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Volumi

La nostra associazione ha all'attivo numerose pubblicazioni. Ognuna di loro deriva dalla nostra esperienza nel campo della formazione, dell'orientamento, dell'educazione e dall'elaborazione dei prodotti ottenuti attraverso i nostri progetti. Dal sito di Pratika puoi accedere anche alla pubblicazioni di COFIR, Nausika e Thélème. COFIR è un'associazione di Consulenti, Orientatori e Formatori In Rete, promotrice del Convegno Internazionale sul diritto all'apprendimento, a cadenza biennale. Nausika è un'associazione che si occupa di eventi culturali. Thélème è una società di consulenza.

Comprendere la differenza

compladifferenza di Federico Batini
L'omofobia è un proble ma che affonda le radici in tempi lontani ma che oggi appare come un triste retaggio di tempi passati. Assurta a dignità di cronaca quando si manifesta in tutta la sua violenza o quando le norme tendenti a scongiurarne dette manifestazioni sono oggetto di polemiche feroci è spesso il risultato di stereotipi...
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Storie, futuro e controllo

storfutcontroll di Federico Batini
Il volume si occupa di come le persone gestiscono e controllano il proprio futuro e le proprie scelte. Per fare delle scelte ed agire di conseguenza è necessario avere dei desideri e dei progetti. La percezione di controllo e di influenza sulla propria vita e sul proprio futuro incide fortemente sulla determinazione e sulla propensione all'azione di ciascuno...
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Storie e orientamento

sto_andodi Federico Batini, Simone Cini, Leonardo Lambruschini, Andrea Paolini
In questo volume vengono presentati percorsi di orientamento narrativo di gruppo con le narrazioni guida rivolti agli allievi delle scuole secondarie di primo grado, di secondo grado e dell'Università. Le narrazioni guida sono le storie...
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Orientare per non disperdere

Orientare per non disperderedi Federico Batini
Il volume presenta alcuni tra i principali risultati di una ricerca condotta da Pratika (in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Umane e della Formazione dell'Università di Perugia) in alcune scuole secondarie...
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Costruire il futuro con le storie

Costruire il futuro con le storie Le storie fanno parte della vita di ogni giorno: siamo sottoposti quotidianamente a migliaia di stimoli narrativi da parte delle agenzie narrative (televisione, videogiochi, cronaca, ecc...). Le storie, se usate consapevolmente, possono diventare degli straordinari strumenti per mettere ordine e dare un senso...
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L'identità sessuale a scuola

identsessoa cura di Federico Batini e Barbara Santoni
La diversità non è soltanto quella culturale o di provenienza geografica. Come ci si può comportare quando uno studente viene chiamato "finocchio" e preso in giro per il suo orientamento sessuale? Come affrontare l'argomento dell'identità sessuale in classe? Omosessualità e transessualismo stanno diventando...
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Le storie siamo noi

le-storie-siamo-noi_gGestire le scelte e costruire la propria vita con le narrazioni
Federico Batini, Simone Giusti, Paolo Jedlowski, Giuseppe Mantovani, Ludovica Scarpa, Andrea Smorti
Negli ultimi vent'anni, grazie al contributo di varie discipline, si sono moltiplicati gli studi sulla narrazione. Contemporaneamente, lo storytelling – l'arte di raccontare storie...
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StOrientando

sto_andodi Federico Batini, Alessio Surian
StOrientando è un gioco di parole che rappresenta l'orientamento narrativo. L'orientamento narrativo non è un gioco di parole ma, in un certo senso, è un gioco con le parole. È un gioco, ma un gioco molto serio, un gioco che ha a che fare con il controllo...
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Animazione

Nel ventennio 1984-2004 i paesi dell’Unione Europea sono stati profondamente interessati da riforme dei sistemi di istruzione, in particolare si assiste, assieme alle logiche, e sostanziali...
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Partecipazione

Una bibliografia ragionata sui temi: Dispersione e disagio scolastico, Bullismo, Omofobia, Intercultura, Identità e ori entamento sessuale, Accoglienza e integrazione.
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Formazione

Nel ventennio 1984-2004 i paesi dell’Unione Europea sono stati profondamente interessati da riforme dei sistemi di istruzione, in particolare si assiste, assieme alle logiche, e sostanziali...
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Orientamento

di Simone Cini

Le cose che sono scritte qui sotto sono appunti buttati giù qualche tempo fa. Devono essere presi come tali quindi pieni di refusi, sbaffature, imprecisioni, contraddizioni. Ripeto che sono cose buttate giù così. Qui si va da "Che vuol dire orientamento?" a "E quindi?"

