di Carol D'Uva
"Mezzi maschi".... Sin dal titolo di questo libro si capisce come nell'ottica comune vengano visti gli omosessuali. Giuseppe Burgio ha condotto per cinque anni una ricerca sulle vite di adolescenti omosessuali palermitani; ne sono venute fuori tante storie, di giovani diversi che hanno affrontato la scoperta e, per alcuni, la ricerca della propria omosessualità in modi differenti in base a fattori sociali, economici, familiari e, soprattutto, personali. Sono nate, così, le storie di Carlo, Enrico, Manuel, giovani siciliani tra i 16 e i 20 anni impegnati tra uscite all'Exit (locale palermitano frequentato esclusivamente da gay) e aperitivi nei bar di Palermo. Uscite soprattutto con le amiche, dato che i ragazzi etero comportano pregiudizi e, a volte, anche discriminazioni. Si parla poco di omosessualità, soprattutto poco di omosessualità nel nostro meridione, dove l'amore tra persone dello stesso sesso a volte viene visto ancora come una malattia. Burgio conduce uno studio etnopedagogico, un metodo di ricerca innovativo, se vogliamo addirittura "avanzato" rispetto ai classici studi di stampo psicologico.
Il libro è diviso in tre parti:
- Nella prima parte, l'introduzione, l'autore spiega i cinque ambiti della ricerca (l'omosessualità, il maschile, l'adolescenza, la scuola e il contesto meridionale);
- La parte centrale è costituita dalle interviste, ognuna anticipata da come l'autore abbia conosciuto il ragazzo in questione e seguita dalla sua analisi della conversazione;
- La terza parte, l'ultima, è una esplicitazione del suo dispositivo di conoscenza, di come la sua base etnopedagogica abbia un riscontro nella vita quotidiana e nelle varie differenze sociali, concentrandosi sul cambiamento sociale cha avviene grazie ad un processo di formazione.
Burgio conduce una ricerca innovativa e, volendo, anche intima; egli cerca di estrapolare la vita di questi ragazzi, le loro emozioni, le loro idee, non solo le loro esperienze. I loro sentimenti si evincono anche dal modo in cui parlano; c'è chi è più timido, chi logorroico, chi vede la propria "dichiarazione di omosessualità" come un impegno sociale, un aiuto per chi ha poche conoscenze o poco coraggio. Le interviste vengono riportate dopo la loro registrazione, difatti a volte sono confuse, non si capiscono alcune parole e rimarcano l'appartenenza regionale dei ragazzi che alcune volte usano parole dialettali.
L'omosessualità è un argomento poco trattato, per alcuni versi ancora un tabù; Manuel, di 18 anni, uno dei ragazzi intervistati nel libro, racconta brevemente della risposta traumatica dei genitori una volta conosciuto il suo orientamento sessuale: il padre l'ha picchiato e ha provato a strangolarlo, mentre la mamma gli ha lanciato una bottiglia, che gli si è rotta su una gamba e gli ha lasciato una cicatrice. I ragazzi parlano delle risposte dei loro familiari, dei loro amici, degli episodi in cui vengono spregiativamente chiamati "froci" o prendono uno schiaffo perché hanno risposto male a chi li ha insultati.
Lo studio di Burigo consiste nel prendere il racconto di vite di giovani omosessuali coi loro problemi di tutti i giorni e fare, alla fine di ognuno di essi, una sintesi concettuale sui loro comportamenti, un'analisi degli episodi significativi della loro vita, delle loro reazioni, aggiungendovi alcune interpretazioni personali. I ragazzi in questione, con le loro storie di vita così diverse, sono uno specchio della società e delle mille sfaccettature che ha il "mondo gay". Purtroppo spesso l'impatto che un giovane omosessuale ha con la società non è un suo problema personale, ma è l'insieme delle varie reazioni delle persone che lo circondano; l'omosessualità è spesso vittima, forse per ignoranza o, forse, per semplice bigottismo, di pregiudizi e scherno. L'idea comune dominante è che l'omosessualità sia una malattia,qualcosa di disonorevole che può arrecare danno all'immagine della famiglia; per comprendere appieno le idee di una popolazione, in questo caso quella siciliana, bisognerebbe conoscere a fondo gli usi e i costumi che la compongono. Stiamo parlando di una regione per alcuni versi ancora legata all'antico, incapace di staccarsi del tutto da consuetudini che, agli occhi di chi non le vive, non sono del tutto comprensibili. La ricerca di Burigo ci apre gli occhi su una realtà poco affrontata, sulle vite di giovani che si trovano a dover affermare se stessi in un mondo spesso ostile e poco aperto a ciò che non conosce; è la vita di adolescenti che cercano se stessi e la loro dimensione avendo come unica certezza la loro omosessualità.





