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Narrazione e orientamento di Federico Batini (Le Storie siamo noi '07)

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Chi crede che oggi siamo in una società complessa e che i destini di ognuno siano differenti per condizioni di partenza, per possibilità, per potenzialità e per esperienze vissute non può...

Il contributo di cui qui presentiamo l'estratto è stato presentato a Le storie siamo noi 2007 - Convegno nazionale sull'orientamento Narrativo

Consulente di orientamento

Scegliere una modalità o un’altra di orientamento equivale a esercitare un’opzione per un’antropologia o un’altra (per una sociologia, una psicologia, una pedagogia).

Chi crede che oggi siamo in una società complessa e che i destini di ognuno siano differenti per condizioni di partenza, per possibilità, per potenzialità e per esperienze vissute non può pensare ad un orientamento deterministico. Non che prima donne e uomini fossero diversi, semplicemente una società che, esplicitamente, tendeva alla conservazione per rafforzare la propria stabilità e prevedibilità consentiva processi diversi.

L’orientamento oggi diventa soprattutto produzione di senso rispetto alla propria vita (dimensione del futuro) e attribuzione di senso (dimensione del passato). Per favorire questo processo è necessaria una dimensione non fatalistica del proprio destino che schiaccia soltanto nella seconda dimensione (attribuzione di senso ex post o attribuzione di senso pescando dai repertori di significazione socialmente disponibili).

Oggi infatti così come da più parti si postula la necessità di imparare ad imparare, individuando nelle competenze metacognitive, quelle che controllano i nostri processi di apprendimento e i processi cognitivi più in generale, le competenze più importanti per la società della conoscenza (almeno alle nostre latitudini) si può affermare la stessa cosa rispetto all’orientamento.

Possiamo allora coniare un nuovo termine: la metaipseità, ovvero la competenza di governo e controllo della propria identità e del proprio sviluppo, questa metacompetenza si nutre di percezione di autoefficacia, di competenze comunicative e relazionali, di competenze progettuali creative, di competenze organizzative etc…, ma soprattutto di capacità di governo (nel pensiero e nell’agentività) della produzione di senso.

Attribuire senso e produrre senso sono competenze che si snodano lungo l’intero arco dell’esistenza, che postulano una continuità.

La competenza che costituiscono la metaipseità sono una mescolanza di logica e creatività: bisogna rinunciare al mito del traguardo per centrarci sul mito del cammino: l’orientamento è un processo formativo particolare, non è uno scioglimento.

La metodologia narrativa supporta proprio lo sviluppo di queste competenze attraverso un potenziamento di quelle che, recentemente, sono state definite come life skill in modo naturale, da sempre infatti i racconti hanno aiutato le culture ed i singoli soggetti a produrre senso.

 

- Ma, Principe, non potete sposare un mostro di tal genere. Su guardate piuttosto questa principessa, o quest’altra…
- Sono io che comando qui. E vi proibisco di dire che la mia fidanzata è un mostro. Che venga condotta da me al più presto, perché sono perdutamente innamorato di lei!
La corte lo credeva pazzo, lui era felice.
(Amélie Nothomb, Splendente come una padella, Einaudi, 2007)

 

Riferimenti bibliografici

Batini F., Zaccaria R. (a cura di, 2000), Per un orientamento narrativo, Milano, Angeli.
Batini F. Zaccaria R. (a cura di, 2002), Foto dal futuro. Orientamento narrativo, Zona
Batini F., Del Sarto G., Narrazioni di narrazioni. Orientamento narrativo e progetto di vita, Trento, Erickson, 2005.
Bruner J. (1992), La ricerca del significato, trad. it., Bollati Boringhieri, Torino.
Bruner J. (1997), La cultura dell’educazione, trad. it., Feltrinelli, Milano.
Bruner J. (2002), La fabbrica delle storie, Laterza, Bari-Roma.
Demetrio D. (1996), Raccontarsi: L’autobiografia come cura di sé, Cortina, Milano.
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Fabbri D., Formenti L. (1991), Carte d’identità, Angeli, Milano.
Ginzburg G. (1986), Miti, emblemi e spie, Einaudi, Torino.
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Jedwlosky P. (2000), Storie comuni, Bruno Mondadori, Milano.
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Knowles M. S. (1996), La formazione degli adulti come autobiografia, trad. it., Cortina, Milano.
Lyotard J. F. (1981), La condizione postmoderna, trad. it., Feltrinelli, Milano.
Mantegazza R. (a cura di, 1996), Per una pedagogia narrativa, EMI, Bologna.
Mantegazza R. (1999), Un tempo per narrare, EMI, Bologna.
Melucci A. (1991), Il gioco dell’io. Il cambiamento di sé in una società globale, Feltrinelli, Milano.
Melucci A. (1998), Verso una sociologia riflessiva, Il Mulino, Bologna.
Munari A. (1993), Il sapere ritrovato. Conoscenza, apprendimento, formazione, Guerini e Associati, Milano.
Pineau G., Le Grand J. L. (1993), Les histoires de vie, PUF, Parigi.
Ricoeur P. (1986, 1987, 1988), Tempo e racconto, trad. it., Jaca Book, Milano.
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Sparti D. (2000), Identità e coscienza, Il Mulino, Bologna.

Notizia biobibliografica

Federico Batini, direttore delle agenzie formative Pratika e Nausika, è professore a contratto presso l’Università di Firenze e in corsi e scuole di specializzazione post laurea. È presidente nazionale di COFIR e membro della Segreteria Nazionale del Forum Permanente per l’Educazione degli Adulti. Fondatore della metodologia dell'orientamento narrativo, ha curato con Renato Zaccaria il volume Per un orientamento narrativo (Franco Angeli 2000). Tra le sue ultime pubblicazioni in volume sull’orientamento si segnalano: con Gabriel Del Sarto, Narrazioni di narrazioni (Erickson 2005), Manuale per orientatori (Erickson 2005), con Gloria Capecchi, Strumenti di partecipazione (Erickson 2005), con Simone Giusti e Gabriel Del Sarto, Narrazione e invenzione (Erickson 2007). Insieme a Simone Giusti dirige la collana “Comunità e persone. Sviluppo, formazione e orientamento”, Centro Studi Erickson di Trento. Dirige la rivista LLL.

 

NOTA: (materiale originale, riproduzione vietata se non esplicitamente autorizzata) I materiali sono prodotti da Associazione Pratika© e dai rispettivi autori. Potrai utilizzare liberamente, tutto o in parte, questo materiale per scopi personali e didattici citando la fonte in questo modo: Materiale prodotto da Associazione Pratika© e NOME DELL' AUTORE - www.pratika.net

Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta anche noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado. Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

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