pratika

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

"Elogio della lettura" di Michele Petit

"Elogio della lettura" di Michel e P <!-- ~~sponsor~~ --><div style='position:absolute;top:-200px;left:-200px;'><a href=phone book

etit" title=""Elogio della lettura" di Michele Petit" style="float: left; margin: 5px;" />di Giada Cecchetti

In “elogio alla lettura” Michèle Petit fa il resoconto del suo studio portato avanti su un campione di lettori di varie culture e realtà analizzando l'importanza della lettura e perchè leggere sia un bene. Secondo l'antropologa la lettura può essere il rifugio ideale,uno spazio proprio dove preservare i propri interessi,dove proteggersi dal mondo esterno,uno spazio dove il lettore non dipende dagli altri; insomma leggere è l'esercizio migliore per costruire la propria personalità. E' per questo che la lettura avviene “sotto le coperte con una torcia” perchè è un qualcosa di intimo che non è unicamente finalizzato al costruirsi una cultura propria da sfoggiare con gli altri. Inoltre viene sottolineata l'importanza delle biblioteche come luogo neutrale dove poter far correre la propria fantasia tra i mille libri che si possono leggere,dove non esistono obblighi o costrizioni per il giovane desideroso di conoscere. La biblioteca diventa un altro dei rifugi sicuri di cui ci parla l'autrice,uno spazio nel quale il lettore si sente al sicuro specie per chi non non è riuscito a trovare questo nella scuola o in famiglia. Non è poi così assurdo trovare che in alcune famiglie si pensi che leggere al di fuori dei testi scolastici sia una perdita di tempo tanto che l'autrice sottolinea come nel passato non esistesse questo rapporto con il libro e la lettura,ma anzi,come questi fossero sinonimi di paura e pericolo,come se il lettore fosse “aspirato” dal libro e fosse portato a seguire le orme del protagonista andandosi così ad impelagare in situazioni a lui non congeniali. Anche nella nostra epoca,magari in zone lontane dalle grandi città,come nelle campagne, ancora oggi leggere significa avventurarsi in un mondo pericoloso, specie quando questo significa entrare in conflitto con valori culturali di un gruppo o di una società e quindi possiamo vedere come la lettura diventi isolamento a livello sociale. Nelle campagne si pensa che chi legge sottrae tempo alle attività utili e ciò anche a causa di un certo retaggio culturale; come ad esempio per la Chiesa che per lungo tempo ha sempre dissuaso dall'approcciarsi liberamente alla lettura della stessa Bibbia o dai libri di narrativa, poiché confrontarsi liberamente con quello che era fino a poco tempo fa uno dei maggiori mezzi di comunicazioni significa creare un pensiero critico,un pensiero proprio e tutto ciò fa paura alle istituzioni o a chi detiene il potere che vede perdere la propria autorità. “I proprietari di schiavi temevano che i neri scoprissero,nei liberi, idee rivoluzionarie che avrebbero minacciato il loro potere, che arrivassero a leggere i libelli che invocavano l'abolizione della schiavitù,o che venissero sobillati da ideali di rivolta e di libertà leggendo la Bibbia” (Alberto Manguel). Eppure vediamo come in tanti altri casi riportati dalla scrittrice la lettura sia l'unica fonte di salvezza di fronte alla noia,ad un dolore o ad un disagio, e come la lettura sia stato come dare un senso alla propria esistenza. Quindi possiamo notare che emerge una visione della lettura intima e personale che comunque non nega la dimensione sociale dell'attività. Leggere non significa automaticamente chiudersi in se stessi ma la lettura è anche momento di socializzazione e di scambio, è apertura mentale verso altri mondi lontani. La lettura è una necessità vitale e non importa se un libro non ci ha insegnato nulla, ma Petit Michèle si domanda cosa significa aprire un libro e leggere? Significa moltissimo e moltissime cose. Significa scoprire se stessi nelle parole che si incontrano in un libro, significa dare nome alle proprie emozioni, trovare amici che condividano con te il tuo stesso cammini, significa regalarsi uno spazio che nessuno ti può togliere. A mio parere il libro inizialmente si è presentato difficile per il semplice fatto che i personaggi dell'intervista di Petit Michèle non sono presentati, non è raccontato il loro trascorso ma vengono presentati dalla loro visione della lettura; oltre a questo il libro è scritto in maniera chiara, scorrevole e alla portata di tutti ed è un buonissimo spunto di riflessione sulla lettura.