CHE VUOL DIRE ORIENTAMENTO?

Vedremo come l'evolversi delle varie teorie sulla persona vanno, insieme ai cambiamenti che colpiscono l'ambiente economico e sociale, a costruire la scena su cui acquisterà senso l'orientamento dalla sua nascita, all'inizio del secolo scorso, ai nostri giorni.

Ci introdurremo con una brevissima premessa.

Tutti sappiamo cosa è una bussola, ci indica costantemente il Nord permettendoci di individuare gli altri punti cardinali e, di conseguenza, la direzione.

Questo non vuol dire che il Nord è la nostra direzione anzi, è possibile che la direzione da prendere sia addirittura quella opposta.

Come erano fatte, tempo fa, queste bussole? Quante definizioni per una parola? Com'è cambiato nel tempo il suo significato?

Sono due domande che è necessario porre prima di entrare nel merito dell'orientamento narrativo.

L'ORIENTAMENTO AI TEMPI DEI NONNI DEI NOSTRI NONNI

C'era bisogno ai tempi dei nostri trisnonni, diciamo da prima della rivoluzione industriale all'inizio del novecento, di fare e ricevere orientamento?

Non sapremmo rispondere con certezza, quello che però potremmo dire è che l'architettura sociale di tipo rurale o artigianale – i bisogni delle persone, l'educazione, la famiglia – favoriva il passaggio dei mestieri all'interno delle mura domestiche.

Non c'era tanto da scegliere, solitamente i passaggi erano lineari e generalmente al padre succedeva il figlio – padre contadino e figlio contadino, padre artigiano e figlio artigiano – e la necessità era soprattutto quella di apprendere quel mestiere. Per le donne poi era sovente assicurato un posto in diretta discendenza dalla madre.

Quello che era richiesto era di apprendere un mestiere e quelle modalità operative sarebbero rimaste sostanzialmente invariate per il resto della vita.

Con l'avvicinarsi ai primi del novecento l'elemento vocazionale, forse per l'accrescersi delle istanze educative ed le nuove necessità sociali, comincia sempre di più a farsi largo.

L'UOMO GIUSTO AL POSTO GIUSTO

Siamo all'inizio del '900 e comincia ad affacciarsi, nei maggiori paesi industrializzati, il bisogno di applicare in maniera scientifica e sistematica modelli di orientamento.

Questi, avvalorati dalla psicologia sociale, avrebbero consentito di riconoscere e ordinare ciò per cui ciascun individuo fosse predisposto.

Le basi psicologiche dell'orientamento pongono attenzione, come abbiamo detto, alle attitudini, cioè a quelle caratteristiche che consentono ad ogni soggetto, attraverso l'addestramento, di acquisire nuove abilità e nuove conoscenze.

È l'inizio della società tecnico-industriale che richiede un livello superiore di conoscenza dell'universo del lavoro, maggiori quantità di informazioni in un mondo produttivo dove i percorsi possibili vanno a moltiplicarsi e a complessificarsi.

C'è bisogno di ricoprire nuovi ruoli, l'industria attiva nuovi processi produttivi che richiedono nuove forme professionali. Pensiamo alle catene di montaggio che Henry Ford, quello delle macchine, introduce nelle aziende.

Non si parla più di mestiere ma di impiego accentuando la centralità del posto di lavoro rispetto all'operatore.

Come diceva il titolo di questo paragrafo si guardava all'orientamento come alla soluzione di un puzzle, c'erano degli spazi vuoti che dovevano essere riempiti, l'orientatore doveva soltanto individuare i pezzi adatti e inserirli.

C'era poco spazio per i giovani di decidere e gli aspetti più generali della psicologia dei soggetti era marginale.

