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“Libri e bambini. La prima formazione del lettore” di Roberta Cardarello

di Pietro Scioscia

Il libro da me trattato, esamina le analogie tra la lettura e quella infantile e quella mediata dall'adulto, descrivendo le capacità immaginative, conoscitive, linguistiche attivate nei primi incontri con la narrazione.

La lettura del libro, pian piano nel nostro Paese sta avendo un grande successo. Molti adolescenti che scoprono questo mondo che ci fa evadere da ogni problema, ci sottrae da quelli che sono pensieri sul mondo o sulla nostra vita. E da diverse ricerche è ed è emerso che ci sono tante persone che si sono avvicinati alla lettura in età adulta.

Nonostante il notevole aumento di lettori, abbiamo in Italia un gran numero di non lettori, "che sono personaggi diffusissimi, ma la loro genesi è un mistero". Così descrive la Cardarello questa categoria, questa parte della popolazione che non è in grado di percepire la grandezza e la bellezza di questo strumento che è fondamentale per la formazione dei bambini e dei ragazzi.

Il testo mostra con accuratezza i vari motivi per la quale c'è questa parte della popolazione che non riesce ad apprezzare il vero significato dei libri, che siano romanzi, libri di narrazione, gialli, libri di avventura, e così per le varie diramazioni della letteratura. Ad esempio uno dei motivi può essere quello delle scuole, cioè gli insegnanti sin dalle scuole elementari non spronano i bambini ad interessarsi alla lettura come piacere, ma obbligano i ragazzi a leggere libri di testo dove è semplicemente argomentato la spiegazione della materia. È un grosso problema della scuola italiana, quello di star sempre dentro ai programmi e non far mai una lettura piacevole, interessante e stimolante. Negli Stati Uniti d'America esistono vari corsi da seguire nelle scuole a partire dai più piccoli, dove loro possono seguire anche i corsi di letteratura ed è un gran successo, perché sono sempre di più i ragazzi che frequentano queste lezioni.

Un'altra questione che affronta la scrittrice, è quello delle case editrici che non promuovono nuove leve, nuovi scrittori e scrittrici, giovani alle prime armi ma con un grande talento. Piuttosto si affidano alle riedizioni di vecchi testi per andare su un mercato sicuro. C'è anche una questione economica che conta parecchio per i vari editori, perché non sempre, anzi direi mai, sono pronti a scommettere su una mente fresca e giovane con nuove idee.

Leggere è importante, non solo per una questione di cultura, ma anche o soprattutto perché ha una grande importanza per imparare a conoscere meglio la propria lingua. È istruttivo per il lessico utilizzato, per l'uso di parole che nella lingua parlata vengono omesse o non sono pronunciate. L'uso di termini difficili stimola, o dovrebbe stimolare il lettore nella ricerca di questi termini e all'arricchimento del suo bagaglio culturale.

La prima formazione del lettore deve venire dall'adulto, cioè il genitore e i maestri e le maestre delle scuole infantili devono essere molto bravi e competenti nel rendere le storie da leggere interessanti. I primi luoghi dove avviene questa formazione, sono tra le mura di casa e nelle scuole, ed è importante leggere ai bambini per poter permettere di influenzare in modo positivo al nostro futuro. La lettura ad alta voce quindi è importante per spiegare bene all'ascoltatore la storia che presenterà e che narrerà. La lettura fatta dagli adulti ai piccoli è una delle condizioni importanti affinché i bambini realizzino un rapporto positivo con il libro, con la lingua scritta, e con l'apprendimento successivo delle capacità decifratorie. La lettura ai bambini piccoli inoltre svolge un ruolo importante per la prealfabetizzazione.

Ci sono vari generi che sono adatti per la lettura ai bambini : i libri-gioco, i libri descrittivi, le narrative forti e quelle deboli, fiabe e le favole. È con questi testi che si deve creare un buon impatto per il bambino per appassionarlo al gusto piacevole e unico della lettura. Per esempio con i libri-gioco si crea una situazione divertente dove il bambino toccando il libro prova una sensazione perché ogni figura è fatta di un materiale diverso; con le fiabe o con le narrative si ha da parte dei bambini che ascoltano una attenzione diversa, e provano delle emozioni diverse perché magari si impersonano in un soggetto facente parte della storia e quindi la vivono intensamente. Ci sono vari modi per far avvicinare i bambini alla lettura, ma un problema grosso della nostra società sono i mass media che espongono alla vista di tutti, modelli sbagliati e che danneggiano la cultura.

In conclusione cito una frase a mio parere bellissima della scrittrice Roberta Cardarello, con la quale mi trovo pienamente d'accordo :"Se il libro non è più l'unico e nemmeno il più praticato mezzo di informazione e di conoscenza, è vero che esso può svolgere quel compito con la precisione e la ricchezza che appartengono alla parola scritta e mediata."

Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta an che noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado.

Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

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