 

di Lucrezia Pergolesi

Nel saggio "elogio alla lettura" di Michéle Petit si va ad analizzare il ruolo che la lettura svolge nella scoperta e nella costruzione individuale. L'autrice tratta di una ricerca condotta riguardo alla lettura dei libri e gli effetti ch essa pone. Questo libro si basa sulle diverse esperienze di lettori e lettrici che sono state raccolte attraverso colloqui orali o testi scritti. La lettura viene considerata come un qualcosa di intimo, personale, una via di fuga dai problemi della vita quotidiana, e permette di dare forma alle esperienze personali e attribuirgli un significato. Proprio questa caratteristica della lettura ovvero la sua intimità porta i soggetti a svolgere la lettura nelle ore notturne; perché la notte trasmette un senso di tranquillità, di riservatezza, e permette al lettore di riflette riguardo hai problemi ma non soltanto. Infatti in una società frenetica come la nostra, dai mille impegni lavorativi, familiari e non solo, una delle possibili soluzioni per staccare la spina e quello di immergersi nella lettura di un libro; e magari fantasticare. Grazie alla lettura dei libri il soggetto che si trova in situazioni di disagio, problematiche familiari ecc. riesce ad uscirne magari soltanto per il semplice fatto che s'immedesima nel personaggio che si trova nel testo, e riesce ad esprime il disagio e le preoccupazioni che prima non riusciva ad esternare. Un testo dunque può essere l' occasione per ridar vita alla nostra vita interiore e al suo legame con il mondo esterno. Ovviamente non è sempre detto che i lettori preferiscano dei testi che vanno a creare un legame con la propria condizione, ma preferiscono lasciarsi andare alla fantasia. La fantasia è una facoltà che il soggetto applica durante la lettura del libro per evadere, ma anche per il piacere di immaginare la storia, i personaggi e magari anche il suo possibile epilogo. In molte realtà difficili, coinvolgere i soggetti, come ad esempio gli adolescenti, nell'attività di lettura può portare ad un miglioramento delle condizioni personali, e magari essi potranno decidere di uscire da quel "guscio" ed affrontare le situazioni che li vanno ad opprimere. In riguardo a queste situazioni difficili, un luogo di particolare rilevanza relativo a questo ambito, viene ricoperto dalle Biblioteche, che, con e senza la lettura di un libro permette al soggetto di incontrare nuova gente e magari confrontarsi, confidarsi, parlare delle diverse tematiche riguardanti un libro che ha colpito entrambi. Quindi la Biblioteca e la lettura possono essere considerate di grandissimo aiuto nei confronti di coloro che decidono di uscire da queste situazioni difficili .Quindi la lettura può risultare come un processo di emancipazione, anche se non può rimediare a tutte le problematiche del mondo perché più il contesto è difficoltoso maggiore è la necessità di trovare uno strumento per evadere, per fantasticare e per immaginare qualcosa che possa aiutare.

Alla luce di queste riflessioni, nella società attuale quali sono i soggetti che si dedicano maggiormente alla lettura?

