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STRUMENTI: La lezione, il documento di microprogettazione

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La microprogettazione di un intervento rappresenta la fase centrale di qualunque attività di aula all'interno di uno schema che potremo ridurre a quattro punti chiave: Presa in carico...

di Simone Cini

La microprogettazione di un intervento rappresenta la fase centrale di qualunque attività di aula all'interno di uno schema che potremo ridurre a quattro punti chiave:

  1. Presa in carico dell'intervento e accumulo delle informazioni;
  2. microprogettazione;
  3. attuazione dell'intervento;
  4. monitoraggio dell'intervento.

Questo in un ciclo continuo che deve tendere al miglioramento anche di quegli interventi che, probabilmente, non ripeteremo più.

Nell'attività quotidiana di Pratika l'aspetto legato all'accuratezza della preparazione dei momenti di aula è fondamentale non soltanto per le attività di formazione ma anche per le attività di orientamento.

La progettazione dell'evento formativo e la definizione dell'uso dei tempi in aula rappresenta il momento in cui gli aspetti teorici si trasformano in pratica andando a garantire quantomeno due punti:

  1. La riduzione dell'icertezza per il formatore (orientatore);
  2. la possibilità di una gestione dell'aula più fluida e disinvolta in modo da non dare agli utenti sensazioni di improvvisazione.

Proviamo a smontare una scheda tipo di microprogettazione

Questa prima parte, che può sembrare inutile e ridondante (tutto quello che abbiamo da scrivere lo abbiamo ben in testa!), in realtà permette di avere un quadro riassuntivo ed una base programmatica ben ferma, consente di rimanere costantemente centrati su tutti gli aspetti necessari a definire l'intervento vero e proprio.

Inoltre consente di poter, a distanza di tempo quando tutte quelle cose che avevamo ben in testa cominciano a essere diafane, avere a disposizione tutte le informazioni che sono necessarie per capire se è opportuno e possibile utilizzare lo stesso tipo di intervento magari per un nuovo committente (a parità di obiettivi ed utenza).

Parte generale

Il contesto

In questa sezione vengono descritte tutte le caratteristiche dell'intervento. (In forma sintetica)

  • In quale struttura/scuola/agenzia si svolgono;
  • a chi è rivolto l'intervento;
  • il fine dell'intervento (sia che venga definito dal committente sia che venga definito dal formatore/orientatore).

Le basi dell'intervento: "TITOLO DELL'INTERVENTO"

Qui vengono descritti gli aspetti più strettamente legati all'attività che dovrà essere svolta. (In forma sintetica)

  • Che tipo di intervento è (formazione, orientamento, costruzione del gruppo, rimotivazione, ecc.) e quali sono le modalità con cui verrà svolto (lezione frontale, lezione partecipata, lezione esperenziale ecc. o un misto di queste);
  • chi svolgerà il percorso (tipologia di operatore/i);
  • quanti incontri di quante ore ciascuno;
  • quali sono le basi teoriche su cui fonda la propria ragione d'essere.

Schema degli incontri (es. 2 incontri)

Si riporta per ogni giornata il titolo (non necessariamente deve essercene uno, attribuire un titolo però offre immediatamente il senso di quello che si andrà a fare).

Si riportano gli obiettivi generali di ogni singola giornata. Gli obiettivi generali non sono gli obiettivi specifici delle singole attività svolte, questi avranno una collocazione specifica nello schema di microprogettazione.

1° incontro

2° incontro
Titolo della giornata Titolo della giornata
Obiettivi generali dell'incontro Obiettivi generali dell'incontro

Insieme queste tre parti possono rientrare benissimo in due pagine (le prime due della nostra microprogettazione). Questa parte può rappresentare una buona ed esaustiva sintesi di quello che si farà e del perchè verrà fatto da offrire al committente come strumento di proposta dell'intervento o come base sulla quale lavorare per mediare tra necessità del cliente e modalità dell'operatore.

Microprogettazione delle singole giornate

Per ogni incontro inserire il numero dell'incontro, il titolo e gli obiettivi generali.

Nello schema di microprogettazione devono essere inserite almeno cinque voci:

  • Titolo dell'attività: il titolo dell'attività specifica potrà essere utile per costruire una scaletta da avere sotto gli occhi durante l'intervento. Come i titoli delle giornate danno la possibilità di avere qualcosa che rapidamente da il senso di quello che verrà fatto;
  • Tempi: naturalmente in una attività di microprogettazione è fondamentale l'attento monitoraggio di questi. Da prevedere, qualora fosse possibile (nelle attività svolte a scuola è praticamente impossibile avere pause oltre alla ricreazione), i tempi per le pause. In un intervento di 5 ore due pause da 15 minuti sono sufficienti. È consigliabile tenersi leggermente larghi con i tempi, alcuni minuti che rimangono vuoti possono essere riempiti facilmente mentre rimanere a corto di tempo vuol dire far saltare tutta l'idea di lavoro scollegando attività e riflessioni che magari è opportuno che rimangano contigui.
  • Obiettivi dell'attività: quali sono gli obiettivi che ci prefiggiamo di raggiungere con le attività svolte? Gli obiettivi devono essere, va da se, coerenti con l'attività svolta e con gli obiettivi generali (a parte finte che in certi casi possono essere necessarie). Dovrebbero essere indicati in termini di competenze acquisite dagli utenti, riflessioni svolte, ecc.
  • Modalità di somministrazione: descrizione dettagliata delle attività svolte con rimando alle eventuali schede di lavoro. Questa parte deve prevedere, dove necessario, anche le modalità con cui è possibile verificare il raggiungimento degli obiettivi specifici;
  • Materiali: elenco in ordine di utilizzo dei materiali utilizzati per ogni attività. Si intende per materiali sia le schede di lavoro che la cancelleria o altro.

