pratika

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Insegnanti e nuovi problemi della scuola

insegnatienuoviproblemi

Bullismo, disagio e dispersione, omofobia e bullismo

di Federico Batini

La scuola odierna si trova in una crisi forse senza precedenti: crisi di significatività, di fiducia, di efficacia. In questo panorama sconcerta l'assenza di investimenti ed interventi tesi a promuoverla, migliorarla, adeguarla alla contemporaneità. La storia di oggi ricorda la storiella del "re nudo, occorre avere uno sguardo ingenuo per poterne parlare senza indulgere a luoghi comuni ormai stantii. Interrogando i protagonisti e proponendo delle efficaci introduzioni ad alcun tra i problemi più evidenti, bullismo, disagio e dispersione, omofobia, razzismo, questo volume intende rilanciare un messaggio di speranza e possibilità, indicando alcuni percorsi possibili. I problemi citati marcano lo scarto tra una scuola ancorata a modelli sociali e di progettazione della relazione didattica antichi e un mondo profondamente modificato: affrontarli seriamente aiuta la scuola a diventare quel laboratorio di futuro che dovrebbe essere. Il volume si rivolge soprattutto ad insegnati, la più grande risorsa della scuola, per proporre loro un'assunzione di responsabilità complessa e poco riconosciuta (in ogni senso): insegnati, educatori, altri protagonisti dell'istruzione e della formazione, possono, ancora oggi, determinare un cambiamento (senza rinunciare a richiamare le istituzioni preposte alle proprie responsabilità). Rimandare, quando si parla di soggetti in crescita, non è un verbo che va coniugato.

Imparare dalle narrazioni
> Edizioni Transeuropa

Informazioni sul volume:
- Tra disagi e dispersione: il senso della scuola oggi di Federico Batini
- Cultura, culture, educazione e storie di Giuseppe Mantovani
- Lavorare con la diversità culturale a scuola di Alessio Surian
- Emergenza bullismo? I nuovi volti del fenomeno ed i cambiamenti di prospettiva di Daniele Fedeli
- Bullismo omofobico: dati di ricerca e spunti per l'intervento di Gabriele Prati
- Qualche strumento per evitare di essere omofobi di Franco Buffoni
- Il bullismo tra transfigurazione letteraria e realtà nella narrativa giovanile. Appunti sul tema di Angela Federici

pp.134
ISBN: 978-88-7580-117-5
Prezzo: € 12,90

Rivolto a:
Insegnanti, educatori professionali, animatori di comunità, professionisti dell'orientamento e formatori.

RECENSIONI:

Il libro sopracitato, curato da Federico Batini, parte dal fatto che la scuola, oggi, sia una scuola divenuta il luogo della selezione, di cui addirittura si sente tessere le lodi. Il punto di partenza per una possibile crescita, è quello che vede la scuola come un luogo in cui si sperimentano modalità di relazione diverse, dove il laboratorio del futuro prende forma. Il testo mette in risalto anche il ruolo di educatori ed insegnanti all'interno dell'ambito scolastico, un ruolo per lo più passivo difronte all'espandersi di bullismo, omofobia e razzismo che sono divenute le parole chiave per l'individuazione del disagio e della dispersione di molti ragazzi e ragazze, purtroppo anche di bambini e bambine. Il libro è composto da 7 capitoli, ciascuno ad opera di un autore diverso (F. Batini, G. Mantovani, A. Surian, D. Fedeli, G. Prati, F. Buffoni, A. Federici). Il 1° capitolo, curato da F. Batini, evidenzia il problema del disagio e della dispersione scolastica che riconosciuta dalla società, la quale sta cercando gli strumenti più appropriati per impedirne l'aumento. Batini riporta una ricerca condotta a seguito di un sondaggio svolto in Toscana nel 2009. Il metodo utilizzato per questa ricerca è una versione ripensata del metodo Delphi (pag 15), avente come campione insegnanti e soggetti extra scuola; mediante questionari che focalizzano la loro attenzione sul disagio e la dispersione e sui problemi generali della scuola. Ciò che si evince è che, la scuola, occupando una parte importante della vita de ragazzi, dovrebbe essere l'ingrediente per vivere al meglio la quotidianità, migliorarla, utilizzando ovviamente, mezzi e metodi diversi. Per quanto riguarda le nuove problematiche presenti nelle scuole d'oggi, sono emersi bullismo, omofobia e razzismo. In un contesto scolastico, fondato ancora sul passato, queste tematiche non vengono affrontate in modo efficacie, diventando perciò "catalizzatori per il disagio". Per finire, da questa ricerca risulta che non si è trovato accordo riguardo alle priorità da dare alla scuola di domani: più competenze o conoscenze?. Sono facce della stessa medaglia dove l'una non può esistere senza l'altra. Il 2° capitolo, curato da G. Mantovani, pone l'attenzione sulla cultura che somiglia all'acqua in cui il pesce nuota – un elemento che il pesce può non notare dato che non è un oggetto particolare ma qualcosa che permea ogni aspetto del suo ambiente e senza cui il pesce non potrebbe vivere. La cultura è il nostro ambiente di vita, l'acqua in cui viviamo. Ognuno di noi appartiene ad una cultura diversa, ciò non vuole certo dire che la "nostra" sia migliore della "loro", ma che esistono storie, linguaggi, modi di pensare differenti. Un'educazione culturale ed inter-culturale che si proponga di contrastare omofobia, razzismo e bullismo potrà trarre vantaggio dall'adozione non solo di una prospettiva narrativa (narrazioni fatte in prima persona), ma anche da narrazioni precostituite che possono essere libri, film, programmi televisivi. Il 3°capitolo, curato da A. Surin, affronta la prospettiva interculturale inserita nell'ambito scuola come possibilità di crescita per gli studenti. Già la Commissione Europea aveva avanzato, attraverso il programma Leonardo, il progetto INCA "Intercultural Competence Assessment", che prevede l'acquisizione di cinque competenze: conoscenza di sé e dell'altro, le abilità di relazione, interpretazione e interazione, la valorizzazione di credenze e comportamenti degli altri. Sono state molteplici , perciò, le modalità per agevolare questo scambio culturale. Cinquant'anni di studi, lavori, ecc, e restano ancora molti gli appigli da cui partire per lavorare con l'Inter-cultura. Il 4° capitolo, curato da D. Fedeli, tratta del tema bullismo. Questo termine negli ultimi vent'anni ha conosciuto una tale diffusione da esitare in una profonda inadeguatezza riguardo la sua terminologia. Oggi come oggi il bullismo è visto come un fenomeno sociale in continuo aumento , non più come un disturbo del comportamento individuale. E' in rapida ed imprevedibile evoluzione, da un bullismo in presenza, quello organizzato, faccia a faccia, reiterato, si è passati ad una modalità più evoluta. In particolare, in questi ultimi mesi si sta assistendo ad una rapida esclation degli episodi di cyberbullismo, ovvero quelle forme di persecuzione che avvengono tramite gli strumenti informatici o negli ambienti virtuali, dove il cyberbullo rimane anonimo e dove per la vittima non ci sono vie di fuga. Il 5° capitolo, curato da G. Prati, affronta più specificatamente il bullismo omofobico. Si deve a Weinberg nel 1972 la diffusione del termine "omofobia", vocabolo diventato assai popolare per intendere le reazioni affettive e emotive di disgusto, avversione che le persone possono provare nel confronto di tutto ciò che riguarda l'omosessualità. L'omofobia è il frutto di apprendimenti sociali e culturali e l'ambiente dei pari a scuola sembra essere uno dei luoghi in cui maggiormente si apprendono tali termini omofobici ( frocio, checca, finocchio, ecc). Un modo per combattere l'omofobia è quello di sensibilizzare le persone sul tema della diversità. Il 6°capitolo, curato da F. Buffoni, propone alcuni strumenti per evitare di essere omofobi. Tra tutti, consiglia e argomenta l'adottare un'educazione laica, volta alla parità, dignità e rispetto di tutti. Gli omosessuali non sono contro natura, come nella concezione cristiana, perché amano e si amano come persone. Il 7° capitolo, curato da A. Federici, conclude il testo con annotazione sul tema del bullismo, prendendo sotto esame due romanzi per ragazzi, in particolare: "La guerra dei cioccolatini" per evidenziare l'affermazione del bullismo nel gruppo maschile; "Ladre di regali" per evidenziare, invece, il bullismo nel gruppo femminile. Tutto questo per sottolineare che il bullismo non è solo maschile (violenza, scherni, ecc), ma anche femminile, solitamente indiretto (pettegolezzi, offese, ecc). Spesso vige la cosiddetta "legge del gruppo"dove c'è sempre uno che comanda e gli altri che devono eseguire gli ordini.