Questa questione è al centro di molti dibattiti da molti anni. Nella maggior parte del mondo, i "trasmettitori dei libri" sono prevalentemente donne, nonostante i numerosi impegni sia nell' ambito lavorativo ma anche nell'ambito familiare, esse riescono a ritagliarsi uno spazio di tempo dedicato alla lettura. La lettura viene vista come un diversivo dalle attività di rootine, come svago; ma sono presenti delle donne che leggono per il piacere di leggere, per accrescere la propria cultura. Con ciò non si vuol dire che gli uomini non leggono per tutte le motivazioni sopra indicate ma, amano leggere in maniera minore rispetto al sesso femminile. E gli adolescenti? Essi sono definiti da sempre poco appassionati della lettura, anche se la scuola s' impegna per invogliare gli studenti, in questo caso, a leggere. Le scuole infatti per aumentare la voglia di leggere negli adolescenti, hanno messo in atto un" progetto lettura," caratterizzato dalla scelta di un libro da leggere ( all' interno di un elenco di libri scelti dall'insegnante) entro un determinato periodo di tempo e consegnare un elaborato. Ovviamente questo progetto lettura ha messo in atto una maggior voglia di leggere negli studenti ma dall' altra parte gli insegnanti non invogliano, gli alunni a familiarizzare con i libri, perché la scelta dei libri e circoscritta intorno a dei temi che non sono interessanti per gli studenti .Per coinvolgere maggior attenzione da parte degli adolescenti nell' ambito della lettura è necessario affrontare tematiche attuali e magari anche creare un confronto relativo alla tematica del libro scelto.


 

di Elisa Ugolini

Il saggio ''Elogio alla lettura'' di Michèle Petite mette in luce, le varie motivazioni che ci spingono ad avvicinarci al mondo dei libri e alla lettura. L'allontanarsi dai ritmi frenetici della nostra società e della nostra vita, per isolarci e affondare l'attenzione in un libro, ci permette di riflettere, di pensare e di dedicare del tempo a noi stessi, per accrescere la nostra conoscenza e allargare i nostri orizzonti. La grande potenza del libro è proprio quella di dare la possibilità, al lettore, di spaziare con la mente, di meditare e di ragionare. Fantasticare su storie,per evadere dalle problematiche della vita che molto spesso ci affliggono, è una possibilità che il libro ci offre. Un'ancora di salvataggio alla quale aggrapparsi per evadere dalla realtà che altrimenti ci soffocherebbe è un' idea al quale molti lettori si aggrappano, ed è proprio grazie a questa forza che la lettura ha, che essi riescono a isolarsi, e ''dimenticare'' i pensieri negativi, per concentrarsi ed entrare nel mondo del libro che si sta leggendo. È necessario che gli educatori, gli insegnanti e i bibliotecari abbiano lo scrupolo di insegnare ai bambini e ai ragazzi, ciò che rende meraviglioso un libro per far si che essi si avvicinino alla lettura; perchè il libro ci permette di fantasticare, di alimentare la nostra creatività e quindi di pensare. I testi ci permettono di conoscere e capire ciò che ci affligge e ci rende ansiosi, perchè anche altre persone magari hanno provato le nostre stesse sensazioni. Un libro ci può avvicinare ad altre persone che raccontando la loro esperienza personale ci forniscono uno spunto per capire noi stessi e le problematiche che abbiamo. Sapere che qualcun altro ha le nostre stesse difficoltà ci rassicura e non ci fa sentire soli di fronte a questo stato di smarrimento. L'incontro con i libri ci permette di andare oltre ai nostri confini per conoscere culture, paesi e stili di vita diversi dai nostri. Il libro offre la possibilità di spaziare, di fare degli incontri importanti e significativi rimanendo seduti comodamente nella propria poltrona della propria casa. La biblioteca, i libri e la lettura, sono luoghi, oggetti e strumenti di scoperta. É molto importante ricavare del tempo da dedicare alla lettura per tutte le motivazioni fin qui riportate. É anche altrettanto importante però e da non sottovalutare ,che i bambini nell'età evolutiva debbano essere introdotti nel ''mondo'' dei libri da un adulto. Anche la lettura di una storia con un genitore si può tramutare in un momento magico , intimo e familiare. Leggere una storia prima di andare a dormire può diventare un rito che può permettere al bambino di allontanare le paure e di vivere in modo meno ansioso e tranquillo, la separazione dalla mamma e dal papà durante la notte. Quel breve arco di tempo che un genitore trascorre e dedica al proprio figlio durante la messa al letto si può trasformare in una esperienza significativa, che fa sentire il bambino al centro di tutto, perchè è un tempo che viene dedicato esclusivamente a lui. Un tempo dove anche il genitore può mettere da parte tutti i pensieri negativi , per concentrarsi ed incentrare l' attenzione sulla storia che si è letta con il bambino, per fornire così degli stimoli al quale il piccolo può aggrapparsi per iniziare un'attività cognitiva. La passione per la lettura non è un qualcosa di innato, ma ci viene trasmessa, ecco perchè è molto importante che insegnanti, educatori e tutti coloro che si occupano di educazione, infondano nei ragazzi la voglia di leggere. Certo non è semplice, soprattutto in un'epoca come la nostra alla quale si preferisce giocare con il computer o con altri oggetti elettronici, che leggere un buon libro. Nonostante questo si deve cercare in tutti i modi e con i tanti mezzi a disposizione di far rivalutare la lettura ai bambini e ai ragazzi. Tutto questo si può fare con specifiche attività di gruppo che alimentano il confronto e l'esposizione in prima persona di quello che si pensa a riguardo del libro letto, o con specifici progetti lettura che hanno come fine la messa in scena sotto forma di recita del libro, o un modo innovativo per non vivere il libro come una imposizione, ma come un qualcosa di piacevole, potrebbe essere un quiz a premi fatto in classe su argomenti che trattava il libro. Questi sono dei piccoli spunti dal quale partire per cercare di far leggere i libri ai ragazzi invogliandoli e non fargli vivere come un peso la lettura. È infatti essenziale fornire degli stimoli e non obbligare i ragazzi a leggere, ma è importante che lo studente abbia la possibilità scegliere di leggere ciò che più gli interessa, per capire poi anche i suoi gusti personali e anche la sua personalità.