Qualora ve ne fosse necessità dovrebbe essere previsto a fine di ogni incontro uno spazio, tempo, per verificare gli obiettivi generali della giornata e, mi pare inutile dirlo, la stessa cosa dovrebbe essere prevista al termine dell'intervento per quanto riguarda gli obietivi generali.

Non obbligatoriamente queste verifiche saranno necessarie, capita difatti che in aula si abbia a che fare con argomenti che vanno oltre il fare ed il sapere.

Cartella del progetto

In Pratika adottiamo uno schema per strutturare i "contenitori" (generalmente cartelle nel server della struttura) che contengono le microprogettazioni.

Lo schema è questo:

  • Cartella con il titolo dell'intervento (ma è possibile classificarle come meglio si crede) che contiene:
  • Documento con la microprogettazione vera e propria secondo uno schema simile a quello presentato sopra;
  • Cartella con i materiali utilizzati per la preparazione della microprogettazione che contiene:
    • Tutti i materiali che servono per la creazione delle attività e che è utile poter ritrovare per altre microprogettazioni o semplicemente rileggere prima di andare in aula. Materiale trovato in internet, articoli di giornale, foto, racconti, liste, ecc.;
    • Testi che verranno utilizzati in aula debitamente segnalati nel documento di microprogettazione alla voce Materiali e con rimando nella voce Modalità.
  • Cartella con i materiali che verranno utilizzati in aula in ordine di utilizzo (schede, spiegazione di attività, giochi, slide, ecc.)

NOTA: (materiale originale, riproduzione vietata se non esplicitamente autorizzata) I materiali sono prodotti da Associazione Pratika© e dai rispettivi autori. Potrai utilizzare liberamente, tutto o in parte, questo materiale per scopi personali e didattici citando la fonte in questo modo: ©Materiale prodotto da Associazione Pratika e NOME DELL' AUTORE - www.pratika.net 

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Orientamento

di Federico Batini

I titoli di studio e la società in movimento

In una società stabile i titoli di studio rispondono ad una funzione precisa. Laddove è possibile, infatti, determinare, con un buon grado di prevedibilità, i percorsi attraverso i quali ci si può preparare ad una professione si costruiscono sistemi improntati su questa logica, si definiscono percorsi formativi e si collega l'accesso ad una professione ad un particolare percorso formativo, si attribuisce a un titolo o a una qualifica la funzione di garantire sull'accesso di soggetti adeguati e preparati a svolgere quella professione. Questa logica ha avuto senso, unita al congegno disciplinare (discipline come metodi di gestione e di "potere" sul sapere, almeno dall'illuminismo, tramontata l'illusione enciclopedica) per molto tempo, perché per molto tempo abbiamo vissuto in società stabili o a cambiamento lento.

In una società caratterizzata dal continuo mutare di dispositivi e pratiche sociali, di modalità di relazione e interconnessione, di richieste del mercato del lavoro in termini di tipologie di professionalità e singole competenze richieste i titoli di studio faticano a rivestire la stessa funzione. Oggi si chiede, infatti, ai sistemi di istruzione di fornire quelle competenze di base e trasversali che possano servire agli apprendimenti successivi, ovvero che consentano a un soggetto di guidare e determinare il proprio apprendimento. L'apprendimento è continuo (termini che indicano la necessità di apprendere sempre sono usciti dalla ristretta cerchia degli specialisti per approdare su quotidiani e televisioni) e dunque per i singoli soggetti diventa essenziale poter essere capaci di scegliere gli apprendimenti, trovare dove svilupparli, regolare il proprio apprendimento.

Gli orientatori

Gli orientatori rivestono, in questa fase di cambiamento, supporti fondamentali per i soggetti che non sono stati preparati dal sistema di istruzione alla gestione di tutti questi processi di cambiamento.

L'orientatore assume allora anche uno scopo formativo nei confronti dei soggetti e precisamente deve avere l'obiettivo di far sviluppare ai soggetti che incontra competenze di autorientamento.

Al fine di non cronicizzare la domanda orientativa dei soggetti e creare dipendenza occorre che i soggetti apprendano a: interpretare le realtà e costruire significati, conoscere se stessi e le proprie competenze, mettere in campo progetti o, meglio, strategie, scegliere percorsi formativi e professionali.

Nella formazione degli orientatori questo significa porre attenzione a nuove competenze per questi professionisti così decisivi per il nostro futuro.

Riferimenti bibliografici

Batini F. (a cura di, 2005), Manuale per orientatori, Trento, Erickson.

Batini F., Zaccaria R. (a cura di, 2000), Per un orientamento narrativo, Milano, Angeli.

Batini F. (2011), Storie, futuro e controllo, Napoli, Liguori.

Capecchi G. (2005), La formazione degli orientatori: esperienze europee, in: Batini F. (a cura di, 2005), Manuale per orientatori, Trento, Erickson.

Grimaldi A. (a cura di, 2003a), Profili professionali per l'orientamento: la proposta ISFOL, Milano, Franco Angeli.

Grimaldi A. (a cura di 2003b), L'orientamento in Europa: alcune esperienze significative, Isfol Strumenti e Ricerche, Milano, Franco Angeli.

A. Grimaldi, R. Porcelli (a cura di, 2003), Orientamento e scuola: quale ruolo per l'insegnante, Isfol Strumenti e Ricerche, Milano, Franco Angeli.

Grimaldi A. (2005), Verso un nuovo scenario per l'orientamento, in: Batini F. (a cura di, 2005), Manuale per orientatori, Trento, Erickson.

 
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