente molto attuale : i vari tipi di famiglia. Quando pensiamo alla parola "famiglia", probabilmente alla maggior parte di noi verrà in mente quella che se vogliamo possiamo definire "classica", composta da un padre, una madre e dei figli. Ma quando le madri o i padri sono due, cosa succede? Il libro si sofferma su questa tematica ponendo in primo piano la scuola e il ruolo importante e delicato il quale essa ha. Gli autori,nella seconda parte del libro,hanno giustamente ribadito numerose volte, l'importanza che ha la scuola per i bambini, e poi successivamente per i ragazzi. E' il primo centro di socializzazione, dopo la famiglia, e la prima istituzione con cui si viene a contatto. E' uno dei luoghi in cui bisogna lavorare per diffondere una cultura della tolleranza e dell'amore. Al termine del capitolo sono riportate quattro "testimonianze" riguardanti i vari tipi di famiglia. Alla fine di ogni capitolo vi sono degli approfondimenti e delle attività da poter svolgere a scuola. E' un libro molto interessante che affronta una tematica che oggi viene considerata ancora un tabù. Il linguaggio è chiaro, semplice. Un testo rivolto agli operatori sociali e a tutti coloro che sono interessati, incuriositi o attratti dall'argomento; o semplicemente vogliano approfondire una tematica intorno alla quale esistono ancora troppi pregiudizi.
Silvia Moretti
I calendari occidentali parlano chiaro, e, volendo prenderli per buoni, riportano un anno le cui cifre ci avvertono senza ombra di dubbio che siamo entrati a pieno titolo nel 2011 (anzi, al momento ci stiamo addirittura avviando verso la fine di quest'anno per spalancare le porte al fatidico 2012, ma questo dettaglio è di nullo conto per quello che si vuole trattare in questa recensione). Insomma, tagliando corto e riducendo il tutto ad una generalizzazione forse un po' grossolana, è l'epoca del progresso all'ennesima potenza, dove niente resta uguale per più di un mese, quando va bene; eppure, ogni qualvolta si va a sfiorare l'argomento sessualità, soprattutto quando si parla di sessualità diverse (il plurale è d'obbligo, perché una visione manichea di un aspetto così profondo e personale dell'essere è, quantomeno, miope), il civilissimo mondo occidentale assume la tipica espressione di chi si è appena spremuto sulle gengive un limone intero. In linea di massima, andando sempre a restringere, è questo il quadro generale che emerge dall'interessante e ben compilato “manuale” L'Identità Sessuale a Scuola – Educare alla Diversità e Prevenire l'Omofobia, a cura del Professor Federico Batini (eclettico docente universitario) e della dottoressa Barbara Santoni (psicologa e psicoterapeutica, responsabile del consultorio della salute e del benessere dell'associazione GLBT Ireos di Firenze). La scelta di definire questo volume “manuale” non nasce semplicemente dal fatto che esso fornisca dei materiali e degli strumenti educativi per sviluppare, non solo nei discenti ma anche nei docenti stessi, un dialogo intelligente sulle diversità che investono la sfera sessuale degli individui, ma anche perché sono riportati racconti ed esperienze di vita, casistiche, storie, saggi antropologici e quant'altro sull'identità sessuale “altra”. In questo volume-manuale-compendiario, che raccoglie il contributo di diversi autori, non si racconta solo la storia e l'antropologia della sessualità, ma si fa anche il punto sulla grave situazione di intolleranza che ancora permea una larga fetta della nostra società, soprattutto in Italia, Paese estremamente retrogrado non solo a livello istituzionale, ma soprattutto a livello mentale e psicologico, per quanto riguarda il modo di affrontare gli inalienabili diritti di tutti quei cittadini che vengono definiti “diversi” da una certa norma imposta per antica eredità, ma teniamo sempre bene a mente che i tempi e l'Uomo sono mutevoli e ciò che poteva essere norma e convenzione una cinquantina di anni fa, difficilmente potrà rispondere e corrispondere alle esigenze dell'Uomo contemporaneo. In L'Identità Sessuale a Scuola – Educare alla Diversità e Prevenire l'Omofobia viene apertamente affrontato il problema dell'omofobia soprattutto tra i più giovani e vengono suggeriti elementi e modalità per una pedagogia della sessualità che chiarisca bene le idee anche sui termini (che molto spesso vengono mescolati ed impropriamente usati). La situazione che emerge nel testo, se da una parte è assai desolante, in quanto dimostra quanto ancora, malgrado le belle cifre sui nostri bei calendari, le nuove generazioni siano ancora terribilmente ancorate a stereotipi e mindsets che presentano un'allarmante chiusura nei confronti di quei giovani percepiti (ed è importante ricordare questo termine) come sessualmente diversi, dall'altra offre anche indispensabili spunti per attuare una “politica” di supporto nei confronti di tutti quegli adolescenti che, scoprendosi diversi, sono costretti ad affrontare un percorso di definizione del sé difficile e, in molti casi, doloroso. E' un testo che esce dai confini, seppur ampi, dell'ambito educativo e questo è certamente un grande punto di forza poiché, utilizzando un linguaggio chiaro, scorrevole e “calato nella realtà”, si presenta fruibile anche per i “non addetti ai lavori”. Lo sfumato universo della sessualità in tutte le sue declinazioni possibili ed immaginabili, la (spinosa) questione della transessualità e dell'omogenitorialità, il modo in cui gli adolescenti si rapportano alla scoperta del sesso, i vari approcci alla tematica dell'omofobia e del bullismo omofobico, tutto questo viene affrontato in modo approfondito ma non pedante, serio ma non angosciante. Nel testo non si parla di “tolleranza”, una parola fastidiosa per quello che in realtà e senza ipocrisie indica, non si parla nemmeno di “accettazione” intesa come atto di rassegnazione, ma si presentano i fatti per quello che sono e cioè normali e naturali varianti della sessualità umana (e non solo) attraverso l'uso di esempi tratti dalla letteratura, con l'ausilio della mitologia mondiale e non solo di derivazione occidentale, e tramite rapporti di natura scientifica e psicologica che dimostrano quanto le basi su cui si fonda il sentimento omofobo siano pressoché nulle. Una lettura che aggiunge al valore pedagogico anche quello (importantissimo) umano e sociale.
Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta anche noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.
Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado. Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.
La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.
Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).
1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)
Partecipazione
di Michela Alvani
Il coinvolgimento dei singoli cittadini nella vita pubblica è un elemento essenziale per costruire comunità più democratiche, solidali e prospere. Essere un cittadino attivo vuol dire poter godere dei propri diritti, possedere gli strumenti intellettuali e materiali, avere la possibilità di intervenire nelle decisioni e influenzarle, impegnarsi in attività e iniziative che possano determinare la costruzione di una società migliore.
Partecipare significa prendere parte attiva a fatti di interesse collettivo, offrire il proprio contributo a qualcosa, manifestare attenzione per una vicenda e cooperare per raggiungere un risultato comune. (Hart, 1992)
Il processo di partecipazione presuppone il coinvolgimento di ogni singola persona all'interno di un gruppo, implica la proposta per la realizzazione di qualcosa e il raggiungimento di un obiettivo, richiede volontà e competenza nell'attivare momenti di coinvolgimento da parte di chi avvia il processo. Ne consegue che la partecipazione dei cittadini è tale solo se volontaria, e comunque influente sulle scelte delle autorità. (Vinazzani, 2009)
La pedagogia e la politica devono avere un ruolo di primo piano e lavorare in modo sinergico al fine di permettere la partecipazione dei cittadini alle questioni che direttamente li riguardano. Gli obiettivi cui dovrebbero tendere sono la diffusione di una cultura dei diritti, di una cultura rispettosa dell'Infanzia e programmare dei veri e propri corsi di educazione alla cittadinanza, rivolti a bambini, giovani e adulti, che non si risolvano in sterili lezioni di educazione civica.
Partecipando in modo consapevole i soggetti sviluppano competenza e sicurezza, le quali aumentano la motivazione a partecipare e a coinvolgere altri soggetti. Questi, a loro volta, svilupperanno capacità che aumenteranno la loro motivazione. E così avanti, dando luogo ad un movimento simile a quello di una spirale che si autoproduce.
La società complessa in cui viviamo soffre per l'incapacità di saper vedere la partecipazione dei cittadini come una risorsa. È, oggi più che mai, necessario creare un nuovo punto di vista che sappia avvertire quegli echi che giungono dal basso non come un problema da mettere a tacere, ma come uno slancio per ritrovare quel senso comunitario andato perso.
Riferimenti
Hart R., (1992), Children's participation. From tokenism to citizenship, Innocenti Essays n°4, UNICEF, Istituto degli Innocenti, Firenze.
Vinazzani G., (2009), "Salute, comunità, partecipazione", in: La salute umana, Rivista bimestrale di promozione ed educazione alla salute, n°221-222, Centro sperimentale per l'educazione san itaria, Università degli studi di Perugia.
michelalviani@gmail.com
Formazione
di Federico Batini
"Bisognerebbe vivere a posteriori. Decidiamo tutto troppo presto."
(Daniel Pennac, La passione secondo Thérèse)
Questa matrice viene attribuita ad Eisenhower nel periodo in cui non era ancora generale.
Si tratta di uno strumento utile alla presa di decisioni.
Come all'interno di una storia si possono individuare i personaggi e le azioni fondamentali e quelli secondari così nella matrice di Eisenhower veniamo invitati a incrociare importanza ed urgenza.
Cappuccetto Rosso è un personaggio importante della propria storia, ma non tutte le sue azioni possono essere ritenute "urgenti" per la storia.
Quando usiamo il pensiero narrativo, dunque disponiamo il passato o la nostra previsione del futuro, come una storia, riusciamo ad accorgerci di cosa è importante e cosa non lo è, la stessa funzione la riveste, per il pensiero paradigmatico, questa matrice.
Incrociando i quadranti si ottiene allora una tabella come questa sotto in cui è possibile circa varie attività o obiettivi, o azioni che dobbiamo fare... provare a stilare delle priorità reali.
Un colloquio è una situazione provvisoria costituita da interazioni ed influenze reciproche verbali e non verbali, tra due persone che sono in contatto diretto tra di loro, con un obiettivo...