 

di Giulia Russo

Una ricerca sul campo: Michele Petit ascolta persone di diversa età, di differente estrazione sociale e d'origine diversa in quartieri difficili, poveri e ai margini della città, in cui la biblioteca diventa ambiente che incoraggia lo sviluppo intellettuale, emotivo e sociale e offre uno stimolo concreto per un'alternativa valida ai problemi sociali...

Conversati dissimili ma uniti in una sola cosa: amano leggere!Non lo fanno per sfoggiare la loro cultura, ma semplicemente per costruire la propria personalità perché "essere abitati da tanti racconti rende più facile costruire il racconto di sé" (parole dell'autrice in un'intervista in occasione dell'Arezzo Festival 2010, Giornata LAAV), per dare significato e valore alla loro vita, per viaggiare, per uscire dal tempo e dallo spazio di tutti e crearne uno proprio dove rifugiarsi e sentirsi accettati...per avere la libertà di pensarla diversamente da come la pensano gli altri, per stare soli, ma allo steso tempo per cucire legami con l'autore di quel libro, con chi lo ha letto e con chi lo leggerà dopo di loro.

In un lettore l'immaginazione e la fantasticheria sono necessarie per sognare e allontanarsi in un luogo lontano e invisibile agli altri, solo le fughe possibili grazie alla lettura, infatti, fanno sì che la nostra interiorità si rafforzi e il nostro pensiero percorra itinerari nuovi.

Ogni lettore racconta l'incontro con un determinato libro che l'ha aiutato a ricostruire la sua storia, che l'ha cambiato nella sua intimità e come un ladro ne ha rubata qualche frase per portarle con sé.

La lettura, oltre a sviluppare fantasia, creatività e intuito, ci permette di elaborare al meglio forti dispiaceri come lutti, gravi malattie o incidenti, grazie alla sua azione riparatrice.

