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"Imparare dalle narrazioni" di Simone Giusti e Federico Batini

"Imparare dalle narrazioni" di Simone Giusti e Federico Batinidi Flavia De Marchis

Se dovessi indicare con una frase l’insegnamento che questo libro offre, affermerei che “chi non narra è perduto”… si sente perso perché non sa dove andare. Attraverso una scrittura fluida,a cui corrisponde una lettura scorrevole,l’argomento trattato è senza dubbio quello della narrazione, letto attraverso nuove chiavi di lettura e preso in considerazione da più punti di vista:la tesi che la narrazione sia un forte strumento per dare senso alla propria esistenza ed al mondo che ci circonda, è avvalorata anche dal fatto che ogni capitolo è stato scritto da vari autori che affrontano una stessa tematica, la narrazione appunto, seguendo però percorsi concettuali diversi rifacendosi ad altrettanti ambiti disciplinari. Nonostante siano differenti tra loro i punti di partenza, la conclusione che ogni autore trae è la stessa. L’etimologia della voce del verbo “narrare” può essere utile ai fini di una maggiore comprensione del tema: deriva dal latino narrare, affine al termine gnarus (“consapevole”), la cui radice “gn” riconduce all’elemento della conoscenza. Cos’è quindi la narrazione se non conoscenza, o meglio ricerca di senso? Già dal primo capitolo, il Professore di Psicologia Giuseppe Mantovani, giustifica la necessità trovare uno strumento che aiuti l’uomo a dare senso al mondo,luogo in cui la problematicità e la confusione fanno da padrone. L’individuo deve trovare il suo empowerment, ovvero la capacità di scelta rispetto una questione più o meno complessa. Ci ritroviamo così nell’ambito educativo, che esalta la narrazione per la sua forza intrinseca di immaginazione,che permette la collocazione dell’individuo in un contesto significativo.

A seguire, il Prof. Di Sociologia Paolo Jedlowski, analizza la costruzione dell’identità secondo una logica relazionale. È qui che entra in gioco la narrazione la cui epifania si ha con l’autobiografia. Nelle conversazioni quotidiane siamo soliti raccontarci ed ascoltare cosa gli altri vogliono dirci. Condividere le proprie esperienze ha i suoi rischi, ma ci aiuta a creare o a prendere coscienza dell’immagine che abbiamo di noi stessi. L’auto-riconoscimento,appena descritto, entra inevitabilmente in relazione con l’etero-riconoscimento (l’idea che gli altri si fanno di noi), sottolineando la valenza di co-protagonismo di qualsiasi storia si voglia raccontare. La narrazione,scorrendo tra le pagine del libro, è ora analizzata dal Prof. Giuseppe Longo (Facoltà di Ingegneria dell’Università di Trieste), attraverso il dibattito che vede protagoniste letteratura e scienza:entrambe prendono in considerazione l’essenza dell’ “IO”. Le due discipline ne danno una lettura estrema attribuendogli caratteristiche meramente o individuali o collettive. Lo sforzo che dobbiamo fare è quello di unire i due saperi, essendo non antitetici ma complementari, producendo una conoscenza intersoggettiva. Ecco perché la narrazione può essere utilizzata in qualsiasi campo conoscitivo. In maniera sempre più concreta, il racconto diventa un vero e proprio metodo formativo usato per l’orientamento. L’orientamento narrativo viene ideato nel 1997 da due studiosi, F. Batini e R. Zaccaria,e prevede l’uso delle narrazioni e dei materiali biografici per portare l’individuo ad una maggiore o totale autonomia decisionale (empowerment). Inoltre questo metodo aiuta la persona ad acquisire,attraverso processi meta cognitivi, quelle competenze chiave che sono alla base di qualsiasi percorso di apprendimento/professionale e che useremo nel corso di tutta la nostra vita (life long learning). Le teorie di stampo psicologico degli autori A. Smorti e I. Massetti vanno ancora una volta a rafforzare la tesi che la memoria,in particolare quella episodica di carattere autobiografico, e la narrazione (autobiografica) cercano costantemente di trovare coerenza tra di loro così che il narratore possa dare coerenza al proprio racconto e quindi senso al proprio Sé. In maniera tanto concreta quanto creativa, S. Giusti propone la saga fantacy di Harry Potter come esempio romanzo che consiste in uno strumento cognitivo, adatto al percorso educativo dell’orientamento. Dalle magie, gli incantesimi e personaggi fantastici, si passa, attraverso le parole di N. Tonelli, alla letteratura dei primi secoli, in particolar modo sui sonetti danteschi. Possiamo affermare che l’azione del raccontare risale alla notte dei tempi,forse perché è da sempre che l’uomo cerca di dare alle cose,proprio come Dante cercava di dare senso alla propria “Vita Nuova”. In conclusione credo che lo storytelling sia un ottimo strumento che ogni professionista dell’educazione e della formazione (educatori,insegnanti,orientatori ecc.) dovrebbe conoscere ed applicare nelle proprie azioni educative.

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