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"Strategie anti bullismo" di Daniele Fedeli

"Strategie antibullismo" di Daniele Fedelidi Anna Scarponi

Il libro è interessante, perché analizza in modo approfondito uno dei problemi attualmente vigenti, racconta quello che è il bullismo tra bambini all’interno della società e in modo particolare all’interno dell’istituzione scolastica . Interessante è l’importanza che si è data alle diverse figure che ruotano intorno a questo tema e che in alcuni momenti diventeranno centrali, saranno un supporto nella risoluzione di questo problema. Non è un libro arricchito solamente da contenuti e definizioni, ma è una ricerca vera e propria che ci dimostra in modo plausibile quali sono le tematiche, le problematiche e le lacune riguardanti questo caso e importanti consigli da tener a mente per arrivare ad una buona soluzione. Il testo viene sviluppato da Fedeli dopo aver seguito per ben un anno due classi elementari, portandoci e raccontandoci due situazioni distinte ma realmente esistite, con l’occhio di abile osservatore fa notare ai lettori la presenza di molteplici ruoli e che ogni ruolo è indispensabile alla collaborazione. Dopo la lettura di questo libro capiremo ancora meglio chi è il “bullo” e chi è la “vittima” e le variabili caratteristiche, i diversi comportamenti che vengono attuati in determinate situazioni.

Esistono due tipi di vittime : attiva e passiva ; ma anche due tipi di bullo : incendiario e pianificatore. I protagonisti sono quindi i bulli ,in questo caso Stefano e Manuela ; le vittime Marco e Claudia ; una terza figura che è rappresentata dai compagni di scuola, gli insegnanti e i genitori.

Questi ultimi avranno un ruolo importante in questo fenomeno, ed è messo in evidenza l’iniziale mancata osservanza e la forte indifferenze di fronte a situazioni ambigue, in questa ricerca viene riscontrato il mancato coinvolgimento delle vittime nelle reti di amicizia già esistenti, i genitori e gli insegnati spesso non si accorgono di quanto accade e sottovalutano la pericolosità di alcuni incidenti, molte volte le vittime non sanno come intervenire per paura e a volte la vittima stessa viene considerata in qualche modo responsabile dell’accaduto. Dall’analisi svolta interessante è come emergono le cinque dimensioni che caratterizzano il bullismo :

  • Il bullismo è un comportamento aggressivo pianificato;
  • Il bullo è più forte della vittima, in modo particolare sul piano sociale;
  • I ruoli di “bullo” e “vittima” sono assegnati rigidamente;
  • Gli atti di bullismo vengono compiuti in gruppo;
  • La paura di raccontare il fatto per paura di forti ritorsioni : fisica e sociale.

Dall’osservazione dei due casi emergono tre tipi di bullismo :

  1. Fisico : caratterizzato da atti aggressivi ,furti (Stefano) .
  2. Verbale : derisione e diffusioni di false voci
  3. Relazionale : con esclusione del compagno dal gruppo o addirittura con manipolazione all’interno dei rapporti d’amicizia (Manuela).

Il bullismo relazionare è spesso difficile da identificare in quanto non lascia tracce visibili esteriormente e in molti casi vengono sottovalutati e interpretati come semplici scherzi tra amici. Quando si parla del “bullo” emerge un tema importante, quello dell’emotività, infatti l’autore individua un’elevata attivazione emozionale che scaturisce da parte del bullo in un’aggressività esplosiva data anche da un ambiente eccessivamente stimolante, ma individua anche una ridotta attivazione emozionale che scaturirà in un’aggressività fredda e pianificata. Importante è la parte riguardante ai campanelli d’allarme, l’autore ci fornirà delle caratteristiche importanti per far capire ai genitori o agli insegnati quali sono gli atteggiamenti del proprio bambino da dover tener sotto controllo, gli stati emotivi, il probabile cambio di alimentazione, il momento in cui i bambini dormono e in questo caso del mancato sonno, l’irrequietezza. È un libro indirizzato in modo particolare ai genitori e agli insegnati per saperne qualcosa in più riguardo a questa tematica, come poter aiutare i ragazzi ad uscire dal ruolo di bullo e di vittima. Viene sottolineato un aspetto molto importante, ovvero la collaborazione che dovrebbe esserci tra l’ istituzione scolastica, la famiglia e i compagni, collaborare per migliorare ed arrivare ad una buona soluzione.

Le strategie antibullismo sono informazioni importanti per aiutare il ragazzo e i genitori a percepire ancora meglio quali sono i disagi, le emozioni provate, vengono presentate delle attività, studiate, che mirano a una buona efficacia del problema.

Animazione

Mi leggi (racconti) una storia?

Quanti di noi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, si sono sentiti fare questa domanda. Forse è passato molto tempo, ma ci sono ottime probabilità che la stessa domanda l'abbiamo fatta an che noi, tanti anni prima a qualcuno degli adulti significativi che ci circondavano. Ascoltare una storia, leggere una storia è un processo estremamente semplice, familiare a ciascuno di noi ed, al tempo stesso, qualcosa di estremamente complesso, che chiama in causa processi cognitivi ed emotivi, che struttura i modi con i quali diamo senso e significato agli eventi della vita ed alla vita medesima, che ci "forma" in un senso molto più ampio di quello che pensiamo. Da millenni presso le comunità umane i genitori attraverso fiabe e favole forniscono una prima chiave di lettura per l'esperienza dei figli (più avanti rifletteremo dunque sulla scelta e sulla modificazione, nel corso del tempo, di questo tipo di storie)1.

