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TEORIE: L'Orientamento narrativo

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La narrazione è un processo cognitivo attraverso il quale strutturiamo, in unità temporalmente significative, unità di esperienza, attribuendo loro un ordine, dei rapporti. Lo stesso proce...

«Il racconto è presente in tutti i tempi, in tutti i luoghi, in tutte le società; il racconto comincia con la storia stessa dell'umanità; non esiste, non è mai esistito in alcun luogo un popolo senza racconti, [...] il racconto è come la vita» (Roland Barthes)

Consulente di orientamento

Alice incontra il Gatto: Alice:''Mi vuoi dire quale strada devo fare per uscire di qui?''
"Dipende in gran parte da dove vuoi andare..." rispose il Gatto.
"Oh non importa dove" disse Alice
" Allora importa poco sapere quale strada prenderai" - soggiunse il Gatto.
"...purchè giunga in qualche parte" - riprese Alice come per spiegarsi meglio.
"Oh certo che vi giungerai!" - disse il Gatto, "non hai che da camminare"
Alice incontra il Bruco: "Chi sei?" disse il Bruco.
Non era un bel principio di conversazione. Alice rispose con qualche timidezza: "Davvero non te lo saprei dire ora. So dirti chi fossi, quando mi son levata questa mattina, ma da allora credo di essere stata cambiata parecchie volte."
" Che cosa mi racconti"? - disse austeramente il Bruco. – "Spiegati meglio."
"Temo di non potermi spiegare" disse Alice, "perchè non sono più quella di prima, come vedi."

La narrazione è un processo cognitivo attraverso il quale strutturiamo, in unità temporalmente significative, unità di esperienza, attribuendo loro un ordine, dei rapporti. Lo stesso processo si ripete nel momento in cui ascoltiamo una narrazione, basti pensare all'operazione di "riempimento" che viene fatta quando, mediante l'immaginazione, collochiamo dati mancanti in una sequenza narrativa ascoltata. Il pensiero narrativo agisce inoltre, in modo tacito, in qualsiasi situazione professionale, nella quale le capacità previsionali del professionista vengono esercitate tramite una narrazione del "probabile" per compiere l'azione più adeguata allo svolgersi degli eventi previsti. Il recupero di esempi narrativi significativi consente una riflessione intorno ai significati e la costruzione di narrazioni ulteriori, tramite attività suggerite ad hoc, può rivestire un'importanza fondamentale per la formazione della professionalità o per compiere delle scelte, o per progettarsi.

Dunque le strutture narrative, derivanti dai concetti di schemi di storie, di modelli mentali, di sistemi funzionali della memoria, sono forme universali attraverso le quali le persone comprendono la realtà, se la rappresentano, le attribuiscono senso e significato e ne parlano. La narrazione non ha, però, soltanto una funzione interpretativa rispetto alla realtà esterna (il mondo intorno a noi), ma struttura anche la modalità di pensiero che abbiamo su noi stessi, ovvero quello che abitualmente chiamiamo coscienza di sé (il mondo interno). In altri termini, il Sé individuale emerge sia dalle narrazioni sul vissuto personale che l'individuo stesso propone (narrazioni autobiografiche, ma non solo) sia dalle narrazioni che altri compiono su di lui, elaborate entrambe dall'individuo stesso in nuove forme di coscienza. Risulta facile inferire come la mescolanza di questi due "mondi", interno ed esterno, costituisca uno dei principali veicoli di produzione di significato e di possibilità di scambio rispetto ad esso. Quando racconto un evento nella narrazione sono frammisti l'evento e l'interpretazione che ne do (i sentimenti, le emozioni che mi ha provocato...) costruendo dunque, attraverso la stessa narrazione, il significato che io attribuisco a quell'evento.

Sintetizzando, potremmo asserire che la vita umana è contraddistinta dai significati, ovvero che la nostra vita è condizionata più dalle opinioni e dai significati che attribuiamo agli eventi che dagli eventi medesimi (Bruner, 1990; Watzlawick et al., 1971; 1978). Le narrazioni giocano un ruolo centrale proprio nel processo di significazione degli eventi: le narrazioni con cui (in cui) i soggetti organizzano le esperienze e gli eventi in genere costituiscono il fondamento della percezione che hanno degli altri, di se stessi, del mondo esterno.

E' ormai assodato che, soprattutto per quanto concerne la sfera professionale, assistiamo ad una sempre maggiore imprevedibilità dei destini individuali. Parole come flessibilità, mobilità ecc. acquisiscono un senso più stringente quando si riferiscono ai costi, che vengono richiesti e pagati dall'individuo, in termini di sostenibilità psicologica. Alla solitudine del cittadino globale (Z. Baumann) si accompagna il rischio (U. Beck), in chi non si sia costruito un'identità adeguata alle dinamiche dei contesti di riferimento, di sentirsi in balia degli eventi. Gli elementi di adeguatezza di cui si parla non riguardano la variabilità del contesto in cui si vive, determinato da fattori sociali, culturali, di organizzazione del mercato del lavoro ecc., ma fanno riferimento, in primo luogo, al contesto interno. Occorrono «identità capaci di tenere insieme se stesse mentre esse stesse si modificano» (F. Batini e R. Zaccaria, 2002: 19). La narrazione, come "esito naturale" del vissuto emotivo, può contribuire alla crescita della personalità, alla creazione di un'adeguata immagine di sé, alla costruzione dell'identità.

