«La preoccupazione maggiore dell'operatore non deve essere il problema del cliente di per sé, quanto piuttosto la relazione che il cliente con il suo problema, vale a dire i significati che il soggetto attribuisce al problema» (Roger Mucchielli).
Perché un colloquio sia efficace l'orientatore deve avere sempre, come obiettivo, l'indipendenza e l'autonomia del soggetto, da conquistarsi nel più breve tempo possibile.
La gestione del colloquio occorre dunque che sia tesa alla rilevazione delle risorse oltre che delle problematiche del soggetto, per far sì che ogni decisione, ogni scelta che viene fatta nel corso del colloquio sia frutto della esplicita volontà del cliente.
Un colloquio per essere efficace deve, tener conto, ovviamente, di quelle che sono per prima cosa le necessità esplicitate all'inizio, la motivazione per la quale il cliente ha deciso di compiere un percorso di orientamento e poi di quelle che sono le problematiche e le necessità emerse nel corso dei colloqui.
L'operatore deve rifuggire alla tentazione di essere un solutore di problemi, piuttosto tenga a mente la figura del facilitatore, il suo aiuto infatti deve essere un aiuto come supporto all'indipendenza.
Indicazioni bibliografiche:
Batini F., 2001, Lo sguardo che carezza da lontano. Per una formazione alla relazione di aiuto, Milano, Angeli.
Lai. G. P., 1980, Le parole del primo colloquio, Torino, Boringhieri.
Novara D., 1997, L'ascolto si impara, Torino, EGA.
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