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Orientare nella scuola superiore di Simone Cini (Le Storie siamo noi '07)

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Certe volte trovare la strada giusta non è facile. Proviamo a seguire una strada e ci ritroviamo davanti un muro. Muro dopo muro e passo dopo passo riusciamo, quasi sempre, a tro...

Il contributo di cui qui presentiamo l'estratto è stato presentato a Le storie siamo noi 2007 - Convegno nazionale sull'orientamento Narrativo

Consulente di orientamento

Il percorso – sperimentato con gli alunni delle classi 1° e 2° di scuola secondaria superiore, Istituto Fibonacci di Follonica – ha il suo centro nella fuga intesa come ricerca di altro e come possibilità di esplorazione di nuovi mondi possibili:

  1. Certe volte trovare la strada giusta non è facile. Proviamo a seguire una strada e ci ritroviamo davanti un muro. Muro dopo muro e passo dopo passo riusciamo, quasi sempre, a trovare una via d’uscita. (Nel labirinto sono state liberate 2 strade, oltre a quella originale, per evitare di dare soltanto una via d’uscita)
  2. Nel nostro cammino abbiamo la possibilità di incontrare molte persone, da alcune siamo attratti, da altri fuggiamo. Altre ci trovano interessanti e altre non ci sopportano.
  3. E come ci capita di fuggire da altre persone, a volte, ci ritroviamo a fuggire da noi stessi. A volte non sopportiamo il nostro corpo più spesso non ci riconosciamo come individui. E vorremo essere un’altra persona.
  4. In altri casi vorremo essere da un’altra parte. In un luogo che è nostro e che è fatto apposta per noi, che rappresenta tutto ciò che per noi è importante. Andiamo in quella direzione e ci appare davanti agli occhi.
  5. Quali sono gli strumenti che ho a disposizione per sopravvivere e quali per vivere con gli altri? Quali sono gli strumenti con cui posso provare a rendere possibili tutte le cose ideali che sono emerse negli incontri precedenti?
  6. Perché a volte si scelgono strade anche se sono assolutamente le più faticose? Perché, spesso, alcuni scelgono di tornare e di continuare nonostante le difficoltà? Scrivere tutti insieme per ripensare al percorso fatto, è la fine o ancora c’è tanto da fare. Cosa è possibile sostenersi l’un l’altro?

Simone Cini, laureato in Scienze dell'Educazione, è consulente di orientamento. Lavora con Pratika e Nausika e collabora con agenzie formative e istituzioni sul territorio nazionale. È coautore del volume Gestire gruppi in formazione, Trento, Erickson, 2007.

 

NOTA: (materiale originale, riproduzione vietata se non esplicitamente autorizzata) I materiali sono prodotti da Associazione Pratika© e dai rispettivi autori. Potrai utilizzare liberamente, tutto o in parte, questo materiale per scopi personali e didattici citando la fonte in questo modo: Materiale prodotto da Associazione Pratika© e NOME DELL' AUTORE - www.pratika.net

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Partecipazione

di Michela Alvani

Il coinvolgimento dei singoli cittadini nella vita pubblica è un elemento essenziale per costruire comunità più democratiche, solidali e prospere. Essere un cittadino attivo vuol dire poter godere dei propri diritti, possedere gli strumenti intellettuali e materiali, avere la possibilità di intervenire nelle decisioni e influenzarle, impegnarsi in attività e iniziative che possano determinare la costruzione di una società migliore.

Partecipare significa prendere parte attiva a fatti di interesse collettivo, offrire il proprio contributo a qualcosa, manifestare attenzione per una vicenda e cooperare per raggiungere un risultato comune. (Hart, 1992)

Il processo di partecipazione presuppone il coinvolgimento di ogni singola persona all'interno di un gruppo, implica la proposta per la realizzazione di qualcosa e il raggiungimento di un obiettivo, richiede volontà e competenza nell'attivare momenti di coinvolgimento da parte di chi avvia il processo. Ne consegue che la partecipazione dei cittadini è tale solo se volontaria, e comunque influente sulle scelte delle autorità. (Vinazzani, 2009)

La pedagogia e la politica devono avere un ruolo di primo piano e lavorare in modo sinergico al fine di permettere la partecipazione dei cittadini alle questioni che direttamente li riguardano. Gli obiettivi cui dovrebbero tendere sono la diffusione di una cultura dei diritti, di una cultura rispettosa dell'Infanzia e programmare dei veri e propri corsi di educazione alla cittadinanza, rivolti a bambini, giovani e adulti, che non si risolvano in sterili lezioni di educazione civica.

Partecipando in modo consapevole i soggetti sviluppano competenza e sicurezza, le quali aumentano la motivazione a partecipare e a coinvolgere altri soggetti. Questi, a loro volta, svilupperanno capacità che aumenteranno la loro motivazione. E così avanti, dando luogo ad un movimento simile a quello di una spirale che si autoproduce.

La società complessa in cui viviamo soffre per l'incapacità di saper vedere la partecipazione dei cittadini come una risorsa. È, oggi più che mai, necessario creare un nuovo punto di vista che sappia avvertire quegli echi che giungono dal basso non come un problema da mettere a tacere, ma come uno slancio per ritrovare quel senso comunitario andato perso.

Riferimenti

Hart R., (1992), Children's participation. From tokenism to citizenship, Innocenti Essays n°4, UNICEF, Istituto degli Innocenti, Firenze.

Vinazzani G., (2009), "Salute, comunità, partecipazione", in: La salute umana, Rivista bimestrale di promozione ed educazione alla salute, n°221-222, Centro sperimentale per l'educazione san itaria, Università degli studi di Perugia.

michelalviani@gmail.com

 

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