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Percorsi di Orientamento Narrativo: laboratori di buone pratiche di Simone Giusti (Le Storie siamo noi '07)

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L'orientamento narrativo attraverso specifici percorsi di lavoro di gruppo permette di attuare un processo durante il quale le persone hanno la possibilità di intervenire sulla propria iden...

Il contributo di cui qui presentiamo l'estratto è stato presentato a Le storie siamo noi 2007 - Convegno nazionale sull'orientamento Narrativo

L'orientamento narrativo attraverso specifici percorsi di lavoro di gruppo permette di attuare un processo durante il quale le persone hanno la possibilità di intervenire sulla propria identità, sull'autoefficacia, sull'immagine di sé nei differenti contesti e, inoltre, possono acquisire competenze progettuali a partire dall'utilizzo di materiali propri, provenienti cioè da attribuzioni di significato e da sistemi di valori che sono propri esclusivamente del soggetto in apprendimento.

Il professionista di orientamento è – secondo una concezione educativo-formativa dell'orientamento (Alberici A., 2005, p. 12) – un facilitatore dell'apprendimento che attraverso gli strumenti tipici della relazione d'aiuto e del lavoro di gruppo, integrate con specifiche competenze narrative – narratologia, scrittura creativa, pensiero narrativo – innesca e gestisce situazioni in cui i soggetti sono messi in condizione di "testualizzare" le proprie costruzioni di significato in racconti, poesie, fotografie, collage, filmati.

I testi, di qualunque tipo essi siano, "hanno una duplice funzione, cioè quella di consentire al soggetto un punto di vista particolare sulla realtà e quella di testualizzare la realtà così come essi la osservano, senza per questo irrigidire copioni e interpretazioni. La peculiarità di un soggetto viene intesa come un corpus significativo che una volta testualizzato, assume un rapporto sempre più o meno stabile con un particolare contesto e rende possibile al soggetto l'autointerpretazione e la lettura di quel medesimo contesto, ma al contempo apre al possibile delle altre interpretazioni" (Batini F., Del Sarto G., 2005, p. 41).

La testualizzazione in qualche modo mette a fuoco il nostro smarrimento, il disorientamento o straniamento, poiché costringe a confrontarsi con un punto di vista in movimento, che può agire in varie direzioni nel tempo e nello spazio, nel reale e nel possibile, ma che nel momento che viene bloccato diviene in qualche modo soggetto esso stesso ad interpretazioni, attribuzioni ulteriori di senso. Da questa sensazione iniziale è possibile far scaturire ulteriori narrazioni, tirar giù dei progetti, può delinearsi un percorso per il possibile, nel quale l'incertezza divenga sempre più potenzialità e l'ansia si trasformi in speranza, "sospesi in quel magico equilibrio tra riduzione dell'ansia da incertezza e apertura al possibile" (Batini F., Del Sarto G., 2005, p. 42).

La metodologia dell'orientamento narrativo nei gruppi, con particolare riferimenti al contesto scolastico e agli ambienti di cura, presenta i seguenti punti di forza:

  1. è adeguata al contesto scolastico sia perché agisce sul gruppo classe sia perché inserisce nella scuola una figura di professionista dell'orientamento con competenze principalmente pedagogiche;
  2. aiuta a instaurare un rapporto positivo con il gruppo classe, poiché lavora con materiali e strumenti vicini alla cultura di appartenenza degli alunni (plasmata dalle grandi agenzie narrative: tv, cinema, industria musicale ecc.);
  3. è coerente con le finalità stesse del percorso educativo e va quindi ad affiancare il lavoro del consiglio di classe; in particolare, agendo sull'autoefficacia percepita - quanto ogni soggetto crede alle proprie capacità di attivare risorse cognitive e comportamentali atte ad ottenere i risultati attesi – ha un forte impatto sulla motivazione e sulle dinamiche di relazione;
  4. attraverso il lavoro di testualizzazione consente di lavorare secondo una logica progettuale e di elaborare dei prodotti che si presentano come dei veri e propri "manufatti del sé e del gruppo".

I laboratori, durante i quali saranno presentati dei percorsi di orientamento di gruppo, sono gestiti da ricercatori dell'ISFOL e da professionisti dell'orientamento delle agenzie formative Pratika, L'Altra Città e SSA. Questi ultimi sono stati incaricati dall'USP di Grosseto di sperimentare dei percorsi nelle scuole di ogni ordine e grado e in una casa di riposo, al fine di presentare i risultati nell'ambito del convegno.

Riferimenti bibliografici

Batini F. (a cura di, 2005), Manuale per orientatori, Trento, Erickson

Batini F. (2005), "L'orientamento narrativo", in Batini F. (a cura di, 2005)

Batini F. (2006), "Orientamento e empowerment", Quaderni di orientamento, n. 27, 1

Batini F., Del Sarto G. (2005), Narrazioni di narrazioni. Orientamento narrativo e progetto di vita, Trento, Erickson

Batini F., Zaccaria R. (2000), Per un orientamento narrativo, Milano, Franco Angeli

Batini F., Zaccaria R. (2005), Foto dal futuro. Orientamento narrativo, Arezzo, Zona

Bruner J. (1992), La ricerca del significato. Per una psicologia culturale, Torino, Bollati Boringhieri(ed. or. 1990).