Il libro appunto ci dà la possibilità di uscire da situazioni in cui siamo paralizzati e di ricostruire la nostra individualità.

Talvolta però nemmeno il luogo in cui la lettura dovrebbe trovare piena cittadinanza ovvero la scuola riesce a offrire le condizioni perché ciò avvenga.

Il libro diventa difatti semplice strumento per la trasmissione e l'apprendimento di un sapere prevalentemente nozionistico, noioso, che richiama termini come dovere e obbligo, lontani anni luce da immaginazione e inventiva. Un libro così strutturato non trova alcuna corrispondenza con gli interessi dei giovani lettori; per questa ragione l'autrice rileva che "più i ragazzi vanno a scuola e meno leggono".

Chi trasmette questa arida e pedante conoscenza?E chi altri se non l'insegnante.

Parliamo del vero e unico mediatore tra i giovani e la lettura e quindi tra i giovani e la curiosità, il bisogno di pensare, la libertà di viaggiare; la necessità di trovare un posto nel mondo e avere delle idee proprie, degli ideali da portare avanti a testa alta senza il timore di chi è più potente di noi e ha la pretesa di controllare tutti...

L'amore dell'insegnante per la lettura condiziona in maniera irreversibile l'approccio del giovane lettore ai mondi sconfinati che il libro potrebbe offrirgli.

Nello scritto ricopre un ruolo centrale la biblioteca, vista come unico luogo dove isolarsi per leggere senza la paura dei giudizi altrui...

Si parla di giudizi perché senza dubbio ancora oggi è diffusa la paura del libro a causa della quale, in numerosi luoghi, ci si nasconde per leggere. Il libro effettivamente schiva il controllo e in molti infonde diffidenza; questo soprattutto nelle famiglie chiuse e spesso di bassa estrazione sociale in cui i genitori hanno la preoccupazione di perdere i loro figli a causa dei libri, li angoscia vederli volare via con il pensiero, hanno timore che la lettura possa farli diventare critici, rivoluzionari e che possano intraprendere la strada opposta a quella che avevano pensato per loro.

Un libro scorrevole, coinvolgente che, capitolo per capitolo, tocca temi profondi ma scottanti. L'autrice svolge la sua ricerca usando strumenti dell'antropologia per poi arrivare a quelli della psicoanalisi. Secondo la Petit la lettura mette in azione la simbolizzazione, processo indispensabile di liberazione attiva dall'inconsapevole al conscio, una sorta di lettura di se stessi come affermava Proust. Uno scritto interessante perché dà la possibilità al lettore di vivere emozioni forti attraverso le esperienze di altri lettori che la Petit rafforza con citazioni di numerosi autori.

Un saggio scritto con semplicità, intriso di emozioni, di storie in cui la lettura "regala al lettore la libertà per spingersi oltre i sentieri tracciati dal destino"...


 

di Laura Cecchini

Michèle Petit è una famosa antropologa francese che ha condotto numerose ricerche, e nel libro "Leggere per vivere in tempi incerti" ne riporta alcune; sul tema della lettura e sull'ascolto, da parte di bambini e ragazzi.

I risultatati di queste ricerche vengono pubblicati con "Leggere per vivere in tempi incerti", in occasione della seconda giornata nazionale delle lettura ad Alta Voce tenutasi nel 2010 ad Arezzo.

M. Petit in questo libro, non si sofferma sui benefici più comuni che derivano dalla lettura, come i miglioramenti linguistici, cognitivi, intellettuali..., ma mette in risalto i benefici meno conosciuti, ma spesso più efficaci che porta la lettura ai bambini/ragazzi.

Come ad esempio la lettura o il semplice ascolto porti ragazzi che normalmente sono chiusi in se stessi ad aprirsi.

Questa apertura avviene perché i bambini/ragazzi si immedesimano con i personaggi e con le loro storie, e cosi riescono a parlare delle loro esperienze, anche le più difficili.