Tale ricerca era certamente tesa alla soddisfazione delle necessità delle persone ma, innanzitutto, voleva favorire lo sviluppo dell'economia della nazione. Ripetiamo che è il posto ad essere centrale, è l'interesse economico.

Tali metodologie troveranno sfogo, e avranno la loro massima applicazione, a cavallo tra le due guerre mondiali in ambito militare.

Questo tende ad esaltare come, in un ambiente fortemente gerarchico, l'applicazione di tali forme di orientamento fossero privilegiate.

La guerra non è una forma di vocazione, c'è soltanto da obbedire a degli ordini, chi sa sparare ai fucili, chi sa cucinare al rancio, chi pilotare un aereo in aviazione. Non c'è molto tempo per apprendere nuove cose. Un posto un uomo.

ATTITUDINI, MOTIVAZIONI E BISOGNI

Soltanto a cavallo tra gli anni cinquanta e settanta appare anche nell'orientamento uno degli strumenti più conosciuti, il colloquio. Anche questo è un sintomo della centralità che lentamente va ad occupare il soggetto; c'è bisogno oltre che di conoscere le sue attitudini anche di indagare le sue motivazioni e i suoi bisogni.

Comincia a farsi vedere la necessità di cercare gli elementi più profondi della personalità dei soggetti in modo da includerli nella costruzione di quel progetto.

LA DIMENSIONE EDUCATIVA E L'ORIENTAMENTO PER TUTTA LA VITA

È soltanto negli ultimi trent'anni che cominciamo a individuare l'orientamento come una possibilità di accompagnamento offerta alla persona nella costruzione di un proprio progetto di vita mediante la valutazione di appropriati percorsi scolastici e lavorativi.

La prassi dell'orientamento è oggi assai più diversificato, l'evoluzione rapidissima che ha subito la società ha richiesto in primo luogo di non limitarlo al passaggio dalla scuola al lavoro. Si parla difatti, esattamente come si fa per l'educazione, di offrire percorsi di orientamento che siano utilizzabili dai soggetti in ogni momento della vita e non di eventi sporadici che in maniera predeterminata vengano messi a disposizione.

Questo perché si guarda all'uomo come un essere che attraversa in maniera attiva dei ruoli, professionali e sociali per esempio, strettamente connessi e non come un essere scisso tra ruoli assolutamente separati.

La comprensione di questa forte relazione richiede che le persone siano in grado di definire in maniera autonoma le direttrici della propria crescita.

ANCORA PIÙ VICINI

Ci è difficile comprendere l'agire delle persone ignorandone le intenzioni e contemporaneamente capire queste ultime se ignoriamo gli scenari nei quali queste avvengono.

Certe parole, nella nostra contemporaneità, assumono un forte valore sia a livello emotivo che razionale.

Pensiamo a vocaboli come flessibilità, mobilità, globalizzazione, pensiamo a quali sono le emozioni che ci provocano, a quali sono le sensazioni che proviamo nel momento in cui ci rendiamo conto di essere immersi in una società che sul loro significato si fonda.

Adesso fermiamoci e razionaliziamo, per quanto ci è possibile, tutto questo.

Siamo sicuri di conoscere bene i significati di quelle e di altre, innumerevoli, parole? Siamo sicuri che il senso, che noi pensiamo di conoscere, non sia più sfuggente ed etereo di quanto crediamo?

C'È GRANDE CONFUSIONE SOTTO AL CIELO...

Quello che prima era il lavoro, e che presumibilmente sarebbe durato per tutta la vita, si ritrova ad essere un concetto troppo piccolo e lontano, troppo "ambizioso" e diventa più pertinente parlare di lavori.

A livello soggettivo assistiamo all'innalzamento del grado di complessità delle storie individuali, all'aumento dei livelli d'incertezza attraverso gli intrecci e la perdita di riferimenti che servivano ad attribuire certezze, o se vogliamo continuità, alla vita delle persone.

Pensiamo a come tutti quei riti di passaggio che prima scandivano la nostra esistenza oggi siano sempre più sfuggenti.

Studio e lavoro non sono più consequenziali e si parla di alternanza tra l'uno e l'altro, di aggiornamento continuo. Quel pezzo di carta che prima ci garantiva lavoro e futuro oggi è soltanto un pezzo di carta che va continuamente riscritto, integrato, riqualificato in certi casi dimenticato. Comunque continuamente adeguato.

