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Raccontare, dialogare. Per un orientamento narrativo nella stagione dell’incertezza di Brunetto Salvarani (Le Storie siamo noi '07)

Il contributo di cui qui presentiamo l'estratto è stato presentato a Le storie siamo noi 2007 - Convegno nazionale sull'orientamento Narrativo

Consulente di orientamento

Nel tempo del pluralismo religioso e del mosaico della fede in un paese, come il nostro, che fatica ad accettare questo scenario in progress, la ricerca, spesso ardua, di occasioni di incontro autentico passa attraverso un lavoro sull’identità narrativa. Dialogare non significa necessariamente risolvere un problema: invece di argomentare o dimostrare si può anche raccontare o ascoltare la storia di un altro.

Andrebbe favorita, pertanto, la possibilità ai molti stranieri che ci vivono accanto (e con i quali, pure, ancora non viviamo insieme) che vogliono raccontare la propria storia, di poterlo fare, moltiplicando gli spazi e i momenti per far sì che il nostro racconto – oggi, peraltro, così sfuocato e spersonalizzato – s’incroci con il loro racconto. Creando un racconto nuovo.

Una narrazione efficace, pericolosa, e capace di effetti critici, inizia quando la persona diventa capace di assumere il ruolo degli altri e contemporaneamente guarda se stesso dal loro punto di vista: essa si colloca infatti al cuore del conflitto tra i bisogni di appartenenza e le aspirazioni al cambiamento, svolgendo un ruolo liberatorio di accomodamento, di interdipendenza e interazione.

La strada sempre più urgente di una serio orientamento, e di una pedagogia, interculturali trova così vigore dal suo innesto con quella di un orientamento narrativo a caro prezzo.

Introduzione: Il racconto assente, in memoria di Matteo

Raccogliere i pezzi del puzzle, gli elementi di scenario

  1. il tempo: non c’è più memoria né speranza, ma solo ricerca di una gratificazione istantanea
  2. lo spazio: abitiamo glocalmente un mondo che si tinge sempre più di non-luogo
  3. l’umanità: abbiamo molteplici identità e molteplici appartenenze, in una società dell’incertezza, liquida e sempre più priva di legami sociali

Per un orientamento narrativo

  1. rieducare al silenzio (figura: Bartleby lo scrivano, da H.Melville)
  2. rieducare all’ascolto (figura: il monaco)
  3. rieducare alla festa, cioè al cambiamento (figura: Saletti, da M.Serra)

Finale: Il racconto ritrovato, le storie da forchetta e coltello…

Riferimenti bibliografici

Salvarani B. (1997), Le storie di Dio. Dal Grande codice alla teologia narrativa, EMI, Bologna
Salvarani B. (1998), C’era una volta un re, Paoline, Milano.
Salvarani B. (2000), Per amore di Babilonia, Diabasis, Reggio Emilia.
Salvarani B. (2004), In principio era il racconto. Verso una teologia narrativa, EMI, Bologna
Salvarani B. (2006), Educare al pluralismo religioso. Bradford chiama Italia, EMI, Bologna

Notizia biobibliografica

Brunetto Salvarani, teologo e scrittore, dirige il mensile di educazione interculturale “CEM Mondialità” e il periodico del dialogo cristiano-ebraico “QOL”. Si occupa da tempo di dialogo interreligioso, teologia narrativa e interculturalità. È stato a lungo responsabile del Centro Studi Religiosi della Fondazione San Carlo di Modena, fa parte del comitato editoriale della trasmissione di RAI 2 “Protestantesimo” ed è vicepresidente dell’Associazione italiana degli “Amici di Nevè Shalom – Waahat as-Salaam”. Fra le numerose sue pubblicazioni: “C’era una volta un re… Salomone che scrisse il Qohelet” (Paoline ’98), “In difesa di Giobbe e Salomon. Leopardi e la Bibbia” (Diabasis 1998), “Per amore di Babilonia” (Diabasis 2000), “Religioni in Italia” (EMI 2001), “A scuola con la Bibbia” (EMI 2001), “Vocabolario minimo del dialogo interreligioso” (EDB 2003), “In principio era il racconto” (EMI 2004), “Educare al pluralismo religioso” (EMI 2006), “Morte” (EMI 2005) e “Gesù” (EMI 2006), per la nuova collana interreligiosa “Parole delle fedi”, di cui è ideatore e curatore. Insegnante di Lettere ai licei, attualmente sta ultimando il dottorato in teologia nell’ambito del dialogo cristiano-ebraico, è docente di Missiologia e Teologia del dialogo presso la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna di Bologna ed è membro dell’Osservatorio sull’interculturalità e gli alunni stranieri del Ministero della Pubblica Istruzione.

 

NOTA: (materiale originale, riproduzione vietata se non esplicitamente autorizzata) I materiali sono prodotti da Associazione Pratika© e dai rispettivi autori. Potrai utilizzare liberamente, tutto o in parte, questo materiale per scopi personali e didattici citando la fonte in questo modo: Materiale prodotto da Associazione Pratika© e NOME DELL' AUTORE - www.pratika.net

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di Federico Batini

"Bisognerebbe vivere a posteriori. Decidiamo tutto troppo presto."

(Daniel Pennac, La passione secondo Thérèse)

Questa matrice viene attribuita ad Eisenhower nel periodo in cui non era ancora generale.

Si tratta di uno strumento utile alla presa di decisioni.

Come all'interno di una storia si possono individuare i personaggi e le azioni fondamentali e quelli secondari così nella matrice di Eisenhower veniamo invitati a incrociare importanza ed urgenza.

Cappuccetto Rosso è un personaggio importante della propria storia, ma non tutte le sue azioni possono essere ritenute "urgenti" per la storia.

Quando usiamo il pensiero narrativo, dunque disponiamo il passato o la nostra previsione del futuro, come una storia, riusciamo ad accorgerci di cosa è importante e cosa non lo è, la stessa funzione la riveste, per il pensiero paradigmatico, questa matrice.

Incrociando i quadranti si ottiene allora una tabella come questa sotto in cui è possibile circa varie attività o obiettivi, o azioni che dobbiamo fare... provare a stilare delle priorità reali.

Per la procedura completa rimando al contributo di Simone Cini in questa stessa area risorse.

 

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