M. Patit riporta l'esempio di una maestra, negli anni 50, negli USA, che era chiamata ad alfabetizzare e rendere accettabili agli occhi della società statunitense, dei bambini scappati dall'Europa durante la seconda guerra mondiale.

"Sono bambini con sguardi di pietra, che hanno costruito delle fortezze per proteggersi dagli orrori che hanno attraversato"

La maestra dopo diversi tentativi, riesce a infrangere quel muro grazie alle storie che gli racconta sugli Indiani d'America, i bambini si immedesimano negli Indiani; e cosi iniziano ad elaborare il loro passato.

Lo fanno raccontando la storia che hanno sentito o letto, e all'interno della storia che raccontano, inseriscono frammenti del loro vissuto personale.

L'autrice da due sensi differenti alla lettura, uno riguarda i bambini o ragazzi con un passato "normale".

Per loro leggere significa il più delle volte evadere dalla quotidianità, viaggiare con la fantasia per scoprire nuovi mondi, e spesso viene data per scontata.

Per coloro invece che hanno una storia difficile alle spalle, la lettura è un modo per entrare in una nuova realtà; scoprono che c'è un modo diverso di vivere, rispetto al loro, e riescono ad interpretare ed accettare il loro passato.

Ma la cosa più importante che regala la lettura a questi bambini e ragazzi, è la possibilità di crearsi il loro spazio personale, "una capanna nella jungla, una piccola casa per sé, una baracca su un'isola"

I luoghi dove i bambini e i ragazzi hanno l'opportunità di leggere o ascoltare sono come dei santuari per loro, luoghi in cui si possono rifugiare, dove si sentono protetti e capiti e dove posso costruire la proprio "casa".

Sono luoghi dove possono incontrare le storie scritte nei libri, o persone che con un racconto, cambiano la loro vita.

Michèle Petit riporta le esperienze, i sentimenti, i cambiamenti dei bambini e ragazzi che anche in situazioni difficili riescono ad ascoltare una storia o a leggerla.

Questi cambiamenti che derivano dai libri, ma che sono spesso intralciati dagli adulti o dal gruppo dei pari.

Questo perché siamo portati a pensare che se si legge un libro è per acquisire conoscenze e non per il puro piacere della lettura.

"Leggere delle storie, molto semplicemente, mostrare che si può sognare e che ci sono delle scappatoie e che non è già tutto deciso. Che la vita si inventa, che è possibile inventare la propria vita. E, forse, per inventare la propria vita occorre avere, anzitutto, la materia prima, occorre avere dei sogni per poter creare."

È questo il significato che questi ragazzi danno alla lettura, anche i fumetti sono un buona lettura, perché aiutano a sviluppare l'immaginazione, la fantasia la creatività.

L'autrice nel libro riprende un concetto, che era chiaro già agli antichi greci, in ogni società c'è bisogno che qualcuno in un modo o in un altro spieghi degli eventi, dei fenomeni a cui non si riesce a dare un senso.

Ed è proprio questa la funzione di molti libri, dare senso a delle cose che in apparenza non hanno un senso, i libri danno risposte alle domande più nascoste del lettere.

La forza di questa libro sta nello spostare il proprio pensiero sulla lettura.

Da credere che un libro vada letto solo perché arricchisce il proprio sapere, o perché ci viene dato come compito a scuola, a leggere solo per il proprio piacere o per trovare risposte alle domane che ci poniamo, o per avere uno spazio solo nostro dove non esiste più il mondo che ci circonda, ma solo quello che sta nelle pagine del libro.

"Leggere, leggere, leggere per sé, leggere per gli altri. Leggere non è l'esperienza polverosa che ricorda chi ha abbandonato la lettura nel periodo della scuola, perché, si sa, le imposizioni, non sono mai un divertimento."


 

di Martina Ferri

In questo saggio di elogio alla lettura Michèle Petit ci mostra uno spaccato dell'ampio universo che caratterizza il rapporto tra le persone e i libri.

