di Martina Ferraro
“Orientarsi ha a che fare allora con la capacità (e la possibilità) di assegnare in modo consapevole un significato agli eventi e di tentare, almeno, di determinare attivamente cosa ci accade e cosa potrà accaderci, esercitandoci un certo grado di controllo, imprimendo una qualche direzione al nostro fututo per mezzo di scelte consapevoli e di azioni congruenti a tali scelte” (pag.119). Ecco un passo tratto dal libro scritto da Federico Batini, ricercatore nell’Università di Perugia presso la facoltà di Scienze della Formazione, di cui se ne consiglia apertamente la lettura. Una definizione, possiamo dire, breve ma precisa che vuole mettere in luce quello che poi è il tema fondamentale del libro, l’orientamento. Si perché, ormai, nella società attuale non possiamo permetterci di affidarci alle preghiere, ai riti o agli oroscopi per scoprire e provare a immaginare il nostro futuro. Siamo noi che dobbiamo costruirlo e quindi siamo noi che dobbiamo decidere e, termine più appropriato, scegliere riguardo la nostra vita. La scelta diventa una necessità ed è impossibile non scegliere.
Questo quello che pensa l’autore del libro. In particolare,la prima parte del volume si occupa della gestione e del controllo del futuro in una società velocizzata, poco stabile e incerta come quella odierna e successivamente, come stimolo per disegnare il proprio futuro, per divenirne autori e protagonisti in prima persona, acquisendo competenze e lavorando sulla propria identità, ecco che affiora la risorsa principale di cui in primis si è parlato. Oltre a capire cosa vuol dire orientarsi, perché e come orientarsi, Batini sottolinea anche l’importanza dell’empowerment, ovvero la potenzialità, la possibilità di controllare attivamente la propria vita, nonché capacità relazionale reciproca e centro di ricerca e costruzione di strumenti per l’orientamento della persona: un processo che non deve mai terminare ma mettere sempre il soggetto nella condizione di autorientarsi e quindi sviluppare e arricchirsi in merito alle proprie competenze, saper scegliere, tradurre progetti in azioni concrete, imprimere, insomma, una determinata direzione alla propria vita.Per fare ciò, entra in gioco l’orientamento narrativo, esposto nell’ultima parte del volume, atto a costruire attivamente la storia del soggetto, grazie anche all’utilizzo delle narrazioni: è tramite queste che è possibile dare un ordine e un senso alla propria vita, diventando capaci di affrontare situazioni nuove e/o inattese, progettare il futuro e soluzioni giuste per costruirlo, sviluppando anche maggiormente la propria autonomia e identità. “Noi tutti abbiamo una narrazione interna che ci costituisce e ci costruisce, una narrazione interiorizzata che, continuamente, ci dice chi siamo, che cosa stiamo facendo e perché lo stiamo facendo, una storia che raccontiamo per controllare ciò che ci accade, ciò che facciamo, ciò che vogliamo/desideriamo che ci accada”( pag.136). La narrazione si configura, quindi, come quell’approccio che innesca processi di elaborazione, interpretazione, comprensione, rievocazione di esperienze o fatti in modo che sia possibile descriverli e condividerli ad altri. Si tratta di una ricerca continua,di un cammino senza finali, perché sempre in continuo aggiornamento e crescita. Come si dice, ai posteri l’ardua sentenza. A voi la scoperta di questo interessante quanto piacevole volume.





