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"Le emozioni della lettura" di M.C. Levorato

"Le emozioni della lettura" di M.C. Levoratodi Letizia Merli

L’emozione della lettura è una ricerca estremamente interessante, che ruota intorno alla fruizione narrativa considerata come un atto psicologico in cui la componente cognitiva e quella affettiva- emotiva sono indissolubili e strettamente connesse. La Levorato ci mostra in maniera esauriente tutte le dinamiche psicologiche, emotive e cognitive che entrano in gioco nella produzione letteraria, quest’esigenza dell’uomo di raccontare e di raccontarsi, questa ricerca continua di dare significato alla propria esperienza emotiva e corpo alle esperienze vissute. La parte più interessante di questa ricerca è il quadro panoramico sul tema che compone l’autrice all’inizio del testo che poi nel corso delle pagine scompone analizzando in modo minuzioso ogni singolo aspetto. Il testo si apre con un’analisi della comprensione intesa come una selezione di informazioni,una sorta di operazione di filtraggio nella quale i significai principali e ritenuti interessanti vengono conservati e quelli secondari o comunque ritenuti meno rilevanti vengono messi in secondo piano, parlando così di tutto quel processo comprensivo che sta’ alla base della narrativa. Aprendo il suo testo con questo concetto e con tutta una paronimica sullo schema delle storie narrative, processi inferenziali , logica intrinseca dei processi inferenziali, l’intenzionalità dell’autore, pone le basi per tutta la sua esposizione, le fondamenta in un certo qual modo da cui sviscerare tutta la sua argomentazione diramandola poi in tutti gli aspetti della fruizione narrativa. Altrettanto interessante è l’attualità della sua ricerca ricca di esempi vicini e concreti che permettono anche a un non esperto lettore di comprendere cioè che lei intende esplicare. L’attualità della sua ricerca permette anche di poter riportare le teorie esposte a situazioni o processi a noi molto vicini e concreti.

La chiave di lettura fondamentale di questa sua ricerca,entro cui a mio parere, è possibile racchiudere tutta la sua argomentazione è il significato di tre metafore che l’autrice utilizza nel corso del testo di Ieser, Gerring e Goffman. Quella più significativa e che nel corso del testo nell’affrontare certe problematiche mi è risultata molto utile ed interessante è quella di Ieser : “Il lettore è un viaggiatore in carrozza, che compie il suo viaggio a volte difficile e accidentato, guardando fuori dal finestrino, laddove il paesaggio è il testo; l’immagine che egli costruisce dentro dipende da quel punto di vista, parziale e mobile. A volte il lettore ha l’impressione che una certa opera sia stata scritta apposta per lui, si sente il destinatario ideale, una condizione che procura il massimo della felicità dell’esperienza narrativa” Questa metafora è esplicativa di quest’esigenza dell’uomo di “viaggiare” in questo percorso all’interno della fruizione narrativa, che conduce ad un’ ascoltarsi, un ri-guardarsi dentro andando a formare man mano una costruzione del Sé e del mondo sempre più articolata, vivendo emozioni e sensazioni forti. Altro aspetto interessante, è la sottile differenza che l’autrice sottolinea, tra l’interesse e la curiosità in ambito della produzione narrativa, intendendo per curiosità lo stato temporaneo caratterizzato dal desiderio di ottenere una particolare informazione, mentre per interesse si intende lo stato interno che motiva a ricercare nell’ambiente informazioni nuove. La differenza sostanziale che fa si che questi due termini non siano sinonimi è che la curiosità è qualcosa di temporaneo che si esaurisce nel momento in cui si raggiunge l’informazione desiderata, mentre l’interesse è qualcosa che non si esaurisce nel momento in cui si raggiunge l’informazione ma si muove all’interno di un argomento ed è continua nel tempo .Ho trovato questo aspetto nell’ambito narrativo estremamente interessante poiché spesso le due cose sono confuse o si utilizzano i due termini come sinonimi quando si parla di narrativa pensando che abbiano il medesimo significato. Tirando un po’ le fila del discorso ho trovato questo testo esauriente e chiaro in modo particolare per persone che nel campo della lettura non sono competenti o comunque al riguardo hanno conoscenze solo di base, niente infatti viene dato per scontato dall’autrice nello sviscerare le sue teorie di ricerca e infine è in grado di fornire un quadro informativo ampio che permette di avere una visione generale sull’argomento ma al tempo stesso non tralascia nessun aspetto della sua ricerca.