Tutti (o quasi) abbiamo qualche ricordo legato a qualcuno che, più probabilmente quando eravamo bambini (ma non soltanto, visto il fiorire di associazioni e gruppi legati alla lettura ad Alta Voce come LaAV – www.narrazioni.it) ci ha raccontato o letto ad alta voce delle storie. Questo ricordo è, solitamente, estremamente piacevole e si pone in contraddizione con l'esperienza che, successivamente, molti di noi hanno fatto della lettura nell'istruzione scolastica, specie in quella di secondo grado.

Lì spesso la lettura viene avvertita come un obbligo, come un dovere, come qualcosa che "si deve fare" e non viene collegata, in alcun modo, all'esperienza personale, anzi si colloca in un'area che appare, per molteplici motivi, quanto di più lontano possa esserci dall'esperienza di vita quotidiana. Quando la lettura diventa un modo per verificare la conoscenza dei generi letterari o per iniziare un'analisi del testo, quando ciò che ci viene proposto è funzionale alla lettura di saggi critici o non intercetta, in alcun modo, la nostra esperienza personale... la lettura perde il proprio senso principale, quello di consentirci repertori di esperienza protetta, di mettere in parola sensazioni, emozioni, eventi della nostra esperienza personale, quella, in poche parole, di arricchire la nostra vita.

La lettura, insomma, trova nella scuola, che dovrebbe favorirla, praticarla, farla sperimentare una battuta di arresto (i motivi sono molteplici: dalla scelta dei testi alla modalità di utilizzo degli stessi nell'esperienza scolastica). A volte, però, dopo la delusione ed il conseguente allontanamento scolastico, il rapporto con la lettura riemerge, trovando strade e percorsi particolarissimi (e personalissimi) per conquistarsi un proprio spazio. Quando questo accade possiamo procedere a ritroso per scoprire che, almeno una volta, nella vita, solitamente nella prima infanzia, c'è stato un rapporto positivo con la lettura e con le storie. Le storie che vengono lette e raccontate nella prima infanzia hanno dunque un effetto di lungo periodo, molto superiore al gradimento ed alla sensazione di accudimento (che già non sono poca cosa) che si sperimenta nell'immediato. Questo effetto produce, magari a quindici anni di distanza, un'affezione duratura alla lettura, ma ha prodotto anche effetti cognitivo-emotivi che ci hanno sostenuto e ci hanno permesso di "leggere" il mondo intorno persino nel periodo di distanza e rifiuto della lettura stessa.

Le storie di ciascuno di noi crescono ogni giorno, ogni giorno si arricchiscono e si modificano: quelle che ci raccontano e ci raccontiamo, quelle che ascoltiamo, leggiamo, sentiamo, viviamo, quelle in cui, persino senza esserne coscienti, ci imbattiamo (le storie contenute nelle pubblicità, nelle fiction televisive, le storie on line...).

1 Nell'ambito della 9a Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi 2010, il Gruppo di servizio per la letteratura giovanile ha organizzato il Convegno Dove vai principe azzurro? Fiabe di ieri e di oggi. Nell'ambito di quel Convegno è stata organizzata un'indagine (pur senza ambizioni di rappresentatività e generalizzabilità e presentandosi come sondaggio) estremamente indicativa circa la frequentazione delle fiabe. Da questo sondaggio emerge che le quattro fiabe preferite risultano essere Pinocchio (19%), seguita da Cenerentola (17%) e da Gli Aristogatti e Biancaneve (entrambi con l'11%), percentuali significative sono riscontrate anche per La Sirenetta, La Bella e La Bestia e La Bella Addormentata (tutte e 3 al 6%). Il 66% degli adulti intervistati ha dichiarato di leggere fiabe ai propri bambini ed alunni e alla domanda su chi leggesse loro fiabe quando erano bambini il 71% ha dichiarato che erano i genitori mentre il restante 29% ha risposto i nonni (con occorrenze pari a zero per gli insegnanti!). Soltanto il 42% degli intervistati (costituito in gran parte da insegnanti, bibliotecari, educatori, ... addetti ai lavori, insomma) ha dichiarato di conoscere fiabe con testo italiano e testo originale a fronte (anche se poi l'85% li ritiene utili). Il 100% degli intervistati ritiene (e questo è un dato di particolare rilevanza) che esista un limite di età per leggere le fiabe. Per il tema trattato in questo volume di particolare rilevanza la domanda circa l'effetto e le possibilità offerte dalle fiabe: il 27% ritiene che con le fiabe si possa "fantasticare" e un altro 27% ritiene che si possa "sognare", il 19% ritiene che attraverso le fiabe si possa "sviluppare una mentalità aperta e flessibile", il 15% "arricchire le conoscenze culturali" e soltanto il 12%, infine, pensa che si possano "individuare simboli e metafore". Si evince come la funzione di intrattenimento e di "gioco" sia quella più facilmente attribuita alle fiabe medesime. Alla domanda sulla fruizione delle fiabe attraverso il mezzo televisivo o cinematografico e quale conoscenza delle fiabe esso veicoli le risposte sono state: alternativo (31%), incompleto (31%), originale (18%), pregiudiziale (14%), sufficiente (6%). Il sondaggio in forma completa è edito sulla Rivista "Pagine giovani. Rivista del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", Anno XXXV, 147, n. 1 gennaio‐marzo 2011 (pagg. XV‐XX)

 

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