Ancora: cambia il ruolo della famiglia. Quella di provenienza è il rifugio, il luogo in cui si consacrano i trent'anni, tana accogliente e sicuro dalla quale è difficile staccarsi, ma anche luogo spesso stretto e invadente.

Il tentativo di costruzione di una famiglia propria assume le sembianze di un'avventura. Come le favole nelle quali, prima di baciare la principessa, c'era da affrontare delle prove. Ma quelle prove erano conosciute: il solito drago, la solita strega, l'inevitabile millenario e buio bosco. Cominciavano nel momento in cui qualcuno ci diceva "c'era una volta..." e si concludevano con dei personaggi che sarebbero vissuti felici e contenti. E adesso?

L'inizio è identico ma ci sono trasformazioni importanti nella storia e nel finale: i mostri e le magie si mescolano, buoni e cattivi hanno facce e comportamenti che me li fanno sembrare tutti uguali e gli strumenti che abbiamo per affrontarli non sono più adeguati, e scopriamo di avere tutte le caratteristiche e le insicurezze che hanno spinto la strega ad essere così cattiva. E ci fa tremare il pensiero che anche la principessa porti con se tutto questo malessere.

Quante volte abbiamo sentito: "Finché starai sotto al mio tetto..." e poi lamentarsi di come "Ai miei tempi a quell'età io già ero... già facevo... già avevo...". Certo altri tempi e altri spazi a disposizione delle persone.

Come se tutto ciò non bastasse a questo bisogna aggiungere la velocità con cui si diffondono le conoscenze e insieme a come il moltiplicarsi delle stesse rischia di metterci fuori gioco. L'esempio più banale, e attuale, è l'informatica che nel giro di vent'anni a creato nuovi analfabeti.

O ancora peggio l'ingovernabilità delle informazioni e del sapere.

Immaginiamoci di entrare dentro una biblioteca alla ricerca di notizie e trovare tutti gli scaffali vuoti. Quante informazioni si troverebbero?

Immaginiamoci, adesso, di entrare dentro la stessa biblioteca alla ricerca delle solite informazioni e trovare gli scaffali ricolmi di libri ma non avere a disposizione gli strumenti per cercare. Non avremo lo stesso risultato di prima?

Questa è, almeno nella maggioranza del mondo occidentale, la nostra condizione. Abbiamo a disposizione un'infinità di sapere, di notizie ma spesso mal organizzate: nelle scuole c'insegnano saperi scissi e la realtà che ogni giorno ci viene proposta o che scopriamo ci dice tutto il contrario, ci parla di sovrapposizioni e di contaminazioni.

Uno di noi quando era molto piccolo andava con i genitori sulla neve e, premura di madre, era sempre protetto da guanti e occhiali da sciatore. Quando gli veniva chiesto come era la neve rispondeva "...nera nera e calda calda...". Immaginatevi il suo stupore quando gli tolsero quelle protezioni.

...E ANCHE DENTRO DI ME

A volte uno si crede incompleto / ed è soltanto giovane

Italo Calvino

All'interno di questo palcoscenico una delle sfide più difficili che ci troviamo ad affrontare è quella di rimanere noi stessi. Ma prima di pensare al nostro benessere, a salvaguardare la nostra stabilità, che non vuol dire rigidità o resistere ai cambiamenti ad ogni costo, è necessario fare una riflessione.

L'identità appare come qualcosa d'instabile che cerca la stabilità e che assume più che altro la forma di flusso, di un qualcosa che non ha interruzioni.

Potremmo, con molta attenzione, paragonarla ad un vetro che, appena fatto, ha uno spessore costante ma che con il passare del tempo va ad assottigliarsi in alto e ad acquistare spessore in basso. Nel centro le molecole rimangono apparentemente stabili, è uno strato sottile ma significativo, sulle due facce c'è questo scorrere per gravità, da una parte la nostra vita sociale, le regole, i diritti e doveri, gli amori e tant'altro, dall'altra il nostro intimo, le riflessioni, i pensieri, capacità e possibilità che addirittura non sappiamo di possedere. Tutte queste cose sono strette in una fitta e inscindibile rete che avvolge la nostra esistenza.