 

di Federica Giovannuzzi

“Le emozioni della lettura” è un testo con cui l’autrice vuole spiegarci le dinamiche che sono alla base della lettura di testi narrativi e nel farlo approfondisce tutti i meccanismi mentali che si attivano nella mente durante tale azione. Ci spiega, innanzitutto, come avvenga il processo di comprensione del testo approfondendo i vari aspetti di questo processo. Di grande importanza sono le conoscenze di base e la cultura che appartengono a ciascun individuo e che lo aiutano nel capire e nell’entrare in relazione con la storia che sta leggendo. Ci spiega poi come l’uomo sia naturalmente portato alla creazione e costruzione del pensiero narrativo fin da bambino e indipendentemente dal bagaglio culturale di appartenenza, ciò che cambierà sarà solo la dinamica della narrazione. In ogni capitolo l’autrice utilizza un linguaggio comprensibile anche se tecnico e specifico e, per favorire la comprensione e la stesura delle sue teorie, si avvale dell’ausilio di molti esempi pratici e legati alle conoscenze comuni come ad esempio i riferimenti ai cartoni della Disney o ad opere e libri famosi e di certo conosciuti. Nell’ esporre le sue idee fa spesso riferimento ad altri autori spaziando da psicologi, come Freud, a romanzieri come Poe, a sociologi e altri professionisti che le permettono di arricchire la sua esposizione con nozioni diverse seppur affini e ciò permette a chi legge di avere una più ampia visione dell’argomento trattato. Di grande utilità sono anche i riferimenti ad esperimenti di psicologia-sociologia svolti al fine di rintracciare gli schemi mentali che operano durante la lettura come ad esempio il caso del racconto di Poe sottoposto agli studenti in versioni diverse al fine di vedere come cambi la percezione della narrazione e di conseguenza gli stati emotivi che ne derivano. L’autrice è abile nel condurci attraverso questo mondo che spesso ignoriamo ma di cui facciamo parte fino in fondo, permettendoci così di prendere maggiore coscienza di ciò che accade in noi sia durante la lettura e sia mentre scriviamo. Scoprire come e perché l’individuo, il lettore è attratto da una lettura piuttosto che da un'altra, cosa accade quando ci immedesimiamo nelle vicende immaginarie o meno che stiamo vivendo e cos’è che ci spinge a leggere.

Di certo l’interesse è il motore di tutto ma dietro a questo c’è il piacere, o meglio molte forme di piacere che inducono a continuare la lettura. L’uomo agisce spinto da stimoli e la narrativa offre spesso molte ragioni per seguirla: c’è chi ricerca la novità spinto dal bisogno di evadere dal mondo reale e di immergersi in uno fantasioso, avventuroso o semplicemente diverso da quello in cui vive. Altri invece ricercano ciò che conoscono, ambienti familiari e situazioni conosciute che li facciano sentire a proprio agio. Inoltre la realtà, per quanto concreta non esercita lo stesso fascino della narrativa che invece riesce ad arricchire i fatti e le storie con lo stile riuscendo a catturare l’attenzione. Attraverso l’empatia il lettore partecipa delle vicende di cui legge, accompagna i personaggi nelle loro avventure come fossero le proprie e per un attivo s’illude di vivere nel racconto stesso.

Tutto ciò, come detto sopra, viene spronato da stati emotivo-emozionali che scaturiscono dalla lettura come il piacere e altre emozioni definite dall’autrice “calde” quali la tristezza, l’odio. Oltre all’identificazione coi personaggi e con le vicende, il lettore prova anche delle emozioni proprie che non fanno parte del bagaglio empatico che gli viene dai personaggi, ma bensì sono emozioni stimolate dal racconto che vengono vissute soggettivamente. L’autrice poi, fa spesso riferimento anche alle fasi evolutive dei bambini individuando le interazioni con la narrativa e distinguendo i processi mentali tra gli adulti ed i bambini. Di certo la lettura stimola ed appartiene appieno anche agli individui molto giovani, difatti i racconti, seppur nella loro semplicità strutturale, produco nei bambini emozioni ed stimoli per la crescita. La narrativa non è altro che il racconto di vicende umane siano esse reali o quotidiane oppure inventate e plausibili, così ne esiste una forma privata in cui si descrivono storie di quotidiana realtà ad uso e consumo personale; ne esiste anche una forma pubblica in cui l’autore parla di situazioni comuni a più individui e che per ciò possono essere fruibili da tutti. In conclusione l’opera risulta molto utile sia a chi intende accingersi a scrivere racconti, saggi o altra produzione narrativa e sia a tutti noi che ogni giorno ci confrontiamo con i testi di lettura siano essi scientifici o, più frequentemente, narrativi permettendoci di comprendere con maggior consapevolezza ciò che accade nella nostra mente durante la lettura.

Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta an che noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado.

Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

Partecipazione

di Michela Alviani

La p ar

tecipazione alla società ha inizio nel momento in cui il bambino viene al mondo, e si scopre capace di influenzare gli eventi con il pianto e con i gesti. Il grado e la natura di tale influenza variano in relazione alla cultura o alla particolarità della famiglia in cui egli viene a trovarsi.

Dunque, partecipare fin da piccoli si può, basta trovare la strategia e gli strumenti appropriati per coinvolgere e stimolare i bambini. Chiaramente va posta attenzione a non attribuire loro il ruolo di adulti, rendendoli partecipi di troppe iniziative che magari non sono alla loro portata. (Lorenzo,1998; Rossi, 2005)

I bambini hanno una peculiare attitudine alla ricerca e alla progettualità, mostrano sensibilità ai bisogni dei più deboli e dei diversi, sono dei suggeritori continui di interessi. Inoltre, possiedono una naturale capacità di coinvolgere altre fasce di età ed altre categorie sociali, fungendo da catalizzatori nei processi partecipativi.

Assumere come punto di partenza lo sguardo, il pensiero, la parola, il gesto di un bambino, avvicinarsi al suo linguaggio verbale, visivo e corporeo, possono rendere alcune situazioni molto più semplici di come appaiono all'occhio adulto.

È meraviglioso osservare come coloro che sono considerati minori, in quanto ad età, siano capaci di mettere in difficoltà i grandi con la loro essenzialità di linguaggio, meravigliandosi, inoltre, per l'incapacità degli adulti di agire, di pensare alle piccole cose e di risolvere i problemi tramite azioni semplici.

È dunque importante quanto mai necessario assicurare il diritto di partecipazione dei bambini a tutte le questioni che riguardano la loro vita, nel gioco come nello studio, in famiglia come nella società. Ma questo può essere garantito dalle Agenzie educative che del bambino si occupano sin dalla primissima infanzia. Deve essere programmato un percorso di crescita che miri all'autodeterminazione del bambino, un processo mirato a rendere capace il soggetto di esercitare influenze sulla propria vita, di compiere scelte, di accogliere il punto di vista altrui e di saper trovare soluzioni pratiche ed immediate a situazioni problematiche. (Batini, Capecchi, 2005)

La partecipazione dei bambini alla vita sociale e scolastica può avvenire a vari livelli e si può manifestare in molteplici forme. Roger Hart, esperto internazionale dei diritti dell'infanzia e della partecipazione, nel 1991 ha elaborato una Scala che misura il grado in cui i bambini vengono coinvolti dagli adulti.

I livelli della Scala della Partecipazione sono otto, raggruppati in due aree, quella della Partecipazione e quella della Non-partecipazione. I primi tre livelli rappresentano forme illusorie di coinvolgimento e riguardano quelle situazioni in cui gli adulti utilizzano i bambini per un proprio tornaconto, per rafforzare un'idea o per fungere da simboli durante incontri pubblici. Entrando, invece, nel merito dei modelli di partecipazione vera e propria, si passa a quelle situazioni in cui i bambini sono investiti di un ruolo all'interno di un progetto, vengono consultati, possono partecipare alla condivisione degli obiettivi e alle decisioni operative del progetto stesso. Il più alto livello di partecipazione si raggiunge quando i progetti sono pensati e gestiti dai giovani i quali coinvolgono gli adulti, dando vita ad un ribaltamento di ruoli. (Hart, 1992)

Riferimenti:

Batini, F., Capecchi, G. (a cura di, 2005), Strumenti di partecipazione. Metodi, giochi e attività per l'empowerment individuale e lo sviluppo locale, Eickson, Trento.

Hart R., (1992), Children's participation. From tokenism to citizenship, Innocenti Essays n°4, UNICEF, Istituto degli Innoce nti, Firenze.

Lorenzo R., (1998), La città sostenibile. Partecipazione, luogo, comunità, Eleuthera, Milano.

Rossi F., (2005), Di chi è la scuola? La partecipazione responsabile dei bambini, Carocci Faber, Roma.

michelalviani@gmail.com

 

Formazione

Il filo conduttore della collana “Comunità e persone” è il concetto di empowerment, inteso come l’insieme di conoscenze, di modalità relazionali, di competenze che permette a...
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Orientamento

Decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.275 (in SO 152/L della GU 10 agosto 1999, n.186). Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scola...
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