L'orientamento narrativo tenta il difficile ed ambizioso percorso di rispondere pienamente alla domanda di senso e significato dell'uomo contemporaneo.

Il nocciolo della questione si potrebbe riassumere in una maggiore importanza che assegniamo oggi, per l'orientamento, alla domanda fatta dal Bruco rispetto alla risposta che Alice riceve dal Gatto.

 

NOTA: (materiale originale, riproduzione vietata se non esplicitamente autorizzata) I materiali sono prodotti da Associazione Pratika© e dai rispettivi autori. Potrai utilizzare liberamente, tutto o in parte, questo materiale per scopi personali e didattici citando la fonte in questo modo: Materiale prodotto da Associazione Pratika© e NOME DELL' AUTORE - www.pratika.net

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Orientamento

di Federico Batini

Per costruire consapevolmente la propria identità, gestire attivamente la propria vita, per rispondere al bisogno di controllo che ogni soggetto ha circa la propria esistenza ed il proprio futuro, per diventare cittadino, autore e protagonista della propria vita proponiamo di lavorare in due direzioni: lo sviluppo o l'acquisizione di alcune competenze narrative e la condivisione con gli altri di segmenti narrativi su noi stessi, sulla nostra esperienza, sull'esperienza che condividiamo all'interno di una società. I materiali e le competenze ci consentono di scambiare significati circa gli eventi, le esperienze, le emozioni ed i sentimenti con gli altri, ma senza materiali non potremmo, letteralmente, vivere, o meglio, attribuire senso a questi eventi, esperienze, emozioni e sentimenti (riducendo le possibilità di attribuzione di senso si riducono le .possibilità di vita.). I materiali narrativi che utilizziamo traggono la loro origine da esperienze nostre ed altrui e dai vari tipi di fiction e ci sono utili per costituire serbatoi e repertori che, a loro volta, usiamo per vivere e comprendere la nostra e altrui esperienza (dalle quali preleviamo materiali ulteriori).

Le competenze narrative, oggi sono estremamente rilevanti e, secondo quanto dimostrato dalle ricerche e dalle riflessioni attorno al tema dell'orientamento narrativo, sono implementabili attraverso una serie di attività sperimentate a partire dal 1997 (Batini, Giusti, a cura di, 2009a) che fanno riferimento ai processi di consapevolezza, autorialità e controllo dei soggetti circa la propria vita e le proprie scelte, costruite intorno alla fruizione ed all'utilizzo di narrazioni che costituiscono lo stimolo e danno origine a quelle attività.

La possibilità di pensare e progettare questo metodo e le relative strumentazioni ed attività è stata consentita da alcune acquisizioni che meritano di essere qui richiamate. Una dimensione importante è senza dubbio la "scoperta", relativamente recente, ma soltanto per il panorama italiano, di una modalità particolare del pensiero umano denominato pensiero narrativo: "ci sono due tipi di funzionamento cognitivo, due modi di pensare, ognuno dei quali fornisce un proprio metodo particolare di ordinamento dell'esperienza e di costruzione della realtà. Questi due modi di pensare, pur essendo complementari, sono irriducibili l'uno all'altro. Qualsiasi tentativo di ricondurli l'uno all'altro o di ignorare l'uno a vantaggio dell'altro produce inevitabilmente l'effetto di farci perdere di vista la ricchezza e la varietà del pensiero. Ognuno di questi tipi di pensiero, inoltre possiede principi operativi propri e propri criteri di validità. Altrettanto radicalmente diverse sono le loro procedure di verifica. Un buon racconto e un'argomentazione ben costruita rappresentano due generi di cose ovviamente molto diversi tra loro. È vero che ci si può servire di entrambi per convincere un'altra persona; ma le cose di cui essi convincono sono fondamentalmente diverse tra loro: le argomentazioni ci convincono della propria verità, i racconti della propria verosimiglianza. Le une sono suscettibili di verifica, appellandosi in definitiva alle procedure con cui si elabora una dimostrazione formale o empirica; gli altri non stabiliscono la verità ma la verosimiglianza. Qualcuno ha affermato che l'argomentazione è un'elaborazione più raffinata o più astratta del racconto. Ma una tesi del genere dev'essere vera o falsa solo in un senso estremamente superficiale e approssimativo. In realtà, come ho già osservato, argomentazione e racconto funzionano diversamente. La struttura di un'argomentazione logica ben costruita è radicalmente diversa da quella di un racconto efficacemente impostato. [.] I tipi di casualità impliciti in tali giudizi sono molto diversi nei due casi. Il termine allora riveste funzioni molto diverse nell'enunciato logico .se X, allora anche Y. e nel testo narrativo .il re morì e allora morì anche la regina.. Nel primo caso allude a una ricerca delle condizioni universali di verità, nel secondo a probabili rapporti particolari tra due eventi: un dolore mortale, il suicidio o un delitto.. (Bruner, 1986, ed. it. 2003, pp. 15-16; cfr. anche Smorti, 1994; 1997; 2007).

Per approfondimenti: F. Batini (2011), Storie, futuro e controllo. Le narrazioni come strumento di costruzione del futuro., Napoli, Liguori.

 
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