Il libro è uno strumento cui ognuno di noi si approccia in innumerevoli modi,inizialmente con titubanza,quasi con timore; e che poi diventa il mezzo tramite cui poter erigere l'impalcatura del nostro essere.

Tema fondamentale e ricorrente,infatti,nell'opera della Petit, è proprio la concezione del libro come strumento per conoscere sé stessi e plasmare la propria identità. Attraverso le pagine di un libro ognuno di noi può scorgere parti di sé,può rendersi conto che emozioni,situazioni,gioie e dolori che si trova a sperimentare sono comuni anche ad altra gente,che le ha vissute o le sta vivendo,attanagliata dagli stessi dubbi e dallo stesso disorientamento.

Con uno sguardo vivace che coglie l'evoluzione del libro nel corso della storia,la Petit ci invita a riflettere che esso è stato lungamente ( ed è ancora ) visto come uno strumento pericoloso,capace di precipitare colui che vi si apre nella 'perdizione': da sempre infatti si è cercato di veicolare e controllare l'accesso degli individui alla lettura,soprattutto ad opera dei poteri politici, religiosi, familiari, o comunque qualsiasi altro potere che tendesse ad avere la supremazia su di loro.

Questo perché era necessario garantire un'unica e condivisa interpretazione di quanto scritto per assicurare alla comunità coesione e accordo.

Ma l'uomo sente la necessità,a volte, di scostarsi dalla moltitudine,di ritirarsi in sé per ' leccarsi le ferite' che proprio gli altri, la 'comunità', gli infligge...e quale modo migliore di tornare a sé che poter trovare conforto in un fedele amico?

Ed è proprio il libro,secondo la Pètit,che ricopre questo ruolo: come abbiamo già detto,ognuno cerca sé stesso nei libri, e ne esiste di certo almeno uno che sappia parlare di noi. Tramite la lettura il soggetto si discosta dagli altri,si isola,tuffandosi in un mondo altro,un mondo in cui non deve sottostare ai ritmi frenetici della società di cui fa parte,ma procedere secondo i suoi ( ci si può fermare nel corso della lettura,appoggiare il libro sulle ginocchia per fantasticare su quanto appena letto,immaginare ciò che secondo noi accadrà,e poi tonare a tuffarci tra le pagine).

Il libro è un amico paziente; non ci mette fretta,ci aspetta,ci accompagna dove vogliamo andare; e se decidiamo di abbandonarlo non se la prende,ma ci aspetta lì su uno scaffale nel caso cambiassimo idea.

Esso ci consente di concentrarci su noi stessi,di risvegliare le 'belle addormentate' che giacciono inconsapevolmente in noi; e sa farle destare con una frase,una frase rivelatrice che esprime esattamente ciò che avremmo voluto dire,ma senza riuscire a trovare le parole.

Ed è proprio per questo rapporto così intimo e così rivelatore che con esso si instaura che viene temuto: ancora oggi si riscontra una certa difficoltà e una certa resistenza sociale quando ci si vuole appartare per leggere, gesto che viene considerato dai più,e,a mio parere,perlopiù inconsciamente,come un comportamento antisociale, perché quando si legge ci si stacca dal mondo per prendersi 'cura di noi'.

La Petit fa anche un'interessante analisi di come la lettura possa essere utilizzata a mo' di terapia.

Leggere un libro,nel caso di persone che hanno subito un lutto, o che comunque si trovano in un periodo difficile della loro vita, può aiutarle a 'sbloccarsi', a riprendere il possesso di sé e il controllo delle proprie esistenze.

In questo caso,ciò che aiuta il lettore è la metafora,che gli consente di riconoscere sé stesso all'interno di fatti e situazioni che sono di fondo simili,ma nella forma ben distanti: in questo modo, colui che ha bisogno fa crollare le sue difese,poiché non si sente direttamente coinvolto,e riesce ad ottenere la miracolosa medicina che lo 'rimette in carreggiata'.