Falsini A. (2005), "Progetto professionale", in Batini F. (a cura di, 2005).

Smorti A. (1994), Il pensiero narrativo. Costruzione di storie e sviluppo della conoscenza sociale, Firenze, Giunti.

Smorti A. (1997), Il sé come testo. Costruzione delle storie e sviluppo della persona, Firenze, Giunti.

Notizia biobibliografica

Simone Giusti insegna al Centro Territoriale Permanente per l'Educazione degli Adulti di Follonica e è un componente del gruppo provinciale per l'orientamento istituito dall'Ufficio Scolastico Provinciale di Grosseto. È dottore di ricerca in italianistica e dopo aver svolto attività di ricerca e di insegnamento in varie università italiane ha cominciato a dedicarsi alla teoria e didattica della letteratura (La congiura stabilita, Franco Angeli 2005; Linea meridiana, Unicopli 2005) e alle metodologie narrative in formazione e in orientamento (Narrazione e invenzione, Erickson 2007). È docente a contratto alla SSIS Toscana e dirige l'agenzia formativa L'Altra Città. Insieme a Federico Batini dirige la collana "Comunità e persone", edizioni Erickson di Trento; con Andrea Caldelli e Paola Giangrande dirige la collana "Educazione e ricerca sociale", edizioni Pensa Multimedia di Lecce. È tra i fondatori e direttori della rivista "Per leggere: i generi della lettura".

NOTA: (materiale originale, riproduzione vietata se non esplicitamente autorizzata) I materiali sono prodotti da Associazione Pratika© e dai rispettivi autori. Potrai utilizzare liberamente, tutto o in parte, questo materiale per scopi personali e didattici citando la fonte in questo modo: Materiale prodotto da Associazione Pratika© e NOME DELL' AUTORE - www.pratika.net 

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di Simone Cini

Porsi obiettivi non è facile e frequentemente le persone si ritrovano ad abbandonarli. Questo succede, il più delle volte, perchè un obiettivo è poco realistico o perchè non si riesce a definire le tappe con cui raggiungerlo. Ci viene in aiuto l'acronimo SMART.

Con questo acronimo viene sintetizzato il metodo che in The Practice of Management, volume del 1954 di Peter Drucker (http://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Drucker), propone riguardo agli obiettivi.

Questa parola gioca su due piani. Uno legato al significato diretto e l'altro alle parole che escono dal suo sviluppo.

Nel primo caso: SMART in inglese vuol dire intelligente, come a sottolineare quale sia la caratteristica che deve avere qualunque obiettivo.

Nel secondo caso abbiamo l'acronimo:

  • S = Specifico
  • M = Misurabile
  • A = Accessibile
  • R = Realistico
  • T = Temporizzabile

Proviamo ad analizzarle una per una:

Specifico vuol dire che gli obiettivi devono essere posti in maniera tale che sia chiaro cosa si vuole raggiungere. Devono essere riferiti a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico. Devono essere tenuti presenti molti fattori: cosa vogliamo fare, come vogliamo farlo, entro quando vogliamo portarlo a termine, chi vogliamo coinvolgere, perchè dobbiamo raggiungere quell'obiettivo.

Misurabile significa che un obiettivo ben strutturato deve consentire di capire in termini quantitativi se è stato raggiunto o quanto manca al suo raggiungimento.

Accessibile vuol dire che l'obiettivo deve essere pensato in funzione di quello che ho a disposizione: capacità, risorse, strumenti, motivazione ecc. Se non prendo in considerazione tali parametri rischio di venire scoraggiato, di subire un crollo della motivazione. Contemporaneamente l'obiettivo prefissato deve essere in grado di stimolarmi (per obiettivi semplici non ho bisogno di tutta questa riflessione).

Realistico perchè è facile farsi prendere la mano e puntare a risultati eccessivamente lontani. Cadere in questo errore vuol dire rischiare di farsi scoraggiare e quindi mollare tutto. Fissare obiettivi importanti è affascinante e fissarne di immensi affascina ancora di più però, frequentemente, rende tutto irrealizzabile.

Temporizzabile ovvero definire l'obiettivo in funzione del tempo. Occorrerà quindi definire un tempo di scadenza di quell'obbiettivo. Questo definisce l'urgenza e la mancanza di tale parametro da la possibilità di "tirarla per le lunghe". Urgente non è un parametro temporale.

Qualcosa che è sottinteso ma mai fortemente esplicitato, se non alla domanda "Perchè dobbiamo raggiungere quell'obiettivo?", sono i valori. Ma forse emergono sempre nel momento in cui ci poniamo obiettivi, forse sono valori specifici e momentanei o forse sono valori che ci accompagnano sempre; sta di fatto che non è facile fare qualcosa che è contrario ai nostri principi anche quando questo qualcosa è strutturato in maniera ineccepibile.

 

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