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VIDEO: Il colloquio di orientamento - Lez. 03 - Inizio del colloquio

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L'orientatore esperto, per esperienza personale pregressa e per competenza professionale, dovrebbe cercare di sapere, fin dalle prime battute del colloquio, l'impressione che egli...

video_orientamento03«Essere centrati sulla persona in questa fase del colloquio significa soprattutto accoglienza e autenticità. E' importante ricevere l'altro con una simpatia cordiale e sincera, cercando di trasmettere tutto il calore umano di cui si è capaci.» (Annamaria Di Fabio).

L'orientatore esperto, per esperienza personale pregressa e per competenza professionale, dovrebbe cercare di sapere, fin dalle prime battute del colloquio, l'impressione che egli offre di sé, che effetto fa sul cliente e come può facilitare, anticipare o ritardare alcuni contenuti e informazioni derivanti dal colloquio stesso.

Inoltre l'intervistatore deve sapere quali impressioni immediate egli riceve dall'aspetto, dal comportamento posturale gestuale e verbale del cliente.

La conoscenza degli aspetti teorici e procedurali, l'applicazione dei metodi e delle tecniche del colloquio di orientamento possono essere di qualche utilità a condizione che ci siano pre-requisiti minimi di comunicazione:

  • autentica

  • autoriflessiva

  • interattiva

L'inizio formale del colloquio prevede l'accoglienza formale della persona che si presenta al colloquio e la raccolta delle notizie che riguardano la circostanza della sua presenza.

Per correttezza e per promuovere un senso di fiducia, ma anche per dare modo al cliente di correggere eventuali inesattezze, si deve fare riferimento a qualche notizia già in nostro possesso.

Instaurare, come già detto nella "lezione" precedente e come ricorda la citazione in esergo, un rapporto improntato a calore e genuinità sin dalle battute iniziali del colloquio è senza dubbio molto importante tuttavia occorre non indulgere ad atteggiamenti di circostanza, una professionalità non eccessivamente calorosa, seppur empatica, è senza dubbio percepita in maniera migliore di una cordialità e vicinanza eccessiva ed affettata.

Indicazioni bibliografiche:

Rogers Carl, 1970 (ed. or. 1951), La terapia centrata sul cliente, Firenze, Martinelli.
Giordani Bruno, 1988, Psicoterapia umanistica: da Rogers a Carkhuff. La terapia centrata sulla persona, Assisi, Cittadella Editrice.

Pratika è leader a livello nazionale nella formazione degli Orientatori. Da quest'anno è attivo il corso di Specializzazione in Orientamento Narrativo

 

NOTA: (materiale originale, riproduzione vietata se non esplicitamente autorizzata) I materiali sono prodotti da Associazione Pratika© e dai rispettivi autori. Potrai utilizzare liberamente, tutto o in parte, questo materiale per scopi personali e didattici citando la fonte in questo modo: Materiale prodotto da Associazione Pratika© e NOME DELL' AUTORE - www.pratika.net

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Formazione

di Simone Cini

Porsi obiettivi non è facile e frequentemente le persone si ritrovano ad abbandonarli. Questo succede, il più delle volte, perchè un obiettivo è poco realistico o perchè non si riesce a definire le tappe con cui raggiungerlo. Ci viene in aiuto l'acronimo SMART.

Con questo acronimo viene sintetizzato il metodo che in The Practice of Management, volume del 1954 di Peter Drucker (http://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Drucker), propone riguardo agli obiettivi.

Questa parola gioca su due piani. Uno legato al significato diretto e l'altro alle parole che escono dal suo sviluppo.

Nel primo caso: SMART in inglese vuol dire intelligente, come a sottolineare quale sia la caratteristica che deve avere qualunque obiettivo.

Nel secondo caso abbiamo l'acronimo:

  • S = Specifico
  • M = Misurabile
  • A = Accessibile
  • R = Realistico
  • T = Temporizzabile

Proviamo ad analizzarle una per una:

Specifico vuol dire che gli obiettivi devono essere posti in maniera tale che sia chiaro cosa si vuole raggiungere. Devono essere riferiti a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico. Devono essere tenuti presenti molti fattori: cosa vogliamo fare, come vogliamo farlo, entro quando vogliamo portarlo a termine, chi vogliamo coinvolgere, perchè dobbiamo raggiungere quell'obiettivo.

Misurabile significa che un obiettivo ben strutturato deve consentire di capire in termini quantitativi se è stato raggiunto o quanto manca al suo raggiungimento.

Accessibile vuol dire che l'obiettivo deve essere pensato in funzione di quello che ho a disposizione: capacità, risorse, strumenti, motivazione ecc. Se non prendo in considerazione tali parametri rischio di venire scoraggiato, di subire un crollo della motivazione. Contemporaneamente l'obiettivo prefissato deve essere in grado di stimolarmi (per obiettivi semplici non ho bisogno di tutta questa riflessione).

Realistico perchè è facile farsi prendere la mano e puntare a risultati eccessivamente lontani. Cadere in questo errore vuol dire rischiare di farsi scoraggiare e quindi mollare tutto. Fissare obiettivi importanti è affascinante e fissarne di immensi affascina ancora di più però, frequentemente, rende tutto irrealizzabile.

Temporizzabile ovvero definire l'obiettivo in funzione del tempo. Occorrerà quindi definire un tempo di scadenza di quell'obbiettivo. Questo definisce l'urgenza e la mancanza di tale parametro da la possibilità di "tirarla per le lunghe". Urgente non è un parametro temporale.

Qualcosa che è sottinteso ma mai fortemente esplicitato, se non alla domanda "Perchè dobbiamo raggiungere quell'obiettivo?", sono i valori. Ma forse emergono sempre nel momento in cui ci poniamo obiettivi, forse sono valori specifici e momentanei o forse sono valori che ci accompagnano sempre; sta di fatto che non è facile fare qualcosa che è contrario ai nostri principi anche quando questo qualcosa è strutturato in maniera ineccepibile.

 

Orientamento

Una bibliografia sull'orientamento con un'attenzione particolare all'orientamento narrativo. Vengono proposte le sezioni sulle nostre pubblicazioni sull'orientamento, scenari dell'ori...
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