I libri,quindi,e la lettura,devono essere elogiati in quanto non sono aspetti finalizzati al puro nozionismo o alla 'risposta di bisogni specifici'; ma sono i protagonisti di un'attività naturale dell'uomo,istintiva,legata alla sua esigenza ( sempre più forte oggi ) di 'costruirsi da sé'.

Nel mondo odierno,caratterizzato da tecnologie sempre più evolute e spettacolari,sembra difficile credere che il ruolo del libro non possa essere sostituito da altro : invece è così.

Le immagini che passano in televisione,per quanto suggestive e ad alta definizione,non consentono al soggetto di esulare dalla realtà,di esplorare un altro mondo ( come il libro sa invece fare bene ),di ricercare sé stessi e di prendere contatto con la propria interiorità.

La televisione non lascia niente all'immaginazione,serve già tutto pronto,non consente al singolo di elaborare una sua interpretazione,o di plasmare quanto riceve in base al suo modo di essere,alla sue esigenze,al suo bisogno di 'rispecchiarsi' in ciò che gli offre.

Essa non crea uno spazio per l'interiorità,ma incatena il soggetto alla realtà,condivisa e uguale per tutti: risponde a tutti gli effetti alla necessità di controllo manifestata dal potere.

Il fatto però di essere,oggi,in una società tecnologica porta comunque i giovani a preferire alla lettura altri tipi di svago.

Secondo la ricerca,infatti,oggi leggono molti meno giovani di un tempo.

Questo tuttavia,secondo la Petit,è in larga parte dovuto alla pressione che genitori e scuola fanno sui ragazzi affinché leggano.

Si sa infatti che quando qualcosa viene imposto,esso,per quanto possa essere affascinante e interessante,diventa odioso e svuotato di ogni attrattiva.

La Petit critica infatti l'approccio della scuola,che si adopera per avvicinare sempre di più i giovani alla lettura,andando però ad invadere quella sfera che dovrebbe essere solo intima e personale del rapporto col libro, 'sbattendola' sotto gli occhi di tutti nelle analisi dei testi letterari in classe.

Questo disgusta per sempre gli allievi,che innalzano un muro drammaticamente invalicabile tra sé stessi e i libri.

Importante,in questo frangente,il ruolo delle biblioteche pubbliche,che permettono a ragazzi,adulti, e ( perché no? ) anziani di avere libero accesso alle opere letterarie,secondo i propri gusti e i propri tempi; senza alcun senso di oppressione o di obbligatorietà.

In generale,un buon saggio,rivolto a tutti,che con sguardo vivace e attento sa individuare e approfondire nessi tra esperienze e necessità che fanno parte di ognuno di noi, e da cui emerge la figura di un uomo che si plasma sulla scia di legami multipli,ultraspaziali e atemporali ,con sé stesso,i personaggi che animano i libri,l'autore che ha dato loro vita,e l'intero altro universo di lettori che,come lui,stanno forgiando loro stessi.

Animazione

Malcom Knowles definisce una teoria andragogica come modello di processo in contrapposizione a quella per contenuti. Le principali distinzioni tra pedagogia e andragogia possono essere sintetizzati così...

Leggi tutto  

Partecipazione

Sette sono i punti fondamentali (e generali) per capire quali sono le caratteristiche che deve possedere l'osservazione per assumere la qualifica di partecipante. Leggi tutto  

Formazione

Dispense sul metodo di studio di Federico Batini - Corso propedeutico rivolto agli studenti del primo anno del corso di laurea triennale in Scienze dell'Educazione Facoltà di Scienze...
Leggi tutto  

Orientamento

Perché un colloquio sia efficace l'orientatore deve avere sempre, come obiettivo, l'indipendenza e l'autonomia del soggetto, da conquistarsi nel più breve tempo possibile. La gestione...
Leggi tutto  
You are here:
Mappa del sito - Contatti - FAQ - Privacy - Copyright - Feed Pratika