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"Insegnanti e nuovi problemi della scuola: bullismo, disagio e dispersione, omofobia e razzismo" recensione di Chiara Laino

(F. Batini, a cura di, ed. Transeuropa, 2010)

Il testo, curato da Federico Batini, ha come punto di partenza quelli che sono i problemi della scuola oggi, una scuola "molto selettiva" piuttosto che una scuola che riconosce le differenze di ognuno, ne prende atto e le considera come punto di partenza per una possibile crescita, una scuola moderna che ha come fondamento l'oggi e non ieri, insomma: una scuola al passo con i tempi.

Il testo è composto da sette capitoli, ognuno scritto da un autore diverso (F. Batini, G. Mantovani, A. Surian, D. Fedeli, G. Prati, F. Buffoni, A. Federici).

Il I capitolo, di F. Batini, si occupa dei disagi e della dispersione a scuola, portando a conoscenza di una ricerca condotta in seguito ad un sondaggio svolto in Toscana nel 2009. Il metodo utilizzato per la ricerca è una versione riveduta del metodo Delphi, avente come campione insegnanti e soggetti extrascuola. Proponendo domande sul senso e significato della scuola, la risposta comune è stata "migliorare la vita", quindi la scuola come supporto, come ingrediente per vivere meglio la quotidianità. Non sono mancate le lamentele, fondate sulla scuola che dovrebbe "osare di più", sull'inadeguatezza dei metodi e degli strumenti utilizzati. Per quanto riguarda, invece, i nuovi problemi della scuola, sono venuti fuori il bullismo, l'omofobia, il razzismo, tematiche attinenti al quotidiano, che spesso, nella scuola d'oggi, fondata ancora sul passato, non vengono affrontate e quindi tali problemi diventano "catalizzatori per il disagio". Infine, dalla ricerca condotta, non c'è stato accordo per quanto concerne la priorità da dare alla scuola di domani: più competenze o più conoscenze? È chiaro che queste sono le facce di una stessa medaglia, quindi non può esserci l'una senza l'altra. Soluzione per migliorare la scuola è, dunque, stare al passo con i tempi, non chiedendosi tanto che strada prendere, se non si sa dove si vuole arrivare, piuttosto camminare abbastanza a lungo!

Il II capitolo, di G. Mantovani, pone l'attenzione sulla cultura, considerata il modo di essere di ognuno. Ciascuno di noi, infatti, appartiene ad una cultura diversa, ma ciò non vuol dire che la "nostra" è migliore della "loro", ma che nel mondo tanti sono i modi di pensare, i linguaggi, le storie. È proprio il raccontare le proprie storie agli altri che potrebbe essere un ottimo strumento per combattere la xenofobia, partendo dalle scuole, approfondendo l'argomento "culture diverse" attraverso film, libri, documentari, iniziando ad aprire gli occhi agli studenti, che restano comunque essenziali per il futuro.

Il III capitolo, di A. Surian, si fonda ancora sulla diversità culturale a scuola come possibilità di crescita per gli studenti. Già la Commissione Europea aveva promosso con il programma Leonardo il progetto INCA, "Intercultural Competence Assessment", fondato sulla conoscenza di sé e dell'altro, le abilità di relazione, interpretazione e interazione, la valorizzazione di credenze e comportamenti degli altri. Diverse, quindi, sono state le modalità per incentivare lo scambio culturale: a distanza di 50 anni vi sono state ricerche, studi, lavori, pubblicazioni, e restano ancora tanti gli spunti da cui partire per fare ricerca e lavorare con la diversità.

Il IV capitolo, di D. Fedeli, tratta l'emergenza bullismo. Spesso si sente parlare di questo fenomeno, ma al suo significato letterale ne vengono attribuiti diversi, spesso errati. Al bullismo si associano gli atti aggressivi, i comportamenti negativi, ma dietro a tale fenomeno c'è tutto un processo dinamico, che si compone di pianificazione dell'atto, reiterazione, relazione tra i cosiddetti bulli. Nel 2007 il Ministero della Pubblica Istruzione ha introdotto il voto in condotta, ma ciò è riduttivo perché ad esso sono associati comportamenti che si tengono esclusivamente nella scuola. E ciò che avviene fuori? Il bullismo oggi si sta evolvendo: dal bullismo in presenza, quello organizzato, faccia a faccia, reiterato, si è passati al cyberbullismo, proprio del bullo che resta anonimo, che non ha bisogno di aiuto, che colpisce la vittima una sola volta, denigrandola in rete, con un pubblico tanto vasto. Il bullismo è chiaro che va combattuto in tutte le sue forme: obiettivo giusto e da perseguire è il garantire un benessere psicologico e fisico della vittima, che deve essere aiutata e supportata nel venir fuori dal suo ruolo.

Il V capitolo, di G. Prati, si occupa nello specifico del bullismo omofobico. Nel 1972 Weinberg diffuse il termine "omofobia" per intendere "reazioni affettive ed emotive di ansietà, disgusto, avversione, rabbia, paura" che le persone possono provare nei confronti di tutto ciò che concerne l'omosessualità. In Italia, diversi sono gli epiteti dispregiativi attribuiti ai gay, nessuno per le lesbiche (già lesbica può essere utilizzato in maniera dispregiativa!). "Bullismo" invece è stato adottato per la prima volta da Olweus nelle sue ricerche, alla fine degli anni '70, per indicare "aggressioni verbali, fisiche o relazionali ripetute secondo schemi specifici tra i banchi di scuola". Da alcune ricerche: 500.000 sono i bulli omofobi in Italia, di 2.566.462 studenti 1 su 3 è vittima, in totale 100.000 vittime nelle scuole italiane (A.S. 2008/2009, fonte MIUR). Parlando con le vittime (e non solo!), i fattori determinanti il bullismo omofobico sembrerebbero la mancanza di informazione sul tema tra studenti e insegnanti, la chiusura a questa tematica, il considerarlo un tema tabù. Parlarne è quindi una delle prime soluzioni, lo stesso intervenire al momento opportuno!

Il VI capitolo, di F. Buffoni, propone qualche strumento per evitare di essere omofobi. Tra tutti, per superare l'omofobia, egli consiglia e argomenta l'adottare un'educazione laica, intesa come parità, dignità e quindi rispetto di tutti. Educare alla religione sin da bambini, far credere all'incarnazione e resurrezione è un male, poiché costruisce un'etica di cui il bambino non potrà mai farne prova; quindi al posto del catechismo o dell'ora di religione sarebbe meglio parlare di scienza, etica, arte, biologia, ... Spiega, inoltre, che "l'identità sessuale di ogni persona è stabilita dal sesso biologico, dall' identità di genere (il sentirsi maschio o femmina), dal ruolo di genere (i comportamenti che ogni cultura definisce appropriati per un maschio e per una femmina) e dall'orientamento sessuale". Quest'ultimo non ha nulla a che fare con l'identità di genere.

Il VII e ultimo capitolo, di A. Federici, conclude il testo con degli appunti sul tema del bullismo, inserendo spunti di riflessione tratti da opere letterarie che si sono fondate proprio su tale argomento. Oltre a citare opere ed evidenziarne i personaggi presenti (vittime, bulli, aiutanti, ...) vuole aggiungere che il bullismo non è solo maschile, ma anche femminile, solitamente indiretto (pettegolezzi, offese, ...) e che spesso a vigere è la cosiddetta legge del gruppo (c'è sempre uno che dirige e gli altri che "devono" eseguire gli ordini e rispettare il "capo").

Chiara Laino

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