Valentina Luciani
Il libro“Insegnanti E Nuovi Problemi Della Scuola Bullismo,Disagio e Dispersione,Omofobia e Razzismo”editore Transeuropa è a cura di Federico Batini.Il libro è composto da 7 capitoli che affrontano tematiche differenti tra loro con l’aiuto di 7 diversi autori.Nel capitolo uno Federico Batini parla dei disagi e della dispersione scolastica e si sofferma sul senso della scuola,perciò riporto una frase del libro presa dall’introduzione:“Quando la scuola diventa il luogo della selezione,il luogo del sopruso e dell’esasperazione dei confronti e delle divaricazioni non soltanto abdica alla propria mission,ma si investe di uno scopo contrario a se stessa”.A proposito della scuola riporta infatti una ricerca condotta da lui stesso in Toscana nel 2009,attraverso l’uso di mezzi elettronici ha somministrato un questionario che indaga sulle problematiche principali che la scuola affronta al giorno d’oggi. Quello che è emerso è il ruolo fondamentale della scuola nella vita di un individuo perciò “dovrebbe osare di più”, “aiutare a gestire meglio la propria vita…formare i ragazzi a compiere scelte che siano orientate al benessere fisico e mentale”.Bullismo,omofobia e razzismo sono parole chiave per individuare i nuovi fattori delle cause di disagio:pregiudizi verso tutto ciò che è “diverso” che non rientra nei parametri condivisi dal “branco”. Nel secondo capitolo con Giuseppe Mantovani l’attenzione si sposta sulla cultura, “ il nostro ambiente di vita,l’acqua in cui viviamo”.Molto spesso però si ha l’idea che il nostro “mondo” sia il migliore e quindi l’unico di cui si debba tener conto andando verso un pregiudizio etnocentrico.La relazione e il confronto con l’altro fa scoprire a noi stessi un nuovo mondo.Un’educazione inter-culturale che vuole contrastare omofobia,bullismo e razzismo può servirsi della narrazione,sia in prima persona sia film libri o programmi televisivi mettendo il soggetto nel confronto di esperienze. Nel terzo capitolo Alessio Surian tocca l’argomento della diversità culturale a scuola partendo dalla domanda:“Perché è importante la cultura?”.La risposta che viene data è che nella cultura sono iscritte le nostre idee sia sul futuro che sul passato.La commissione europea tramite il programma Leonardo ha promosso il progetto Intercultural Competence Assessment(INCA).Questo modello messo a punto nel 1997 da Bryam si basa sulla conoscenza di sé e degli altri,le abilità relative all’interpretazione e alla relazione,alla scoperta e all’interazione,e alla valorizzazione delle credenze e comportamenti degli altri.Un contributo notevole per affrontare la diversità culturale può essere dato dagli insegnanti modificando i loro insegnamenti e creando ambienti adatti.Nel quarto capitolo con Daniele Fedeli si parla dell’emergenza del bullismo,che non è più un disturbo comportamentale individuale ma è diventato un fenomeno sociale.A questo fenomeno vengono associati una serie di atteggiamenti aggressivi,spesso premeditati e diretti a prevaricare sia fisicamente che emotivamente e soprattutto socialmente uno o più vittime incapaci di difendersi.Oggi il bullismo si sta evolvendo,si è passati al cyber bullismo dove il bullo resta anonimo,agisce da solo colpendo la vittima tramite strumenti informatici o negli ambienti virtuali come i network.Cioò che può aiutare a contrastare il bullismo è il “no blame approach”(Robinson,Maines,1997),presentato in Italia come approccio senza colpevoli:necessità di far provare al bullo e tutti i complici emozioni di empatia nei confronti della vittima,di vergogna e colpa per gli atti compiuti.Obiettivo giusto da perseguire è salvaguardare il benessere psicologico e fisico della vittima aiutandola a venir fuori dal suo ruolo.Nel quinto capitolo con Gabriele Prati si parla di bullismo omofobico,si tratta di disgusto,avversione,rabbia nei confronti di tutto ciò che concerne con l’omosessualità.L’omofobia riguarda il pregiudizio,l’odio e la discriminazione che possono essere accompagnati da atti ostili e violenti o addirittura disgusto.La scuola sembra il luogo in cui si apprendono maggiormente i termini omofobi.Non è necessario essere omosessuali per essere vittima di bullismo omofobico,basta avere interessi o atteggiamenti diversi da quelli comuni.Da alcune ricerche è emerso che in Italia i bulli omofobi sono 500.000 e di 2.566.462 studenti sono 100.000 le vittime nelle scuole italiane.Un fattore determinante di bullismo omofobico è la chiusura a questa tematica sia tra gli studenti che tra gli insegnanti.Nel sesto capitolo invece con Franco Buffoni viene fornito qualche strumento per evitare di essere omofobi. “L’identità sessuale di ogni persona è stabilita dal sesso biologico,dall’identità in genere(il sentirsi maschio o femmina),dal ruolo di genere(i comportamenti che ogni cultura definisce appropriati per un maschio e per una femmina)e dall’orientamento sessuale.L’orientamento sessuale non ha nulla a che fare con l’identità di genere”.Viene fuori che ciò che conta è l’orientamento sessuale e non il sesso biologico. Nel settimo capitolo Angela Federici conclude con degli appunti sul tema del bullismo che può essere diretto(fisico o verbale)o indiretto(sul piano psicologico).Ciò che emerge è che il bullismo non è solamente maschile ma anche femminile come quello indiretti basato su offese e pettegolezzi dove solitamente c’è un “capo” che fa le leggi e il “branco” le rispetta.
Veronica Bussottoli

Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta an che noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado.

Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

Partecipazione

I rappresentanti del Popolo Francese, costituiti in Assemblea Nazionale, considerando che l'ignoranza, l'oblio o il disprezzo dei diritti dell'uomo sono le uniche cause delle sciagure...
Leggi tutto  

Formazione

di Federico Batini

"Bisognerebbe vivere a posteriori. Decidiamo tutto troppo presto."

(Daniel Pennac, La passione secondo Thérèse)

Questa matrice viene attribuita ad Eisenhower nel periodo in cui non era ancora generale.

Si tratta di uno strumento utile alla presa di decisioni.

Come all'interno di una storia si possono individuare i personaggi e le azioni fondamentali e quelli secondari così nella matrice di Eisenhower veniamo invitati a incrociare importanza ed urgenza.

Cappuccetto Rosso è un personaggio importante della propria storia, ma non tutte le sue azioni possono essere ritenute "urgenti" per la storia.

Quando usiamo il pensiero narrativo, dunque disponiamo il passato o la nostra previsione del futuro, come una storia, riusciamo ad accorgerci di cosa è importante e cosa non lo è, la stessa funzione la riveste, per il pensiero paradigmatico, questa matrice.

Incrociando i quadranti si ottiene allora una tabella come questa sotto in cui è possibile circa varie attività o obiettivi, o azioni che dobbiamo fare... provare a stilare delle priorità reali.

Per la procedura completa rimando al contributo di Simone Cini in questa stessa area risorse.

 

Orientamento

L'orientamento narrativo, ideato nel 1997 (Batini, Salvarani, 1999a, 1999b; Batini, Zaccaria, 2000; 2002), è un metodo che lavora attraverso l'utilizzo di narrazioni (romanzi, racconti, film...
Leggi tutto  
You are here: Pubblicazioni Insegnanti e nuovi problemi della scuola
Mappa del sito - Contatti - FAQ - Privacy - Copyright - Feed Pratika