Lo strato più interno è costituito dal risultato di quelle dinamiche che in età precoce ci hanno portato alla capacità di sentirci costantemente reali, vivi, la forza di gravità è l'insieme di quello che ci colpisce e che – consapevolmente o meno – è significativo, le due facce sono rispettivamente i luoghi da cui guardo il mondo e da cui il mondo guarda me.

In questa "lotta" cerchiamo di costruirci in maniera coerente e gratificante andando avanti per piroette: nel momento in cui poniamo attenzione al presente subito ci affacciamo verso le novità, verso il cambiamento, lanciando uno sguardo verso il passato.

Il rischio è che tutte queste capriole ci facciano girare la testa e che quindi ci ritroviamo a barcollare senza più possedere la capacità di decidere la nostra direzione.

Dobbiamo allora salvaguardare l'intenzionalità, la possibilità di scelta che ci consente di perdere l'equilibrio quando decidiamo noi – a chi non piace perdersi ogni tanto? – che ci permette di prendere in mano una parte importante, la maggior parte, della nostra vita.

Riassumendo: possiamo rappresentarci come un libro che viene scritto giorno per giorno da me e dagli altri, altri personaggi che riescono a rappresentare le realtà che viviamo o immaginiamo.

Avviene spesso che le parole escono dalle pagine e vanno a stamparsi su altri libri, di altre persone, creando intrecci e legami sociali.

Immaginiamoci di vedere la nostra vita da un luogo privilegiato. Da un palco, come a teatro, vediamo noi stessi che recitiamo la nostra vita.

Il sé sociale comincia a farsi vedere immediatamente.

Vivendo ed entrando in relazione con altre persone, con la società, il soggetto comincia a rendersi consapevole di "essere vivo", di essere un animale sociale e si rende conto che gli altri reagiscono alle sue azioni ed alla sua presenza. Assume le caratteristiche dei ruoli che deve ricoprire, figlio, studente, amico e poi lavoratore, genitore ecc.

Il sé sociale è il riconoscimento, l'accettazione, la legittimazione che un individuo riceve dagli altri.

Appare evidente come sia necessario una riflessione sulla propria identità personale e professionale, sociale e formativa.

Chi di noi non ha mai detto "...io quando torno a casa il lavoro lo lascio in ufficio..."?

Voler rendere inavvicinabili due aspetti fondamentali della nostra vita è in realtà impossibile o quanto meno fortemente problematico.

Se alzo una divisione tra due alberi che crescono vicini questi saranno in contatto attraverso le radici, il terreno; è inutile cercare di costruire muri, ce lo insegna la storia del mondo e quella personale, non sono mai serviti anzi, spesso hanno reso la vita delle persone ancora più "invivibile" in cambio di una falsa sicurezza.

E QUINDI?

In questa riflessione abbiamo trovato appoggio anche dalla Commissione Europea per l'Educazione, la Formazione, la Gioventù che nel 1997 avvertiva in un suo rapporto di come fosse impellente "...la necessità di valutare le difficoltà della situazione attuale. Questa si caratterizza per una crisi delle istituzioni tradizionali delle società, in particolare della famiglia e dello Stato.

Questi cambiamenti si accompagnano a tensioni sociali che possono essere più intense nel caso degli Stati nei quali il carattere multietnico si accentua. Queste trasformazioni conducono anche ad una rimessa in causa dei modelli di autorità e di potere, alla perdita dei riferimenti sociali ed ad un individualismo non bilanciato da obblighi sociali. A questo si aggiunge la mobilità delle culture e la crescita delle interfaccia che permettono contatti, i limiti sperimentati dalla prima generazione dei meccanismi multilaterali, i fondamentalismi etnici e religiosi, la povertà relativa di certe popolazioni, la marginalità e l'esclusione..." .

Attorno a queste parole e a questi pensieri si è avviata una nuova, generale, attenzione verso la formazione e l'orientamento. Insistiamo: l'incertezza che grava su alcuni dei principali riferimenti che prima apparivano tanto sicuri e stabili ci spinge ad interrogarci su cos'altro possa sostituirli ed in che modo.

 
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