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Identità, narrazione e orientamento di Bruno Rossi (Le Storie siamo noi '07)

Il contributo di cui qui presentiamo l'estratto è stato presentato a Le storie siamo noi 2007 - Convegno nazionale sull'orientamento Narrativo

Consulente di orientamento

Il problema dell’orientamento è fondamentalmente un problema culturale, concernente cioè un ideale educativo: orientare è formare una persona capace di autoprogettazione esistenziale e in grado di stabilire relazioni con gli universi circostanti esprimendosi sempre in termini di libertà e coscienza. In definitiva, si può dichiarare che il traguardo prioritario dell’azione orientativa è da far consistere in un aiuto da offrire ai soggetti in crescita in ordine all’impegno autoformativo di ricerca e definizione dell’identità personale e alla costruzione di un congruo progetto di vita che implichi una consapevole forma di impegno dinanzi alla vita, considerata nella molteplicità delle sue funzioni e delle sue dinamiche, che chieda all’essere umano di concedersi il coraggio di vivere da persona, con una sua coessenziale forza normativa, vale a dire con una intrinseca energia generativa di bene comune.

È appena necessario dire quanto in questa direzione sia importante una pratica educativa in grado di accendere e rinforzare dinamiche di autoconoscenza e di autovalutazione fondando le proprie imprese culturali sul motivo portante del pensiero critico e creativo, che è una continua educazione alla scelta, alla decisione, al riorientamento, alla presa di posizione, all’autocomprensione ed alla graduale padronanza di sé. Attraverso itinerari finalizzati all’educazione alla scelta e alla decisione, chi educa è capace di aiutare l’educando a consapevolizzarsi dei suoi limiti e dei suoi poteri e ad incontrarsi congruentemente con il suo ambiente vitale, a stabilire una positiva relazione tra le soggettive capacità ed aspettative e l’universo extrasoggettivo, a conoscere il mondo esterno e a conoscersi.

L’autorevolezza di chi educa ha da essere espressa anche in direzione dell’aiutare la persona a progettare e a progettarsi, a compiere scelte consapevoli e intelligenti dinanzi alla notevole complessità nella quale la persona vive, con ciò tenendola lontano dai rischi dell’abitudine e della ripetitività, della passività e della rassegnazione, e alimentando la sua tensione personale verso singolari obiettivi di maturazione. Il soggetto educativo ha bisogno di avere ideali verso cui tendere al fine di dare direzione e concretezza alla spinta autorealizzativa, ha necessità di incontrarsi con adulti interessati a promuovere in lui l’attitudine a scegliere tra inautentico ed autentico, tra bisogno e valore, tra immediatezza e ulteriorità, tra gratificazione superficiale e guadagno di senso.

Una seria impresa orientativa non può non lasciarsi animare e sostenere dalla necessità di aiutare la persona a rendersi protagonista di una cultura del cambiamento e del progetto, dell’iniziativa e dell’innovazione. In fin dei conti, il contenuto dell’orientamento può essere identificato con una educazione alla progettualità, che valorizzi il potenziale creativo di ognuno e si sviluppi secondo la logica della formazione continua. Questo ulteriore riferimento all’aspetto personale del processo orientativo può giovare a dare nuovamente sottolineatura al traguardo primario che tale processo si ascrive: conseguimento di una competenza decisionale in grado di governare efficacemente le differenti scelte esistenziali. La persona che si rende protagonista di decisioni autonome impara a diventare soggetto responsabile della propria esistenza.

Dal progetto la persona è sollecitata a fare tirocinio continuato di intenzionalità, decisionalità, rischio, scelta e ad opporsi costantemente alla casualità, all’opportunismo, al disordine, all’incoerenza. La manifestazione e l’incremento di sé non possono trovare validi alimenti e sostegni in una crescita fatalistica e spontaneistica che misconosce o contraddice quei valori personali che fanno capo alla volontà, alla libertà, alla responsabilità. Ciò ha da essere posto nuovamente in risalto in una stagione storica dove, in definitiva, sono assenti grandi mete orientanti e ideali condivisi, dove la persona non di rado rinuncia a scegliere e a progettare, a farsi sempre di più e a conferire valore alla propria esistenza, a disegnare un ideale personale tramite cui esprimere una cospicua forza progettuale in ordine ad un divenire intenzionale ed alimentare speranze e doveri, compiti autoattuativi e responsabilità.

Estratto da Batini F., Zaccaria R., a cura di (2000), Per un orientamento narrativo, Milano, Franco Angeli.

Notizia biobibliografica

Bruno Rossi è professore ordinario di Pedagogia generale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo. È docente di Pedagogia generale e sociale nel corso di laurea per Fisioterapisti della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Siena. Nella Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario della Toscana è responsabile dell’area trasversale di Siena e del settore di Pedagogia generale della suddetta area e docente di tale insegnamento, nonché responsabile del settore di Pedagogia speciale del corso di specializzazione per insegnanti di sostegno. È Delegato del Rettore per le attività di orientamento dell’Ateneo senese dal gennaio 2002 ed è responsabile del Centro Risorse Orientamento della Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo.

Tra le sue pubblicazioni più recenti: Pedagogia degli affetti, Laterza, Roma-Bari 2002; Il sé e l’altro. Per una pedagogia dell’incontro, La Scuola, Brescia 2003; L’educazione dei sentimenti. Prendersi cura di sé, prendersi cura degli altri, Unicopli, Milano 2004; Intelligenze per educare, Guerini Scientifica, Milano 2005; Avere cura del cuore. L’educazione del sentire, Carocci, Roma 2006.

 

NOTA: (materiale originale, riproduzione vietata se non esplicitamente autorizzata) I materiali sono prodotti da Associazione Pratika© e dai rispettivi autori. Potrai utilizzare liberamente, tutto o in parte, questo materiale per scopi personali e didattici citando la fonte in questo modo: Materiale prodotto da Associazione Pratika© e NOME DELL' AUTORE - www.pratika.net

Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta an che noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado. Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

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